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Trento, bella e sottovalutata

Ignorata;o classificata in serie B. Trento non gode di grande considerazione o tutt'al più è la capitale del Paese di Heidi. Eppure negli ultimi anni, una serie di fatti nuovi...

Quando un turista italiano progetta un viaggio in patria, nella stragrande maggioranza dei casi si fa consigliare da uno strumento ormai classico, le guide del Touring Club, capostipite e punto di riferimento di tutta la pubblicistica turistica. Bene, il Touring classifica le città e località italiane in tre categorie: "che meritano un viaggio " cioè la serie A; "da visitare" ossia la serie B; "interessanti", cioè se proprio volete... Trento come si trova? Da sempre e irrimediabilmente in serie B, assieme a Belluno, Treviso, Vercelli, Vigevano, Udine, Bassano; e dietro come è ovvio alla trimurti internazionale Roma-Venezia-Firenze, ma anche dietro Parma, Pavia, Brescia, Vicenza... E Rovereto sta ancora peggio: è considerata priva di attrattive turistiche, non entra neanche in serie C.

Un altro episodio. Una delle squadre cittadine di pallavolo femminile, promossa in serie A, intende rafforzarsi con l'ingaggio di alcune ragazze di club di fuori provincia; viene individuata la squadra e l'atleta con le caratteristiche adeguate; ma la ragazza non ci sta: "Andare a Trento, figurarsi! In mezzo ai lupi"

A questo punto sorge la domanda: Trento non è forse sottovalutata? Così bella con la parte medioevale, quella rinascimentale, e il duomo, e il castello, e i palazzi dipinti; e una generosa e accorta politica di restauri e ristrutturazioni che l'ha resa splendente... come fa ad essere posposta a città che, a parte uno o due monumenti, sono grigi paesoni dalle architetture sempliciotte, o dalle strutture tristi e fatiscenti?

E perché è così poco conosciuta, che ancora si deve spiegare che no, non è unita con un ponte a Trieste?

Questa sottovalutazione non finisce con l'avere conseguenze, oltre che sul turismo, anche - come spiega l'esempio della pallavolista - sulle altre attività, sull'università, sull'economia?

Che nell'immaginario degli italiani Trento sia ombra, è un dato di fatto " - afferma Ernesto Rigoni, da poco direttore dell'Azienda di promozione turistica provinciale. "La sottovalutazione c'è, e la riscontriamo nei commenti dei visitatori - ci dice Corrado Tenoni, direttore del Cte (Centro Trentino Esposizioni), reduce dal successo dell'ultimo Mercatino di Natale - Chi arriva da fuori rimane sorpreso in maniera positiva da quello che trova: 'Mah, se avessimo saputo che Trento è così bella, saremmo venuti prima' è il commento di tanti che sono in questi giorni venuti per il mercatino, un appuntamento soprattutto folkloristico, alpino, e che poi hanno scoperto la città 'Splendida, complimenti, deve essere bello vivere qui'."

E proprio lo stupore dei visitatori è l'elemento eclatante: se si stupiscono è perché la città non ha nome, è semisconosciuta. Quando poi la scoprono rimangono piacevolmente sorpresi, talora entusiasti; ma quelli che mai la scoprono, perché ci sono ancora le guide che la liquidano sbrigativamente ("da visitarsi in due ore") o perché si rifanno allo stereotipo del trentino chiuso e imbronciato?

Insomma, la sottovalutazione c'è, è ingiusta ed è pesante. Quali le cause?

La prima causa sono i trentini stessi, la scarsa consapevolezza di sé, della propria città, un sentire che viene dalla tradizione, dalla modestia delle nostre genti: " 'anca masa per Trent ' è un modo di dire emblematico dello scarso orgoglio dei cittadini - ci dice Giovanna Collauto, direttrice dell'Apt cittadina - Cui poi si somma il fastidio dei valligiani, che nel capoluogo vedono soprattutto il centro burocratico."

