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Un direttore peperino

Fabio Barbieri, direttore dell'Alto Adige, ha colpito ancora.

E Fabio Barbieri, direttore dell'Alto Adige, non è quel che i dice una pasta d'uomo: o che sia troppo compreso di spirito aziendale, o che caratterialmente non ami venir contraddetto, fatto sta che reagisce irosamente ad ogni critica indirizzata a lui personalmente o al suo giornale, per quanto espressa in modo documentato e corretto. Almeno un paio di volte abbiamo avuto modo, proprio in questa rubrica, di commentare alcune sue incontrollate reazioni, e l'ennesimo episodio avvenuto nei giorni scorsi conferma e precisa ulteriormente la nostra opinione su questo bizzarro giornalista.

Succede dunque che 31 giornalisti escano allo scoperto con un documento di critica nei confronti del modo con cui la stampa bolzanina ha trattato la vicenda della giovane austriaca trovata uccisa sulle rive della Rienza. A quella lettera fa seguito una presa di posizione dell'Ordine dei giornalisti, che fa proprie quelle critiche (troppo sensazionalismo e scarso rispetto per la privacy delle persone), censurando soprattutto le cronache dell'Alto Adige (edizione di Bolzano) e della Tageszeitung, e in minor misura quelle del Mattino.

Avendo letto solo i servizi dei giornali in edizione trentina (che dunque dedicavano al fatto molto meno spazio), non possiamo entrare nel merito della vicenda per dar ragione all'uno o all'altro dei contendenti; ma la cosa, paradossalmente, ha poca importanza, visto che anche il direttore dell'Alto Adige, nella sua lunga e virulenta replica, non vi fa alcun cenno.

Un'altra sua curiosa abitudine, infatti, è che quando si arrabbia, Fabio Barbieri non cerca di dimostrare le proprie ragioni; preferisce, con tattica da avvocato privo di argomenti, sparare a zero su chi gli ha detto su, screditarlo.

Così, i trentun giornalisti autori della lettera critica, sono semplici "iscritti all'Ordine ", non colleghi, qualifica riservata solo a "coloro che hanno il coraggio e la voglia di fare questo mestiere sporcandosi le mani", anziché sottoscrivere "polverose petizioni salva animo dal sapore antico ". Peggio ancora: molti dei firmatari sono giornalisti della Tv di Stato, luogo nel quale "si esibiscono predicatori che nel 90% dei casi hanno con le notizie lo stesso rapporto che intercorre tra cane e gatto".

A tutto ciò si aggiunge la "devastante banalità delle considerazioni " riportate in quel documento, il che induce il direttore a "depositare la patetica epistola nell'archivio del cestino" senza pubblicarla, impedendo così al lettore di farsi un'idea ascoltando anche l'altra campana.

Col che i 31 giornalisti si ritrovano cornuti e mazziati: cioè, censurati e insultati.

Il successivo comunicato dell'Ordine dei giornalisti viene invece pubblicato (il 12 settembre; il giorno prima era comparso anche sull'Adige, senza alcun commento), ma accompagnato appunto dal commento di Barbieri, che lo definisce "un saggio di burbanza burolinguistica" (il lettore valuti: lo riportiamo integralmente negli interventi, Una questione di rispetto, non di censura). Per poi passare a un pesante lavoro ai fianchi dell'interlocutore: l'Ordine, per cominciare, è "una cosa indegna di un paese civile ", che solitamente "discetta di deontologia professionale " in documenti redatti per lo più da "iscritti all'Ordine che svolgono la loro attività in ufficio stampa"; ma "parecchi sono anche pensionati..., per non parlare di ingegneri e veterinari, avvocati e biologi, in possesso del mitico 'tesserino' ".

Le prese di posizione di costoro (ahimè, troppo rare a nostro avviso) sono frutto di una "cultura autoritaria che tende a reprimere qualsiasi avvenimento non si adegui a quella stessa cultura."

Del resto, quell'organismo "ha un livello di rappresentatività della categoria inferiore al dieci per cento", e ciononostante "si impanca a maestro di vita e di moralità, emettendo censure... come quest'ultima che sicuramente integra la fattispecie del reato di diffamazione aggravata." Dunque, è l'Ordine dei giornalisti che ha diffamato l'Alto Adige, non viceversa.

E il bue disse 'cornuto' all'asino...