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“I Democratici” di Prodi: possiamo fidarci?

Anche in Trentino si va strutturando il nuovo movimento.

L'asinello di Prodi e Di Pietro è indubbiamente frutto della crisi del centro-sinistra. A livello nazionale, citiamo il confuso ribaltone che ha portato alla sostituzione di Prodi con D’Alema; l’infausto revival del partitismo, con il ritorno delle immunità parlamentari, del finanziamento ai partiti; l’accantonamento di tematiche già presentate come vitali (giustizia e conflitto d’interessi) subordinate ai rapporti interpartitici; i paurosi sbandamenti su temi strategici come i diritti dei lavoratori; e altro si potrebbe aggiungere. Come pure a livello locale, con la nascita tutt’altro che entusiasmante della giunta Dellai, di cui parliamo in altre pagine.

E’ stata questa crisi a generare "I Democratici", che rischiano di rappresentare, dopo Lega e Forza Italia, il terzo movimento politico magmaticamente cresciuto sull’attuale crisi della rappresentanza politica. Con una specificità: questa volta ad esserne investito è il campo del centro-sinistra; che difatti ha reagito con evidente irritazione, quando non con gli insulti.

Ma chi sono questi "democratici" a livello locale, come si caratterizzano, chi vogliono rappresentare? Abbiamo invitato a un dibattito due esponenti locali di spicco: Werner Pichler, coordinatore del nuovo soggetto politico (di Cavalese, imprenditore prima e poi albergatore, animatore del Comitato per le vittime del disastro del Cermis; dalla recentissima e variegata storia politica, prima fondatore del Nuovo Pptt che si riproponeva di coagulare il dissenso autonomista, poi avvicinatosi ai Ds sulla scia dell’on. Olivieri e respintone da una sollevazione della sinistra di Fiemme, infine referente locale del movimento di Di Pietro) e Franco Garzon (ingegnere, libero professionista, già coordinatore di Alleanza Democratica, tenace eppur ragionevole sostenitore dei vari progetti a grosso impatto ambientale, PiRuBi, diga di Valda, terza corsia, ecc.). A interloquire con loro abbiamo chiamato un esponente della sinistra, l’avv. Mauro Bondi presidente dei Ds, già assessore provinciale agli enti locali.

* * *

Molti altri movimenti politici - dai Verdi alla Rete, alla Lega, ad Alleanza Democratica... - sono nati, come oggi i Democratici di Prodi e Di Pietro, presentandosi come un "movimento" anziché come un partito, proprio perché fra i loro obiettivi c’era quello di cambiare il modo tradizionale di fare politica. Per poi diventare anch’essi dei partiti come e peggio degli altri. Perché ora l’elettore dovrebbe dare a voi più fiducia?

Garzon: L’idea di base risale al ’92, quando si voleva fare un partito trasversale di tutto il centro-sinistra, tale da poter avviare un bipolarismo compiuto. L’’idea, che allora era forse prematura, è poi cresciuta fra i cittadini, ma è stata ostacolata dai partiti, che evidentemente non intendevano rinunciare alla loro rete organizzativa e di potere. Ora, sette anni dopo, con Prodi e Di Pietro, il progetto ha finalmente una visibilità abbastanza forte da poter partire.

Il nostro è un tipico programma di centro-sinistra, non molto distante da quello dei DS; ci caratterizza il modello organizzativo a cui tendiamo: un unico partito dell’Ulivo dove non abbiano più senso le rivalità e le gelosie che oggi insorgono continuamente tra le diverse forze della coalizione.

A livello locale, d’altra parte, è evidente il fallimento dell’esperienza dell’Ulivo. I comitati si sono praticamente sciolti, ma i loro rappresentanti confluiranno in larga misura nella nuova formazione, intanto in occasione delle elezioni europee.

I Democratici nascono per fare del centro-sinistra un soggetto unico; e per far ciò creano un ulteriore partito in concorrenza elettorale con le altre forze dell’Ulivo. Non è un po’ curioso?

Pichler: Dobbiamo distinguere fra l’Ulivo come coalizione e l’Ulivo come partito unico del centro-sinistra capace di raccogliere soggetti diversi. Il nostro obiettivo è quest’ultimo.

Finora la sinistra ha reagito abbastanza nervosamente alla nascita di questo nuovo soggetto. Eppure, se quanto Garzon e Pichler ci hanno detto è vero, non si vede il motivo dell’allarme; se invece sono fanfaluche, allora i Democratici non sono altro che l’ennesimo partitino, che non dovrebbe dunque preoccupare in questo modo i partiti dell’Ulivo, che già sopporta tanti partitini, magari rappresentati da personaggi screditati. Invece si preoccupa e molto. Come mai?

