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Quando l’APT razzola bene

Se avete rapporti di lavoro con l'Apt, facilmente vi troverete a interloquire con un apparato simil-ministeriale ("non sono io l'addetto... riprovi... dovrà aspettare... è un altro settore..") che vi convincerà definitivamente sulla necessità delle privatizzazioni. Questo per chiarire che non siamo tra i fans dell'Azienda Promozione Turismo.

Eppure su una cosa dobbiamo convenire: sulla positività dell'azione dell'Azienda nel campo della cultura e spettacolo. Aveva iniziato alcuni anni or sono, con "Se in Trentino d'estate un castello" a legare cultura, paesaggio, turismo, attraverso un utilizzo intelligente dell'altrimenti immoto patrimonio costituito dai tanti nostri manieri. E anche se poi in realtà gli spettacoli erano poco più che sons et lumière, o ricostruzioni storiche dalla messa in scena casareccia, si era indicata una strada. Poi si passò ai "Segni del sacro", una rivisitazione storica dei più suggestivi luoghi legati alla religiosità. Oggi entrambe le rassegne non sono più organizzate dall'Apt; eppure magari sotto altre titolazioni gli eventi legati a castelli, pievi, abbazie, continuano a proliferare, realizzati dalle comunità locali, che in questo percorso si sono riappropriate di spezzoni della propria storia, ed hanno imparato a valorizzare anche sotto l'aspetto economico quelle che prima erano mura neglette.

L'Apt nel frattempo è passata ad altro. Già da un paio d'anni si svolge la rassegna "Suoni delle Dolomiti": che vuole non solo intrattenere coniugando cultura e turismo, ma anche comunicare un'immagine della montagna come rispetto della natura, pace, equilibrio. Di qui il progetto: concerti negli scenari naturali, con artisti e spettatori che salgono a piedi, gli strumenti portati a spalla. Un rapporto intimo e poetico, con la montagna e con la musica, che ha già entusiasmato autori e pubblico. E anche un'immagine di turismo soft, l'unico che da noi potrà avere un futuro, in barba a Moser (e alla stessa Apt, che in genere predica bene, in questo caso anche razzola bene, ma sa pure razzolare male, come quando esulta per i continui incrementi negli afflussi di turisti).

Quest'anno poi ha preso slancio un'ulteriore iniziativa, il "Vinum Bonum": concerti e recite che si svolgono all'interno di 24 cantine. Un'ambientazione eccezionale, che varia dalla Cantina celebrata sulle riviste internazionali di architettura come la Rotari, alla Cantina di Castel Noarna o di Palazzo Lodron; e un collegamento cultura-turismo-territorio-economia, immediato e di grande significato.

Con tali impostazioni di fondo, queste rassegne non potevano non attirare sponsor generosi (la Caritro) e artisti celebri: basti citare Uto Ughi, Cecilia Gasdia, Gianni Coscia, Stephan Micus, Paul Giger, Michael Brecker...

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