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Gott mit uns!

Riecco la corona di spine del martirio tirolese: e il sindaco fa marcia indietro.

Il 4 ottobre, la "corona di spine", quel blasfemo e grottesco simbolo del martirio del popolo tirolese (cioè germanico) oppresso dai "Walschen", e della santa guerra di liberazione nazionale (cioè il terrorismo degli anni '60), è stata solennemente piazzata, in veste di monumento (nazional-tirolese?), a Telfs, piccola cittadina ad ovest di Innsbruck. Dal sindaco di Telfs e dal presidente degli industriali tirolesi, alla presenza del presidente della giunta provinciale, Weingartner, e del sindaco di Innsbruck, van Staa. (sì, proprio quel van Staa che si presenta come grande amico del Trentino e del vostro super-sindaco Lorenzo Dellai).

Ironicamente, a Telfs si trova anche la "campana della pace", piazzatavi dallo stesso sindaco di Telfs per festeggiare la cooperazione pacifica e transfrontaliera nell'ambito dell'Argo Alp (l'associazione delle provincie alpine" dal Graubiinden e dalla Lombardia alla Baviera, fino alla Slovenia). Quel sindaco deve essere uno che vuole la botte piena e la moglie ubriaca...

Quando, un anno fa, il nostro van Staa volle quel monumento a Innsbruck, davanti al palazzo imperiale in pieno centro, si vide affrontato da una vera e propria ribellione civile. Intellettuali, artisti, storici, giornalisti, i partiti verdi, liberali e socialdemocratici, la giunta sudtirolese al gran completo, e molti semplici cittadini lo costrinsero a lasciar perdere.

Allora, sia van Staa che Weingartner promisero che la corona sarebbe finita in un contesto museale, come documento della storia (e lo è indubbiamente, come è un fatto storico l'oppressione dei sudtirolesi di lingua tedesca da parte del fascismo prima, ma anche della repubblica nata dalla Resistenza poi). Abbiamo creduto che con questa voltafaccia saremmo giunti al capolinea di quest'impresa cretina ed irresponsabile. Abbiamo creduto che, dopo il "pacchetto" dell'Autonomia, dopo il nostro ingresso nell'Unione Europea, dopo Schengen e lo smantellamento dei posti della frontiera al Brennero, dopo il trattato di amicizia fra Innsbruck, Bozen/Bolzano e Trento, e dopo tante chiacchiere sull'Euregio alpina, i simboli del revanscismo guerrafondaio sarebbero finiti veramente nel museo della storia.

Macché! "Der Schof ist fruchtbar noch, aus dem das kroch" diceva il grande Bertold Brecht. ( "Il grembo che ha partorito questi mostri è ancora fertile."). E certi uomini politici della destra "popolare" non hanno ancora capito niente, oppure hanno pensato che valesse la pena agire in questo modo, a sei mesi dalle elezioni provinciali, per andare a caccia dei voti della destra più reazionaria, sei mesi prima delle provinciali: di possibili conseguenze internazionali se ne fregano.

Mentre un anno fa, il nostro van Staa voleva "ridefinire" la corona come innocuo simbolo del martirio di tutti i popoli che hanno sofferto i crimini di dittature nazionaliste, ora la musica è cambiata. Per spiegare il significato della corona, vi hanno affisso una bronzea tavola ove sono incise le seguenti parole del canonico Michael Camper: "Un popolo che si batte per nient'altro che il suo sacrosanto diritto naturale, avrà il Signore come alleato." Dio è con noi, la "nazione" tirolese. Ed il Dio della Misericordia, se c'è, ci perdoni questa blasfema pretesa.

Telfs vuole anche essere una città della cultura ed è vero che ha organizzato un bello ed intelligente festival estivo del teatro popolare, e che sta organizzando ora mostre e dibattiti tutt'altro che provinciali. Ma dopo che verdi e socialdemocratici, di nuovo, hanno protestato contro quell'assurda resurrezione del pangermanismo, illustri artisti (come il grande disegnatore Paul Flora, che ha perfino cancellato una sua mostra personale) hanno pubblicamente dichiarato di non voler più incontrarsi a Telfs.

E di nuovo, non solo la giunta provinciale di Bolzano si è dissociata dall'impresa. Perfino il comandante degli Schutzen nordtirolesi ha fatto sapere che non la gradisce.

Eva Lichtenberger, l'assessoressa verde all'ambiente e leader dei verdi, ha aspramente criticato il capitano Weingartner: "Nel suo primo discorso nel Consiglio provinciale ha promesso di 'preparare un solido fondamento di libertà, tolleranza, ed apertura verso il mondo'. Di tutto questo, non è rimasto che la corona di spine come simbolo del revanscismo, come un altare della patria per i mostri del passato. "

Gli artisti, però, non solo disertano Telfs. Hanno creato anche un monumento alternativo, sprezzante, ironico, per flagellare la stupidità dei governanti nostrani. Da venerdì 2 ottobre, nel Treibhaus (un centro culturale a Innsbruck) si può ammirare il gigantesco "cappuccetto alpino tirolese", una scultura di 4 metri di altezza fatta da decine di sci rotti di tutte le marche europee, un cappuccetto tirolese che ci impedisca di guardare lontano, al futuro, che ci aiuti a restare, xenofobamente ed in santa pace, la nazione tirolese dei cretini montanari.