Bondi: Il perché del nervosismo è chiaro: si ha paura di perdere voti. Il problema però è un altro: oggi non c’è bisogno di nuovi partiti, ma piuttosto serve chiarezza su un punto fondamentale: la semplificazione del quadro politico, cioè l’andare verso due grandi schieramenti contrapposti sia a livello nazionale che europeo. Su questo nodo i Democratici danno una risposta a nostro avviso sbagliata, dicendo che chi verrà eletto al Parlamento europeo deciderà liberamente se affiliarsi al Partito Popolare Europeo (insieme con Berlusconi, Casini, ecc.), o se iscriversi al Partito Socialista Europeo. La proposta di Prodi e Di Pietro ha questa grave ambiguità di fondo.

Garzon: Se il progetto dei Democratici andasse in porto, potrebbe maturare la possibilità di aderire in blocco alla sinistra europea. E’ chiaro che non potremo mai aderire a un gruppo europeo che comprende Berlusconi...

Bondi: Sta di fatto che agli elettori si dice: dateci il mandato, che poi vediamo...

Garzon: La nostra evoluzione naturale va verso la sinistra dello schieramento europeo. Queste elezioni, se vogliamo, rappresentano un po’ un’anomalia: alle prossime, io credo che ci sarà questo chiarimento.

Però l’inizio appare un po’ ambiguo. Vi proponete come fautori della chiarezza in politica, e poi cominciate dicendo: prima ci votate, e poi decideremo con chi andare.

Garzon: Se lo chiedessero a me, non avrei problemi. In occasione delle elezioni provinciali, io avevo aderito ai DS; e la maggioranza di quelli con cui lavoriamo sono della stessa idea; dunque c’è già questo indirizzo...

Bondi: Il distacco che c’è oggi fra il cittadino e i partiti dipende da una mancanza di credibilità: il cittadino non crede più ai politici perché dicono una cosa e ne fanno un’altra. Il vostro limite di fondo è proprio questo: con ambiguità del genere non aiutate ad annullare questo discredito. Ed è un’ambiguità non casuale, determinata dalla volontà di portar via voti alla destra. Per questo motivo sul vostro simbolo non c’è l’Ulivo, e non si dice a quale delle grandi famiglie politiche europee si fa riferimento. E’ legittimo cercare di allargare il consenso anche in questo modo, ma è un modo perdente, che contribuisce a perpetuare quel distacco fra i cittadini e la politica che tutti conosciamo.

Come operate nella realtà trentina, e qual è la vostra posizione nei confronti della nuova giunta provinciale trentina?

Pichler: Stiamo organizzando sul territorio i referenti nei vari comuni. Finora abbiamo individuato una cinquantina di persone in comuni dove ci saranno le elezioni (Riva, Arco...), ma il lavoro deve ancora proseguire. Il nostro problema è che abbiamo tante richieste di partecipazione, che occorre valutare. E’ da notare che la fetta più consistente delle persone che si avvicinano al nostro movimento proviene dall’area della protesta (non voto e scheda bianca). Lo sappiamo dai sondaggi effettuati dalla "Directa". Ed anche questa circostanza spiega quel "non aver deciso" che Bondi ci contesta e la necessità di una maturazione politica. Il fatto che una grossa fetta di elettori torni alla politica, significa che la credibilità, la fiducia, ci sono...

E, dopo gli astensionisti, il gruppo più folto dei notri aderenti è rappresentato da elettori leghisti. E infine gente che proviene da Forza Italia.

Ripeto la domanda di prima: come giudicate il centro-sinistra che governa la Provincia?

Garzon: Il nostro giudizio è sostanzialmente positivo, anche se è evidente che il problema dei numeri ha portato ad una compagine non molto ben strutturata. Per il futuro guarderemo i risultati, ma orientativamente siamo ben disposti. Per capirci: se in occasione delle europee o delle comunali si fosse potuto arrivare ad una lista unica del centro-sinistra, noi saremmo stati pronti a parteciparvi. Inoltre, a proposito delle comunali di Trento, stiamo predisponendo un programma che fra breve presenteremo nelle diverse circoscrizioni di Trento, e che ci pare in sintonia con il programma dell’Ulivo del ’96, ovviamente con le necessarie articolazioni locali.

Noi non cerchiamo la conflittualità con le forze del centro-sinistra, i cittadini sono stanchi di beghe fra parenti...

Bondi: A proposito del governo provinciale le prospettive non sono esaltanti. C’è una contraddizione di fondo, in quanto il programma di giunta è in sostanza quello dei Ds, mentre gli assetti governativi sono decisamente di centro. L’altro problema è il grande spezzettamento delle competenze, che creerà senz’altro qualche problema. Dunque, premesse poco esaltanti, ma sarebbe ingeneroso dare un giudizio definitivo in base alle sole premesse

In questo contesto, la nascita - presumibilmente con un certo peso - di questo nuovo soggetto, cosa comporta?

