Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Verde a Trento: bello senz’anima

Belle aiuole, tanti alberelli, ma forse manca una visione d'assieme.

Petermaier Luca

"L'ambiente è tuo, rispettalo! " o, in modo più semplice ma decisamente più solenne "l'ambiente!". Queste alcune delle scritte comparse da pochi giorni sui muri della città, opera forse di ambientalisti delusi che, in uno slancio di autentica originalità artistica, hanno pensato di sfogare la propria rabbia imbrattando le (poche) pareti del centro rimaste ancora vergini.

Ma, a parte i moniti ambientalistici di cui. sopra, quale è effettivamente la situazione del verde a Trento? A che punto siamo nella difesa di questo patrimonio che in Trentino è così prezioso? Siamo andati a chiederlo all'assessore Roberto De Bemardis, con il quale abbiamo parlato di ciò che in questo senso si è fatto e soprattutto di quello che ancora resta da fare. "In questi anni - ci dice l'assessore - abbiamo puntato soprattutto alla realizzazione di una rete uniforme di verde cittadino. Ci siamo concentrati in particolare sulle alberate, creandone di nuove dove possibile o migliorando quelle già esistenti. Ecco allora - prosegue De Bemardis - che abbiamo rifatto il vestito a vie importanti della città, rialberando ad esempio S. PioX, via Veneto e viale Rovereto. E' stata da poco ultimata un 'altra alberata in zona PovoGabbiolo, e lo stesso si sta facendo, come molti si saranno accorti, con viale Verona, che sarà decorata con splendide piante fino a Man."

Interventi in zone centrali, dunque; ma non si rischia di dimenticare la periferia (Trento nord in particolare), già di per sé schiacciata dalle fabbriche e dai palazzoni?

"Certo, in periferia il rischio del poco verde è ancora maggiore che nelle zone centrali o comunque subito circostanti ci dice l'assessore anche perché i parchi pubblici più grandi ed attrezzati sono piuttosto lontani. Abbiamo comunque cercato di affrontare anche questo problema, attraverso una politica di quartiere, che prevede la realizzazione di parchetti periferici, come quello in località Centochiavi, dove i residenti possano trovare un contatto con alberi ed erba, nonostante i noti problemi della periferia in questo senso."

E i progetti ancora in cantiere? Il più importante è certamente quello che prevede la realizzazione di un parco pubblico a sud di Trento, nella zona che attualmente va dall'area Michelin alle caserme di via S. Severino. Un parco urbano necessario alla città che, secondo De Bemardis, consentirebbe il recupero di quella zona e allo stesso tempo un balcone di verde su Piedicastello e la destra Adige, dopo lo spostamento dello svincolo della tangenziale. Un occhio di riguardo, da ciclista qual è, De Bemardis lo riserva infine a chi fa della bicicletta il proprio mezzo di trasporto quotidiano. Aree ciclopedonali di collegamento dovrebbero sorgere tra i parchi della Clarina, per uno dei quali, il Sale, è in vista, tra l'altro, una ristrutturazione totale (illuminazione, raccolta delle acque, ecc.).

I progetti dunque abbondano. Ma vanno nella giusta dirczione? A sentire le voci degli addetti ai lavori, si potrebbe fare molto di più, anche se i giudizi complessivi sulla situazione del verde cittadino non sono poi così pessimistici.

Ci dice Giorgio Rigo di Italia nostra: "progetti messi in atto dall'attuale giunta comunale sono sicuramente pregevoli. Tuttavia mi sembra che manchino di sistematicità, nel senso che, agendo in modo eccessivamente puntiforme e specifico, si è sacrificato un disegno che avrebbe invece dovuto essere di più ampio respiro. In particolare - fa notare Rigo - manca una gestione del verde all'interno della gestione urbanistica della città. Non si riesce cioè a godere del verde e attraverso esso a gustarsi anche la città. Mancano progetti urbanistici dove un insieme di piste ciclabili costituisca, nei limiti del possibile, una rete alternativa e parallela a quella stradale. In sostanza il verde non fa parte della strategia urbanistica."

Una "omologazione da giardinetto", così in soldoni Rigo definisce la dirczione verso la quale, a suo giudizio, sta tendendo la politica ambientale del Comune. Ma cosa vuoi dire? Significa che in nome di un verde quasi finto, sfacciatamente ornamentale, fatto di pratini inglesi, aiuole e panchine, si sta dimenticando il verde spontaneo ed autentico. Quello ad esempio costituito dallo splendido cedro di Villa Igea, abbandonato a se stesso, o quello invece rappresentato dal cedro himalaiano del giardino della scuola Europa, che sembra anch'esso avere i giorni contati per motivi di ristrutturazione, mentre il cedro del Libano davanti alle scuole di Gardolo è già stato buttato giù.

"La degradazione edilizia, non cominciata certo con De Bernardis, ha distrutto il patrimonio di alberi straordinari e giardini magnifici che ci era stato tramandato negli anni all'interno di quelle ville padronali ormai andate perse. Ora - dice Rigo - si sta completando l'opera con la rimozione delle ultime piante monumentali rimaste."

La mancanza di sistematicità negli interventi a favore del verde e la loro esclusione dalla strategia urbanistica sarebbe inoltre la causa delle forti disparità fra le varie zone della città quanto a presenza di verde. "Mentre per grandi aggregati (zona Gocciadoro o parco delle coste) stiamo bene, con circa 1011 mq. per abitante, in molte altre zone della città (centro escluso) - sostiene Rigo - la percentuale cala vertiginosamente Penso ad esempio alla zona S.Giuseppe-S. Pio X, nella qua gli spazi verdi sono costituiti già si totalmente da giardinetti privati. Sono convinto - conclude - che se fosse predisposta una rete e ciclopedonale più organica e meglio collegata, sarebbe anche molto pi semplice e piacevole la circolazione tra le diverse zone verdi della città, in particolare da parte di coloro che il parco non l'hanno proprio sotto casa."

Di questi giorni è infine 1a polemica sul progetto di ristrutturazione che il Comune intende realizzare presso l'istituto tecnico Europa. L'idea è quella di ampliare la struttura scolastica sia in larghezza che in altezza, andando così ad occupare buona parte del giardino circostante.

Le voci contrarie non hanno tardato a farsi sentire, ed ecco che dopo la battaglia contro il parcheggio sotterraneo di qualche tempo fa, il consiglio di istituto dell'Europa è tornato alla carica più battagliere che mai.

Ci dice a questo proposito il prof. Marchi: "Ci opponiamo coi forza alla realizzazione di questi progetto che costituirebbe l'ennesimo scempio ambientale, per di più all'interno di una zona dove st è creato un ottimo equilibrio tra "cemento " e verde. La nostra rabbia deriva anche dal fatto che noi abbiamo nemmeno avuto la possibilità di conoscere il progetto: e siamo scontrati con persone arroganti ed assolutamente non disponibili ad ascoltare, ma soprattutto a tenere in considerazione le nostre istanze."