"Trento ha tutte le carte in regola per essere considerata a pieno titolo una città d'arte - si accalora Franco Marzatico, direttore del Museo del Castello del Buonconsiglio - il duomo, il castello, il centro storico ci qualificano al pari di Montava o Arezzo; al Castello abbiamo il più importante ciclo d'affreschi di Dosso Dossi: adesso a Ferrara sono tutti in coda per vederne la mostra, perché là hanno saputo costruirne l'evento internazionale: e così per Alessandro Vittoria, che per i trentini è solo una piazza. Il fatto è che manca l'autoconsapevolezza delle nostre bellezze, del nostro patrimonio: il Museo Diocesano di Trento è uno dei più belli d'Italia, quanti trentini lo hanno visto? E lo stesso Buonconsiglio. che si visita solo perché irreggimentati con le scuole..."

Insomma. è la città la prima a non credere in se stessa. O meglio, come vedremo, a non crederci abbastanza.

Ma quello che pesa soprattutto è un altro dato: il messaggio complessivo del Trentino: "Trento città d'arte non è leggibile all'interno di quello che il Trentino rappresenta ormai nell'immaginario collettivo: la montagna, la natura; non certo l'arte e la cultura" afferma Collauto.

"Sì, Trento soffre di una mancanza di identità precisa: è la capitale non alpina di una provincia turistica alpina - dice Franco Grasselli, assessore alle attività economiche del capoluogo - E questo gioca sull'immagine della città."

In questi anni si è investito tanto per l'immagine un po' vera, un po' forzata del Trentino incontaminato e folkloristico; probabilmente a ragione, ma forse si è spinto troppo su questo pedale. E la città ne è rimasta schiacciata: nella terra degli scoiattoli, delle caprette e di Heidi, che significato può avere una realtà urbana? E questo, non finisce con l'essere un handicap non solo per il turismo cittadino, ma più in generale per l'insieme delle attività urbane?

Per rispondere, partiamo da una serie di fatti, ormai consolidati. Il primo è il recente rifiorire della città agli occhi dei visitatori e degli abitanti. Terminati i lavori nel centro, restaurata la maggior parte degli edifici significativi, ristrutturati gli altri, la città è come rinata, apparsa in un nuovo splendore: probabilmente mai nella sua storia è stata così bella. E questa consapevolezza ha iniziato a farsi strada, anche per i complimenti di tutti gli ospiti: dagli amici ai professori universitari, dai parenti lontani agli occasionali turisti. Un'amica americana, mai stata in Italia, mi ha scritto: "Ti mando quest'articolo del New York Times sulla tua città e i suoi palazzi dipinti: quando l'ho letto ho avuto l'impulso di prendere il primo aereo e venire a trovarti; poi, gli impegni di lavoro..."

"Anche noi, come giunta comunale, ci siamo detti: adesso possiamo e dobbiamo mettere a frutto questi grandi investimenti nel centro; è il nostro patrimonio, dobbiamo valorizzarlo " ci dice Grasselli.

Contemporaneamente ci sono stati dei positivi rinnovi in una serie di posti-chiave, l'emergere di una nuova leva di direttori decisamente più dinamica, e che ha iniziato a lavorare in rete. Così nella direzione dei Musei, nella promozione turistica (l'Apt della città), nel settore fieristico (il Centro Trentino Esposizioni), nelle attività di supporto dei commercianti (Consorzio Trento Iniziative).

Il punto di svolta è probabilmente stata la mostra al Buonconsiglio sugli Ori delle Alpi: promossa con convinzione in tutta la provincia, ripresa ed elogiata sui media nazionali, affiancata da varie iniziative collaterali (riproduzioni degli orafi locali, i Piatti degli Ori proposti dai ristoratori, le vetrine dei commercianti ispirate alla mostra), ha evidenziato con il suo insperato successo come la grande iniziativa, l'immagine cittadina/culturale possa ripercuotersi nei suoi effetti positivi su una serie molto ampia di attività.

"Il punto è questo: valorizzare meglio quello che Trento, come città, e come città d'arte, può rappresentare per il Trentino: un di più, diverso e complementare, rispetto al Trentino-montagna, al Trentino-natura" afferma Collauto. Per questo si tende ora a riservare alla città nelle esposizioni, nella pubblicità uno spazio autonomo, seppur contiguo a quello provinciale: nelle Borse del turismo c'è lo stand del Trentino, e a fianco quello di Trento.