Bondi: E’ una valutazione difficile. Sul piano dei programmi non sappiamo assolutamente nulla dei loro obiettivi. E non essendo i Democratici presenti in Consiglio provinciale, non c’è la possibilità di vederli in azione. Valuteremo in occasione delle comunali di Trento come decideranno di collocarsi.

Pichler: Come ho detto, il programma per le comunali verrà reso pubblico nei prossimi giorni. Se presentarci con una nostra lista e con un nostro candidato sindaco, è una cosa ancora da decidere: dipenderà dai risultati degli incontri ai quali inviteremo i rappresentanti del centro-sinistra. Se abbiamo già individuato alcune persone come possibili candidati a sindaco, non è per alzare il prezzo in una contrattazione che non intendiamo assolutamente fare; ma perché se, come sembra, si vuole metterci in un angolo, vogliamo mantenerci una via d’uscita.

Bondi: Noi vi chiediamo di sostenere la candidatura di Pacher, che è quella comune a tutto il centro-sinistra. Se voi invece presenterete un vostro candidato sindaco, i motivi potranno essere due: o cercate visibilità, oppure non volete caratterizzarvi con una posizione politica chiara, dicendo anche in questo caso agli elettori: ‘Prima dateci il voto, che poi vedremo’. Questo è tutto tranne che una proposta politica nuova.

Garzon: C’è una terza possibilità, cioè che Pacher non sia ritenuto all’altezza di fare il sindaco...

La nascita del nuovo movimento è stata favorita dalle difficoltà della sinistra e da un episodio lacerante come la sostituzione di D’Alema a Prodi alla guida del governo; con la non esaltante motivazione data dai Ds che in quelle condizioni, visto il veto di Cossiga a Prodi, bisognava imbarcare l’Udr, perché l’alternativa sarebbe stata il ricorso alle urne, dove il centro-sinistra avrebbe probabilmente perso. Da cui si potrebbe trarre la conclusione che quando i sondaggi non sono favorevoli, si possono anche cambiare le carte in tavola. E anche in Trentino la sinistra ha i suoi problemi: vedi l’aver preferito ad un assessore competente come Passerini un uomo come Andreolli dalle competenze sconosciute, però rappresentante di una certa componente del partito. Dunque la nascita dei "Democratici" non va percepita come una sirena d’allarme del fatto che la sinistra non riesce a rinnovarsi?

Bondi: I Democratici sono la risposta sbagliata a dei problemi reali. Il passaggio da Prodi a D’Alema, ad esempio, se è stato giusto rispetto ai fini che si proponeva, è stato però sbagliato perché smentiva quanto era stato promesso agli elettori (se questa maggioranza cade, si torna a votare). Riecco il discorso della credibilità: con certe mosse, guadagni nel breve periodo, ma rischi poi di trovarti in difficoltà, ad esempio con la nascita di un nuovo partito che sfrutta la tua debolezza. Discorso analogo con la vicenda Passerini-Andreolli: quanto è successo denota la difficoltà dei gruppi della sinistra ad acquisire una nuova identità comune, e il continuo riemergere dell’identità tradizionale, che pure, a parole, viene sottovalutata.

In conclusione: noi dobbiamo affrontare i problemi evidenziati dai Democratici nell’unica prospettiva sensata, quella di un orizzonte europeo all’interno del quale bisogna schierarsi senza ambiguità. Io sono disposto a cedere su tutto tranne che su questo, cosa che invece i Democratici non fanno. Da questo collocarsi preciso verrà alla sinistra una nuova dignità, grazie alla quale non avranno più senso le gelosie di bottega. Ci ritroveremo insieme su valori come la legalità, il federalismo, una spesa pubblica contenuta in modo da collocare ricorse sulle fasce deboli. E’ questo che ci distingue dalla destra: noi crediamo che ci siano ancora settori della società che hanno bisogno di una sinistra che si occupi di loro.

Garzon: Su queste considerazioni di Bondi ci troviamo perfettamente d’accordo, tanto è vero che il nostro programma si basa su quello dell’Ulivo.

La nostra differenziazione è invece di tipo organizzativo: siamo un movimento, non un partito piramidale, e pensiamo al lavoro sul territorio anziché all’occupazione di posti di potere. Emblematico è il fatto che sembra inevitabile dover puntare, come candidato sindaco di Trento, su Pacher che è uomo di partito, anziché cercare, sempre nell’area del centro-sinistra, una persona che abbia le qualità per quell’incarico; puntando cioè sulle qualità anziché sulla collocazione politica. Così come si è scelto Andreolli anziché Passerini solo per la sua appartenenza ai Ds.