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Le riforme? Non portano voti...

Secondo noi sono preoccupanti le ultime vicende che agitano la locale coalizione di centro sinistra, e di cui parliamo (Dellai rifà la DC. E la sinistra, si accoda?) nel servizio di apertura. Preoccupanti non solo per gli interessati, o per il piccolo -ma importante- mondo della politica; ma per l'insieme del Trentino.

In estrema sintesi (rimandiamo al servizio un discorso più articolato) ci sembra evidente uno spostarsi di forze e di uomini dai progetti riformisti alle resistenze conservatrici, dall'innovazione alla gestione dell'esistente. Il fenomeno è clamoroso nella persona di Lorenzo Dellai: che è passato dall'esperienza delle elezioni comunali del '95 (rottura degli equilibri esistenti e aggregazione di una nuova maggioranza potenzialmente innovatrice; anche se poi su come l'innovazione politica si sia tradotta in prassi amministrativa ci sarebbe molto da discutere) all'attuale aggregazione di variegate personalità del sottobosco doroteo, vissute e prosperate nel tradizionale trentino intreccio tra burocrazia e clientelismo. Di qui poi i conseguenti attacchi della lista Dellai alle ipotesi riformiste: per ora sul fronte della riforma dell'amministrazione e della gestione del territorio; ma è facile prevedere ancora più robusti irrigidimenti se qualcuno vorrà introdurre un minimo di controllo della spesa pubblica.

Insomma, fermi tutti: il Trentino deve rimanere quello di Flaminio Piccoli, anche nel 2000. Era un approdo scontato per gli ex-Dc? Non crediamo.

Ma quello che ulteriormente stupisce è la reazione della sinistra, la parte politica che per sua natura dovrebbe più tenere al cambiamento. Non parliamo qui dei Verdi, ridotti a un piccolo clan attorno a una persona (Marco Boato, che viaggia verso non chiari lidi) ed incapaci in loco di qualsiasi intervento, nemmeno sulla precipua questione ambientale. Né del gruppo dei socialisti-laici di Trentino Domani, che abbandonate rancorose polemiche interne alla sinistra, intervengono con una certa puntualità su una serie di argomenti. Quella che preoccupa è la reazione del grosso della sinistra: che ha intrapreso un meritorio seppur faticoso processo di aggregazione (Pds più cristiano-sociali, laburisti, Rete, Solidarietà) ma che ora, sui contenuti veri della politica, sui programmi, sembra aver perso smalto e convinzione nelle proprie ragioni. Fino ad arrivare al grottesco dei troppi suoi esponenti che pateticamente recitano "riconosciamo in Dellai il nostro leader naturale..." Persino di fronte all'evidente svolta conservatrice dello stesso.

I

l fatto è che una parte, probabilmente maggioritaria, del Trentino non pensa di dover cambiare. Ritiene che lo speciale impasto di clientelismo, i contributi, protezionismo, che si è dimostrato formula felice dagli anni '70 in poi, possa continuare ancora. E che siano solo fastidiose Cassandre coloro che parlano di Europa, globalizzazione, liberalizzazioni forzate, estinzione dei finanziamenti romani.

Non abbiamo visto i commercianti chiedere al nostro Andreotti di rimandare il più possibile la legge nazionale che liberalizza le licenze? (Ed è un caso che in questa categoria una banda di ex-sottopancia Dc si sia impadronita della ricca associazione, blocchi ogni innovazione, e si distribuisca poltrone e consulenze ?) E non abbiamo visto con quante difficoltà si sia arrivati alla privatizzazione/rafforzamento della Caritro, unico vero tentativo di adeguamento all'Europa delle nostre istituzioni (non a caso condotto da persone esterne al mondo politico locale) ? E di fronte alle sempre più evidenti difficoltà dell'attuale modello quantitativo di turismo, non ci si propone di rilanciarlo aggravandone proprio gli aspetti dequalificanti?

Il cittadino trentino, secondo recenti sondaggi, dichiara che i maggiori problemi sono la disoccupazione (che in realtà non c'è) e il traffico (quando le città si attraversano in dieci minuti). Insomma, è l'isola felice; e allora poco importa se i capitribù sono dei pasticcioni. Ma ahimè, sono in vista le navi dei bucanieri, anzi sono già alla fonda, e sarebbe meglio darsi una mossa.

Insomma, quanta consapevolezza c'è della necessita del cambiamento? "Le riforme non portano i voti", ha sentenzialo in una riunione interna un autorevole esponente del Pds. E probabilmente ha ragione.

Se però la sinistra, i riformisti, abdicassero alla propria funzione, per accontentarsi della più tranquillizzante gestione dell'esistente, tradirebbero se stessi, la propria tradizione, le prospettive di questa comunità. Per gestire da comprimari un sistema che non potrà durare.

Noi rimaniamo convinti che la riforma del sistema Trentino sia una necessita inderogabile. E che ci siano anche gli uomini, le esperienze, che indicano che ciò è possibile. E che, in fin dei conti, gli elettori non siano così arretrati come li giudicano certi interessati cinici volponi. Sarebbe ora perciò di avere più coraggio, di uscire allo scoperto, prima che ogni possibilità di cambiamento affondi nella palude del conformismo neo-doroteo. Si può fare molto di più e di meglio che riconoscere nel tandem Dellai-Grandi i leader del riformismo trentino.