L'obiettivo non è semplicissimo: lavorare su un'identità bifronte della città, che in Italia è nota come città alpina (da cui il successo di una manifestazione come il mercatino di Natale); nell'area germanica come città rinascimentale, la prima per chi viene da nord (per cui a Innsbruck, Monaco, ecc, la promozione punta sul centro storico, il Rinascimento, il Concilio, le Feste Vigiliane). E rendere complementari le due identità, come pure il rapporto città/valli, cultura/natura attraverso delle proposte articolate. Ecco quindi l'Apt cittadina

Movimento alberghiero nella città di Trento
AnnoItaliani ArriviItaliani PresenzeStranieri ArriviStranieri PresenzeTotale Arrivitotale Presenze
199571.217129.87039.96562 408110.582192.278
199675.179141.26845.70073.186120.879214.454
199777.652141.54555.63985.494133.291227.039

lanciare l'Happy card invernale (3 pernottamenti in città più skibus e giornaliero per farsi una sciata) o l'Art-weekend o l'estiva Gusto-vacanza, che abbinano l'arte e la cultura della città, la cultura naturalistica (Giardino Botanico, Centro di Ecologia Alpina alle Viote)., le escursioni in montagna, le visite alle cantine. E analogamente l'Apt provinciale, con iniziative come Vinum Bonum (musica, cultura ed enogastronomia). E anche soggetti privati: anni fa la Cantina Endrizzi, oggi, su scala più ampia, la Cantina LaVis.

Sono le stesse tendenze di fondo del turismo internazionale a spingere in questa direzione: lo spezzettamento delle ferie in più periodi di pochi giorni, che favoriscono i weekend, i tre quattro giorni in una città, meglio se circondata da un ambiente naturale pregiato; la continua crescita del turismo culturale, che per di più è sostanzialmente destagionizzato e svincolato dai capricci della meteorologia. "Dobbiamo renderci conio: il turismo culturale, quello enogastronomico, non sono nicchie di mercato, sono le nuove frontiere turistiche - sostiene Rigoni - Nuove per solo noi: in Francia, dalla Provenza alla Borgogna, da anni si muovono su questa linea."

Anche qui non è un discorso solo turistico. Ce lo conferma Corrado Tenoni: "L'immagine un po' depressa di una città, vissuta come periferia delle montagne, può effettivamente porre in una situazione di disagio l'operatore economico. Si tratta di trasformare questo disagio in valore, collegare città e natura."

In buona sostanza, se nell'immaginario collettivo Trento è una città al centro di un ambiente naturale felice, ma essa stessa ricca d'arte e di cultura, diventa subito attraente per un soggiorno universitario, per un convegno dell'Irst, per una qualsiasi attività economica. E in quest'ottica si inserisce tutta una serie di manifestazioni fieristiche del Cte, "dal salone del risparmio energetico, all'artigianale di nicchia (per esempio, l'arredamento per l'interno della casa), ali 'esposizione dei prodotti naturali (Natura Viva, che dobbiamo riprogettare e rilanciare)".

Come si vede, un gran fervore d'iniziative, favorito e stimolato da una situazione nuova anche nel settore alberghiero, dove da un paio d'anni si è inserita nuova concorrenza in città, con 350 ulteriori posti-letto (Hotel Trento, Albergo Vela, San Giorgio) su un totale di 1.500. Queste nuove presenze hanno rotto il tran tran precedente, quando con convegnistica e soggiorni d'affari gli alberghi fino al giovedì erano pieni, e non erano quindi stimolati a particolari convenzioni e promozioni per il turista. E così il tentativo di weekend-card con prezzi speciali per il fine settimana era fallito, perché in fondo gli operatori non vi trovavano grande convenienza. "Ora invece, con questa nuova concorrenzialità, la week-end è decollata, e su questo terreno l'Api ha potuto lavorare " ci dice Grasselli. Ed ecco nascere nuove sinergie: gli albergatori che all'interno della tariffa offrono l'ingresso gratuito ai musei, o la nascita della "Trento Monte Rondone", cooperativa di albergatori di città e montagna che promuovono assieme entrambi gli ambiti. E più in generale, tutti gli operatori, dagli alberghi ai musei, all'ente fiera, come minimo propagandano reciprocamente le attività; e sempre più spesso convergono su progetti comuni.

Forse la risalita di Trento evidenziata dalle statistiche sulle presenze negli alberghi è un fenomeno con delle basi serie e durature.