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Cermis: l’ora del ricordo o della rimozione?

A un anno dall’incidente che fece venti morti, troppe domande restano senza risposta. Ma per la ricostruzione della funivia si è fatto in fretta e con il solito disinteresse per l’ambiente.

E' passato il primo anniversario della tragedia del Cermis causata dal passaggio a bassa quota di un aereo militare statunitense che il 3 febbraio 1998 ha sfiorato la cabina e poi tranciato le corde metalliche della funivia provocando venti morti. Oltre alle vittime, al dolore dei loro familiari e a quello degli abitanti della valle, dopo un anno cosa possiamo leggere dentro questa tragedia?

Già l’avevamo annunciato un anno fa: la solita Italia dei segreti di Stato, ma anche tante piccole miserie, speculazioni, opportunismi e da parte dei responsabili tanta ipocrisia.

Cominciamo da questi ultimi, individuabili nell’equipaggio dell’aereo, ma come vedremo non saranno soli. In particolare, il capitano-pilota Richard Ashby ha da subito collaborato con il suo comandante della base a nascondere la realtà dei fatti: appena atterrato ad Aviano, ha distrutto la cassetta che aveva registrato il volo e si è negato agli interrogatori dei giudici italiani. Poi, anche in questi ultimi mesi, ha contribuito ad uccidere simbolicamente una seconda volta le vittime, mantenendo nelle interviste e negli incontri con i reduci militari americani atteggiamenti che negavano il valore della vita e un’arroganza tipica della tradizionale cultura militare.

E’ stato ipocrita il comandante della base di Aviano, perché mentre è stato efficace nel mascherare e confondere prove, ha anche rifiutato il confronto con la nostra magistratura, riversando sull’inchiesta una valanga di informazioni ben poco credibili: prima sulle quote di volo, poi sulla frequenza di questi voli radenti per finire con la scusa delle mappe incomplete. A suo dire, queste non segnavano la presenza di una funivia in funzione da ben 25 anni e che già aveva visto protagonisti piloti militari in simili follie, scommettere e volare sotto quelle funi, scivolando sull’alveo del torrente Avisio.

E’ stato ipocrita il governo italiano, un governo di centro-sinistra con un sottosegretario alla difesa dei Ds, da qualche mese rappresentato da un presidente del consiglio diessino che ha voluto firmare la più totale subalternità alla politica e alla strategia militare della potenza americana.

Non abbiamo letto una parola o un gesto amministrativo che abbia tentato di impedire i voli di addestramento sulle zone urbanizzate, non una parola per impedire il previsto potenziamento della base americana ad Aviano, non una parola nel criticare anche l’aviazione militare italiana, nel passato protagonista continua di voli a bassa quota delle valli trentine, Fiemme compresa.

Il governo di centro-sinistra italiano ha anche impugnato, tramite l’avvocatura dello Stato e con firme di Scognamiglio e D’Alema, la costituzione di parte civile della Cgil del Trentino, una costituzione di alto valore simbolico e politico, priva di richieste di risarcimento, che aveva due obiettivi: la tutela dei lavoratori degli impianti sciistici e la richiesta forte di verità e quindi di giustizia.

Il massimo dell’ipocrisia è stata letta nei comportamenti dell’ambasciatore americano in Italia, Thomas Foglietta: lo ricordiamo inginocchiato sul piazzale delle funivie mentre prega, ovviamente sotto l’occhio delle telecamere e i flash dei fotografi, rivolto verso il fondovalle. Pochi minuti prima aveva impedito alla stampa ed ai cittadini di Cavalese di partecipare ad una seduta del Consiglio comunale sull’argomento, trovando complice nella decisione un sindaco anch’esso fin troppo succube.

Governo italiano, potere militare e politico americano hanno voluto il processo negli Stati Uniti obbedendo ad una norma di diritto internazionale firmata dai paesi della Nato nella convenzione di Londra nel 1952.

Un simile atto di pirateria aerea, rivolto contro la sicurezza della popolazione civile, doveva portare il nostro governo a pretendere la modifica di quella norma, a volere il processo in Italia. Invece anche su questo aspetto si è fatto silenzio e ci si è affidati alla presunta serietà e celerità della giustizia americana.

Ad un anno dalla tragedia non c’è ancora una condanna, e quando questa ci sarà leggeremo le giuste, severe pene comminate ai piloti, ma si saranno omesse le più importanti responsabilità dei vertici militari dell’aeronautica, sia americana che italiana.

Torniamo ora a Cavalese, in Fiemme, nel Trentino. Nel paese si è aperto uno scontro tra amministrazione comunale ed un gruppo di cittadini appartenenti al Comitato 3 febbraio. C’è voglia di protagonismo, c’è volontà di apparire e una buona dose di cinismo e opportunismo che ha consigliato a qualcuno di salire sul palcoscenico di una tremenda tragedia.

