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All’ombra della Margherita: sinistra, sempre figlia di un dio minore?

La vittoria della Margherita - e del centro sinistra - è cosa buona. Per almeno due motivi: primo, che una vittoria c'è, ci sono dei vincitori e quindi - lasciamo perdere le patetiche velleità di ammucchiate degli sconfitti - ci sono tutte le condizioni perché ci sia un governo vero, non i governicchi dell'ultima legislatura. Secondo motivo, i vincenti sono una coalizione, che ha già definito, accordi e programma: tendenti (anche se non mancano le ambiguità) a superare l'attuale palude della politica provinciale. Eppure la vittoria di Dellai, apre una serie di problemi che molto dipendono dallo stato di salute di alleati ed avversari. La Margherita infatti è una cosa strana, un'entità indefinita, in cui accanto alle ispirazioni innovatrici convivono interessi conservatori. Il cammino che prenderà la lista civica, dipenderà innanzitutto da lei stessa e dal suo leader; ma anche da quanto sapranno condizionarla e stimolarla alleati e oppositori, E qui ci sono i problemi. Tra la sinistra, che esce vincitrice, ma con delle ammaccature, e con una vaga tendenza alla subalternità. E tra il centrodestra: che esce non solo sconfitto, ma in piena verticale crisi di identità e di rappresentanza. In questi due mondi con le rispettive problematiche abbiamo effettuato un breve viaggio, che qui sottoponiamo ai lettori.

Il bicchiere della sinistra è mezzo vuoto o mezzo pieno? Che sia mezzo, non ci sono dubbi: come si vede nella tabella, l'insieme delle formazioni dell'area laica e di sinistra perde, rispetto alle precedenti provinciali, 3 seggi e 7 punti percentuali. "Come da copione" commenta con un sorriso amaro Giorgio Tonini, dei cristiano-sociali, recentemente confluiti nei Ds: a campagna elettorale subalterna, non poteva che far seguito un risultato subalterno. Eppure al contempo la sinistra, registra un positivo processo di aggregazione. Vale a dire la concentrazione in solo tre liste rispetto alle dieci (!) del '93 dovuta soprattutto al timore della soglia elettorale, ha retto alla prova dell'urna. Anzi, ha acquisito nuovi significati. Il discorso non vale per la forzosa alleanza Rifondazione-Verdi (vedi articolo a pag. 6); quanto per la buona prova dei laico-socialisti di Trentino Domani; e soprattutto sull'esito dei Democratici di Sinistra.

Partiti o Aggregazioni19981993
%seggi%seggi
Ds13,3956,32
Solidarietà3,21
Rete9,54
Verdi Rif. Comunista3,921
Rifondazione Comunista1,81
Trentino Domani5,162
Alleanza per il Trentino31
Psdi1,71
Alleanza Democratica1,41
Pri1,1
Lista socialista1,1
I Democratici0.3
TOTALE22,5829,411

Nei Ds i dati parlano chiaro: primo eletto Pinter, di Solidarietà, con 6700 preferenze, terzo Passerini della Rete, con 5500 voti, e pure Bondi, socialista confluito nei Ds, per quanto non eletto ha preso 4000 voti. Insomma l'elettore ha dato un calcio alle appartenenze, il comunista ha votato per il cattolico Passerini, il socialista per il presunto estremista Pinter ecc. "Noi puntiamo a creare una fusione di culture, tutte importanti, e tutte variamente insufficienti rispetto ai problemi dell'oggi " - affermava il segretario dei Ds Stefano Albergoni, - quando dieci mesi or sono dava il via a questo processo. E in tanti pensavano che fossero fanfaluche, sull'onda del flop della Cosa 2, che intanto D'Alema registrava a livello nazionale. "Invece la prova delle urne ha fatto vedere quanto i cittadini abbiano superato gli steccati del passato" commenta Vincenzo Passerini. Il che ha sancito, nei fatti, il successo del progetto Ds: oggi, anche da un punto di vista personale, per Passerini e Pinter non ha senso coltivarsi l'orticello del partitino del 2%, bensì lavorare in un'area più vasta: "Io questo voto lo voglio riconoscere fino in fondo, e quindi rappresentare non solo Solidarietà, ma i Ds - afferma infatti Pinter - A Rovereto sono il consigliere più votato in assoluto; sarebbe riduttivo, autolesionista, pormi come il rappresentante di Solidarietà, intendo rappresentare una parte cospicua e importante dell'intera città."

Insomma, "adesso l'obiettivo è accelerare il processo, costruire un soggetto unico della sinistra".

Certo, permangono delle resistenze, le vischiosità delle mini-organizzazioni, come pure patriottismi di militanti vecchio stampo, con ragionamenti tipo "almeno un assessore deve essere Pds doc". Ma la strada la hanno indicata gli elettori; che per un partito, sono come i clienti per il negoziante: hanno sempre ragione.

Ma i nodi veri, che le elezioni hanno sottolineato, a questo punto sono altri. E riguardano i contenuti: ossia i rapporti con il centro, inteso non solo come formazioni politiche, ma come ceti sociali; e inteso anche come sistema doroteo.

