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I Pannellidi

Il capostipite è lui: Pannella Giacinto detto Marco. Egli è l’unico che abbia impersonato il modello compiutamente. Abilissimo a sfruttare tutte le opportunità offerte dai moderni mezzi di comunicazione di massa, inesauribile nell’immaginare provocazioni o gesti capaci di scuotere la coscienza popolare, svincolato dai partiti dominanti ed anzi loro impertinente interlocutore, a sua volta capo di un partito inesistente, non violento ma aggressivo, arrogante e vittimista, precario e tuttavia longevo in una carsica rigenerazione fino a che la tensione intellettuale è andata sfibrandosi e la novità dello stile si è via via avvizzita. Ora, anche per l’età e la salute, è dimenticato e pure esausto.

Ma con lui non è scomparsa la sua specie. Anzi sono proliferati numerosi "pannellidi", imitazioni più o meno fedeli, e certamente meno nobili dell’originale. Siamo in presenza di un fenomeno che credo sia tipicamente italiano. Fuori dei nostri confini, che io sappia, qualcosa di simile troviamo soltanto in quel personaggio russo che si chiama Zirinowsky, del quale peraltro è da un po’ di tempo che non si sente parlare, da quando, mi pare di ricordare, si incontrò da qualche parte con Umberto Bossi. Ma Zirinowsky è tutt’altra cosa, soprattutto è assai più effimero dei nostri esemplari. Nel Bel Paese i pannellidi pullulano e maramaldeggiano per numerose stagioni. Possono essere anche politicamente schierati, non lo sono però necessariamente. Ma anche quando lo sono, ciò che conta non è la loro appartenenza, ma, al contrario, la loro distinzione. Essi sono soprattutto "solisti", disdegnano di cantare in coro, al protagonismo sacrificano tutto, la coerenza, il rispetto per il prossimo, la verità. Narcisi esasperati, pur di occupare la scena trasgrediscono ogni regola. Saldamente appostati a destra troviamo tre esemplari pannellidi: Vittorio Sgarbi e Vittorio Feltri e, con caratteri suoi propri, Giuliano Ferrara. I primi due con primitiva rozzezza, il terzo con più raffinata maestria, puntano ad impressionare, a colpire nello stomaco, ad apparire come i furiosi ed immacolati fustigatori dei vizi pubblici, oppure come lo smaliziato esploratore dei meandri dell’intrigo politico. Come in un mosaico, sono le tessere che compongono una soddisfacente riproduzione dell’originario modello.

Ma Francesco Cossiga è schierato? E’ contro Berlusconi solo perché ne contende la leadership. Sostiene D’Alema ma dichiara di volerlo combattere: con chi sta veramente? Con se stesso e solo con se stesso, da autentico pannellide. Senatore a vita, non deve rendere conto a nessuno delle sua azioni, e quindi è in una condizione vantaggiosissima per dare sfogo alla sua incontenibile fiumana di battute. Tiene banco ogni giorno, rendendo vivace la cronaca su ciò che avviene nel palazzo, e con il suo ghigno di vecchio gufo beffardo dallo schermo dei televisori diffonde un cinico umorismo vagamente iettatorio. Un pannellide privilegiato, che del prototipo ha soprattutto acquisito l’orgogliosa superbia. Ma anche a sinistra ci imbattiamo in alcuni esemplari di pannellidi. Non so se Di Pietro sia di sinistra in senso pieno, è comunque schierato da quella parte. Anch’egli è convinto di avere una missione personale da compiere. Eletto senatore, poteva impegnarsi in un così prestigioso incarico collaborando nel gruppo di appartenenza. No, ha voluto inventare un movimento, L’Italia dei valori, per distinguersi, per prendere le distanze dal partito che pur lo aveva eletto, per darsi un palco da cui recitare un ruolo di protagonista.

Massimo Cacciari, ex Pci ed ex Pds, come tale eletto sindaco di Venezia, ora sogna un altro grande partitone, forse perché deluso dal partitino veneto che aveva creato per contrastare la Lega. Con Rutelli, sindaco di Roma, formano il movimento delle Centocittà, in dispregio ai partiti storici, insinuando a mezza voce che la differenza tra destra e sinistra è sfumata, ripescando il concetto di trasversalismo: sono tutte idee che furono di Pannella e che enunciate da lui avevano almeno il pregio della novità. Oggi sono rimasticature di un desolante provincialismo.

Umberto Bossi è un altro protagonista delle nostre cronache, ma per i suoi modi e per il tipo di consenso che suscita, piuttosto che Pannella ricorda quel Guglielmo Giannini che nell’immediato dopoguerra fondò il transeunte movimento dell’Uomo Qualunque: in entrambi i casi i personaggi hanno interpretato sentimenti, o meglio, risentimenti diffusi del ceto medio, esprimendoli con marcata impronta populista.

Al contrario questi intellettuali di sinistra, come Rutelli e Cacciari (e sembra che anche Achille Occhetto subisca la stessa tentazione) non esprimono il malcontento del popolo di sinistra: semplicemente si studiano di essere sempre originali, di esternare un parere ognor contrario a quello della propria parte col rischio, ovvio, di favorire la destra, di essere insomma sempre un po’ eretici. Tutto ciò contribuisce ad alimentare la scena e ad alleviare la noia delle cose serie, come la riforma fiscale di Visco, le leggi Bassanini o i provvedimenti per spronare l’economia, Un chiacchiericcio innocuo dunque, se si tratta in gran parte soltanto di parole.

Ma formare una lista antagonista per le elezioni europee non sono solo parole. E poi cosa ci sta a fare con questi tipi Romano Prodi, che è una persona seria? Lo è ancora?