Ecco quindi un personaggio che in pochi anni ha navigato in aree autonomiste dissidenti dal Patt, con dure posizioni contro la solidarietà internazionalistica, passare alla corte di Carlo Palermo per poi chiedere con insistenza nell’estate del 1998 la candidatura nelle elezioni regionali con i Ds, costruire accanto ad altri questo comitato ed oggi riciclarsi politicamente nel perfetto raccoglitore privo di disegno sociale rappresentato dall’Italia dei Valori dell’ex magistrato Antonio Di Pietro, il contenitore ideale per chi viene respinto da gruppi che alle spalle hanno storia e cultura politica e che comunque intendono mantenere visibilità e riconoscimento pubblico.

Il Comitato 3 febbraio, a Cavalese paese ed in valle, più che adesioni ha raccolto diffusa diffidenza: certo, Deborah Compagnoni ed altri personaggi passano in qualche albergo e firmano perché non conoscono la realtà dei fatti; certo, i media italiani offrono spazio al comitato proponendolo come "l’altra voce", l’anti-istituzione della tragedia, non potendo conoscere l’entità ed i motivi dell’abbaglio.

Nell’opportunismo è caduto anche il presidente della Giunta uscente, Carlo Andreotti. Si organizza il viaggio negli Usa e Clinton lo lascia sulla porta della Casa Bianca; voleva essere il portavoce delle vittime ed invece è stato solo il ricostruttore, con soldi pubblici e su terreni pubblici, della nuova cabinovia.

Cos’è stato dato fino ad oggi ai parenti delle vittime? Un magro anticipo del risarcimento, certo, ma anche tanti sonori schiaffi; non hanno avuto né verità né giustizia ed invece hanno visto in soli dieci mesi risorgere l’impianto di risalita.

Provincia di Trento e Comune hanno subito offerto risposta alle esigenze della Società Funivie, all’economia turistica: una risposta così veloce che mortifica il dolore dei parenti delle vittime.

La ricostruzione di questa funivia è stata anche un’ulteriore mortificazione della natura e dell’ambiente. Con tempi ragionevoli, con riflessione e sensatezza, era possibile limitare alcuni devastanti ed irrefrenabili impatti ambientali negativi.

L’impianto andava ricostruito, ma perché progettare parcheggi sulla sponda del torrente Avisio restringendone l’alveo, costringendolo in un ulteriore lungo tratto di muraglione, ben sapendo che tra pochi anni l’area verrà ampliata?

Perché incidere l’area sinistra della valle, tra Masi e la cascata, con la costruzione di una nuova stazione di passaggio che ha stravolto un’area boscata, un paesaggio che era delicato?

E perché ci si prepara a costruire una pista di discesa che arriverà fino a fondovalle quando solo fino all’anno scorso il sindaco che ancora governa Cavalese per motivi ambientali e paesaggistici rifiutava una simile prospettiva e non la aveva giustamente inserita nel piano regolatore?

Ed ancora, perché ci si prepara ad ampliare l’area sciistica di quota del Cermis quando sempre il Piano Regolatore reclamava con forza un piano di ripristino ambientale?

E che senso avrà costruire un "Parco delle rimembranze" nel fondovalle, quando questo fondovalle sarà stato sconvolto dal nuovo impianto, quando si saranno imposte le sole ragioni dell’economia contro la natura?

E’ così passata l’ora del primo ricordo della tragedia, ed in troppi hanno usato quest’anno per scopi ben poco nobili ed hanno fatto, se possibile, ulteriore violenza su una situazione di sofferenza collettiva.

Ed invece ancora oggi non si legge né giustizia né verità. Ancora oggi non sappiamo quali fossero i veri obiettivi di volo. Ancora oggi non sappiamo quali siano le reali omissioni e le complicità dell’aeronautica italiana nei voli a bassa quota, che - lo ripetiamo - nelle valli di Fiemme e Fassa si ripetevano con regolarità.

Ancora oggi in Italia non si sono impediti i voli sulle zone urbanizzate.

Ancora oggi l’Italia rimane un paese a sovranità limitata e subisce le imposizioni delle esercitazioni di forze armate straniere.

Ancora oggi i parenti delle vittime non sono stati risarciti.

E’ invece attiva la nuova cabinovia, grazie ai miliardi americani e agli anticipi generosamente devoluti alla Società Funivie, con legge apposita, dalla Giunta provinciale di Trento.

In compenso sono state celebrate tante messe ed è stata scoperta una lapide a ricordo delle vittime. Gran bel passo istituzionale...

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