"C'è il problema del cosiddetto 'sistema trentino': fatto di contributi, agevolazioni, conoscenze - afferma Mauro Bondi - E' un sistema ormai obsoleto; perché non è meritocratico, non seleziona i migliori bensì gli amici; e porta quindi a una società non più competitiva." Ora, a questo sistema, la sinistra risponde in tre maniere: c'è chi sostanzialmente lo accetta, e rivendica di entrare a farne parte; chi ritiene di rappresentare la parte di società che ne è esclusa, e poi allearsi con la rappresentanza politica più accettabile (la Margherita) del sistema; e chi invece lo contesta e lo vuole cambiare. "Perché su questo cambiamento - sostiene Bondi - si possono aggregare ceti sociali non tradizionalmente di sinistra (categorie economiche, professionisti, artigiani, insomma le partite Iva) che ci sono mancati e nella lista e nei voti, ma che si rendono conto dell'inadeguatezza delle vecchie politiche."

Questa è stata l'impostazione di Bondi e di Tonini. Che non a caso sono stati i più decisi nel criticare la linea di Albergoni di spartizione dell'elettorato con Dellai: a lui il mare del centro, ai Ds il ridotto della sinistra. Evitando, per non disturbare, di criticare non solo Dellai, ma nemmeno Grandi, nemmeno la giunta uscente, nemmeno il doroteismo, che di fatto è scomparso dall'orizzonte.

Ma la linea di Bondi e Tonini è stata sconfitta: il primo, pur presidente del partito, non è stato eletto, il secondo era già stato battuto alle primarie. La sinistra trentina sembra volersi ritagliare il ruolo di fratello minore, che si gestisce un elettorato tra il 10 e il 15%; e che delega al Grande fratello e alle sue vaghe tendenze innovatrici, il centro, i ceti produttivi, la leadership. Con punte di subalternità imbarazzanti: durante la campagna elettorale abbiamo visto la serie di masochisti ossequi a Dellai "nostro leader": in questi giorni leggiamo un deputato diessino (Schmid per la precisione) inneggiare a Dellai Grande Timoniere.

A questa lettura Pinter contrappone il proprio risultato (primo eletto a Rovereto, Ds primo partito in Vallagarina, zona in cui, oltre a lui, si presentavano Passerini e Bondi): "non è questione di rimarcare le differenze con l'area di centro; ma di avere un messaggio netto, e rappresentato da uomini credibili. Può sembrare un paradosso, eppure in campagna elettorale gli unici appuntamenti cui sono intervenuti gli operatori economici sono stati quelli di Solidarietà, per esempio sul patto territoriale in Vallagarina".

Insomma, per Pinter "la Margherita ha fatto scattare il meccanismo per cui è stata vista come la forza che può cambiare. Ha sommato la capacità di rappresentare sia un voto popolare, tradizionale, e anche di interesse, sia l'occasione di svolta nella politica trentina. E di certo i Ds hanno aiutato questa percezione."

Però adesso bisogna andare avanti. E compito della sinistra al governo sarà quello di operare perché lo slogan della Margherita - "voltare pagina" - sia effettivo. Sulla stessa lunghezza d'onda è Passerini: "Credo che Dellai abbia l'ambizione, non solo di gestire il potere, ma di rilanciare l'Autonomia. Le forze anche economiche che lo hanno sostenuto, complessivamente non hanno dato un voto clientelare; e sono esigenti, come hanno dato il voto oggi lo possono togliere domani. La scommessa di Dellai è stata il rinnovamento dell'Autonomia: è costretto ad essere conseguente."

E difatti, se guardiamo il voto della Margherita, le sorprese sono positive: l'unico grandiano è Grandi, degli altri eletti, difficilmente si può dire che siano espressione di clientele. La sinistra quindi punta a un governo che assuma in pieno le sue quattro priorità (investimento sull'intelligenza cioè scuola e università, questione del territorio, questione della solidarietà cioè politiche sociali, riforme istituzionali): per di più in un quadro di contenimento della spesa pubblica, che significa obbligatoriamente fine della politica dei contributi. "Questa è la responsabilità della sinistra - conclude Pinter "voltare pagina davvero: disoccupare alcuni posti di potere, governare in modo sostanzialmente diverso; bisognerà subito mettere in discussione l'assetto andreottiano, certe nomine negli enti..."

Appunto. Se ai compagni di banco di Andreotti, Dellai vorrà sostituire certi suoi compagni di cordata giustamente trombati - alla Tecnofin Ivo Rossi, già coinvolto in vari affarismi; a Informatica Trentina Sergio Nicolini, a Trento assessore all'Urbanistica, anzi assessore al Nulla, tranne per il feeling con lo speculatore Tosolini - se verranno avanti questi nomi, la sinistra avrà subito la sua prova del fuoco. Si vedrà se e quanto è capace di condizionare il "leader", il Grande Timoniere.

Auguri.