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Sperando nella dea bendata

Non sempre la fortuna è quella dea bendata custodita nell'immaginario collettivo. In questi giorni deve essersi tolto il fazzoletto dagli occhi ed ha voluto vederci chiaro prima di decidere chi dovesse vincere i 63 miliardi del Superenalotto. E saggiamente ha scelto una schedina di Peschici compilata non da uno ma da cento giocatori. Così ha riportato la vincita ad una dimensione più normale ed ha moltiplicato i beneficiari. In altre parole ha fatto ciò che il buon senso avrebbe dovuto suggerire ai gestori del gioco. Ha dato insomma una legione di buon governo in questa Italia ove, nei botteghini del lotto e negli intrattenimenti televisivi, impala la più sfrenata e futile moda dei premi milionari assolutamente immeritati. E già che c'era, esplorando l'intero panorama di questo nostro stivale, deve essersi detta che forse era il caso di inoculare un po' di buon senso anche nella politica, inclinandosi a dare una mano a Massimo D'Alema.

Infatti, per quanto grande sia l'abilità che va riconosciuta al personaggio e pur tenendo conto delle tendente di fondo dell'evoluzione storica, resta difficile spiegarsi la facilità con cui il leader dei DS è riuscito nella sua impresa, senza supporre che vi sia stato, a spianargli la strada, pure l'intervento di una cospicua dose di fortuna.

Rifondazione Comunista incorna Prodi, ma la maggioranza dei suoi parlamentari incorona D'Alema. Cossiga silura il reincarico a Prodi, ma subito dopo va al Governo con il suo successore. Fazio nega a Prodi la riduzione del tasso di sconto, e la concede prontamente a D'Alema. Bossi e Cossiga si impantanano in una rissa continua con Berlusconi, ciò che non nuoce alla maggioranza di governo, e consente al tempo stesso al premier di tenere senza sforzo un atteggiamento signorile e rispettoso verso l'opposizione, smussandone in tal modo gli spunti più aggressivi. I vescovi attaccano l'ex comunista salito a Palazzo Chigi, ma il Papa, per fortuita coincidenza in visita al Quirinale, gli da la sua benedizione, smorzando sul nascere le irritazioni degli ambienti più clericali. Amato, personaggio certamente di prestigio, accetta di ritessere il filo delle riforme costituzionali. e Berlusconi, che aveva affossato la Bicamerale, non può rifiutare di riaprire il dialogo sulla riforma elettorale. Prodi è caduto a causa della finanziaria che aveva presentato, mentre D'Alema sulla stessa finanziaria può contare su una maggioranza sicura e su una opposizione che ha abbandonato ogni bellicoso proposito di ostruzionismo. Non vi pare fondato il sospetto che in tutto ciò vi sia anche lo zampino della dea bendata, che per l'occasione si è tolta la benda? Il punto è fino a quanto durerà!

Ma se così vanno le cose del mondo, non ci resta che sperare che la dea bendata riservi un po' di benevola attenzione anche a noi e posi il suo libero sguardo sulle nostre montuose contrade.

La recente sentenza della Corte Costituzionale che ha abolito la soglia minima de! 5% dei voti espressi per l'aggiudicazione dei seggi consiliari, non e un buon segno premonitore. La norma annullata non era un granché, ma rappresentava l'unico timido passo verso il riordino degli organi di governo della nostra Autonomia, bruscamente impedito da un atleta perentorio. Di ben altro che della soglia c'è bisogno, ma anche un lungo percorso inizia con un passo. Se non e stato possibile iniziare con questo, bisognerà inventare qualcos'altro. Il punto di arrivo è il terzo Statuto.

E' da molto tempo che questo periodico ne ha segnalato la necessità. Questa nostra convinzione sembra oggi assai diffusa, addirittura maggioritaria. Il problema e quale strada imboccare, quale procedura seguire.

Ma anche, e forse soprattutto, individuare e costruire i protagonisti della riforma. A sinistra i DS e Trentino Domani sono i più risoluti, ma anche su Margherita e Verdi si può contare. Speriamo che l'Ulivo ottenga un buon risultato. Ma la riforma dello Statuto va negoziata anche con la SVP e con i poteri centrali, Governo e Parlamento. A me pare che più che procedure istituzionali disarticolate o sontuose costituenti regionali sia conforme ad un metodo, al tempo stesso democratico ed efficiente, individuare una sede referente multilaterale sul modello della Commissione dei 19 che, in condizioni assai più ardue di quelle odierne, preconfezionò il secondo Statuto. E' possibile che questa nostra così ragionevole speranza sia affidata soltanto al magico tocco della fortuna?