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Noi e loro

Il Trentino dipende dal PATT. Ma se osserviamo bene cosa è questo partito...

Dellai ha sicuramente le caratteristiche per fungere da leader del centro-sinistra provinciale. E’ stato sindaco del capoluogo, ha guidato la lista che ha ottenuto il maggior numero di consensi, ha raccolto una larga messe di preferenze personali, ha buona capacità di sintesi e di messaggio politico. Nei suoi primi passi in tale ruolo ha compiuto una mossa di sicuro ed importante significato ricercando un rapporto con Durnwalder, per dimostrare che a Trento non c’è più il deserto, ma una forza con cui interloquire sui problemi della Regione. Ha però commesso anche qualche errore, e semplicemente non ha rispettato quelle comuni regole di "cortesia parlamentare" che sono uno strumento essenziale per un uomo di governo che, fra le sue doti, deve avere anche quella di saper ammansire l’opposizione. E che sono tanto più obbligate quando, per fare il governo, non si dispone di una maggioranza precostituita. Il risultato è stato quello di avere trasformato una turba eterogenea e discorde, quali erano e sono i gruppi del centro-destra, in un compatto commando che, inidoneo a proporre una soluzione positiva per i problemi del governo provinciale, è stata però capace di paralizzare ai primi vagiti il nascente Consiglio. Ancora una volta bisogna riconoscere che l’odio mobilita più dell’amore.

Adesso tutto dipende dal Patt. Perfino la formazione degli organi del Consiglio si vuole far dipendere dalla decisione del Patt di accordarsi o meno col centro-sinistra per costituire la Giunta. Ciò comporta tempi lunghi, ma ha il pregio di mettere a fuoco il nodo centrale della nostra Autonomia, e cioè che la sua crisi coincide e dipende dalla crisi del partito che, più degli altri, pretende di rappresentarla e difenderla.

Osserviamo per un momento questo partito. Ds, Margherita, Trentino Domani, e Verdi lo hanno prescelto come possibile alleato di governo sulla base di un’analisi ideologica. Visto che non disponevano della maggioranza assoluta, dopo aver eliminato An, Lega, e Fi per motivazioni inerenti al quadro politico nazionale, e gli assessori centristi anche per la viscerale incompatibilità con gli ex della Margherita, non restava che il Patt, la cui fede autonomista, così ossessivamente proclamata, poteva essere interpretata come affine al valore dell’autogoverno democratico che fa parte del patrimonio ideale del centro-sinistra. Ma questa è un’analisi ideologica, cioè falsa.

Una analisi reale, cioè vera, del Patt, ci induce a dover invece constatare:

1. che è il principale sconfitto della recente consultazione elettorale; 2. che l’esito fallimentare della precedente legislatura è dovuto al ruolo dominante ma impotente svoltovi dal Patt; 3. che esso è lacerato da tali divisioni interne che hanno portato tanti suoi esponenti storici (Fedel, Casagranda, Gelmetti) a combatterlo fieramente dall’esterno; 4. che se nel suo seno per caso nasce un’ispirazione moderna e progressista, o non conta nulla o viene prontamente espulsa, come ha dimostrato il caso Moreni; 5. che se viceversa vi aderisce uno con una biografia di sinistra evolve fatalmente su posizioni di destra estrema, come testimonia la vicenda Franzinelli; 6. che il costume interno è caratterizzato da una pratica diffusa di falsificazione delle tessere; 7. che i suoi massimi dirigenti non hanno esitato ad occupare abusivamente nottetempo uffici pubblici per avvantaggiarsi nella competizione elettorale; 8. che ciò che ha fatto il suo capo carismatico, Franco Tretter, è peggio che un delitto (del resto accertato da una sentenza ancora non definitiva e che poteva essere stato determinato da una debolezza transitoria o da un pietosa mania), vale a dire un insultante errore consistito nella miserabile superbia con cui durante e dopo il processo ha offeso perfino il sentimento dell’onore dei suoi stessi seguaci; 9. che non potrà mai approvare una legge elettorale maggioritaria, perché la democrazia competitiva che ne deriverebbe segnerebbe la sua fine; 10. che si attarda in una posizione di mera conservazione dell’assetto regionale esistente, perché in esso ha sempre alimentato la sua affiliazione parassitaria con la Svp, e ciò nonostante che proprio su questo punto del programma stia per rompersi l’ormai liso cordone ombelicale.

E’ un decalogo e probabilmente qualcosa ho dimenticato. Ma credo che basti. Cosa può venire da un accordo del centro-sinistra con un simile partito? La situazione di oggi non è paragonabile a quella della seconda giunta Andreotti della passata legislatura: il rapporto di forza è capovolto e l’Ulivo è compatto e meglio strutturato.

E’ dunque persino possibile che della combinazione a pagare di più, forse a pagare tutto, sia il Patt. Ma ciò dipende in larga misura dalla capacità del centro- sinistra, ed in particolare dei Ds e degli altri gruppi di sinistra, di tener fede al proprio programma.