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Caccia alle streghe in val di Fassa

La dura lotta contro gli ambientalisti che contrastano la costruzione degli impianti in Val Jumela.

Dopo la bocciatura da parte del Comitato Tecnico per l’Ambiente del progetto che prevedeva il collegamento sciistico fra Buffaure e Ciampac attraverso i declivi prativi di val Jumela, in val di Fassa il confronto si è fatto aspro, perfino minaccioso. Tanti, anche rappresentativi di realtà associative forti, hanno perso ogni capacità di confronto democratico. Sono bastati alcuni servizi giornalistici dell’Alto Adige, firmati da Franco de Battaglia, l’intervento della Sat di Moena, della Sat centrale tramite il suo presidente, di un ladino moenese, Stefano Dellantonio, per scatenare una vera caccia alle streghe.

E’ questo il frutto culturale seminato nel quinquennio dalla precedente Giunta provinciale, il frutto delle illusioni coltivate dagli assessori uscenti Moser, Giovanazzi, Zanoni. A loro modo di vedere, ogni tracciato di viabilità pesante, ogni proposta di impianti sciistici, ogni luogo urbanizzabile (ricordiamo come la proposta variante al Pup prevedesse l’aumento edificabile del 26% dell’esistente in Provincia) fosse dovuto. Le valutazioni di compatibilità economica e ambientali delle strutture erano perdite di tempo, vincoli da superare con procedure d’urgenza e forzature legislative.

Gli arrembanti sindaci trentini sono rimasti abbagliati da questo spigliato agire amministrativo; ecco quanto emerge daella lettura della vicenda della val Jumela. Ricordiamo che siamo in valle di Fassa, che stiamo discutendo dell’ultima valle intatta della sinistra orografica dell’Avisio, dove non c’è alcun bisogno di sviluppo sciistico: semmai è vero il contrario, necessita una diversificazione dell’offerta turistica.

Dopo la bocciatura del progetto è intervenuto il nuovo consigliere provinciale Gino Fontana, della lista della Margherita, un ladino che banalizza il valore ambientale e paesaggistico dell’area ed è favorevole a questi impianti. E’ intervenuto il deputato ladino e ulivista Giuseppe Detomas, che ricorda a Dellai gli impegni prelettorali che prevedevano la realizzazione degli impianti, confondendo l’agire politico-amministrativo con una banale fiera in cui un voto equivale ad una promessa. In questo dibattito il deputato dimentica di aver ricevuto, sia in Fiemme che in Fassa, anche i voti dell’area ambientalista, senza i quali sarebbe rimasto uno sconosciuto avvocato di periferia.

Sono stati attaccati Duccio Canestrini e Sandro Boato: al secondo, oltre ad un violento attacco personale, vengono rinfacciati i pochi voti ottenuti dalla lista verde, pur sapendo che i verdi trentini in questa tornata hanno raccolto ben pochi consensi dall’elettorato ambientalista.

I dirigenti della Sat di Moena sono stati aggrediti verbalmente dai satini del Centro Fassa durante l’assemblea provinciale. Il presidente provinciale della Sat si è visto rivolgere una valanga di insulti e falsità in lettere al giornale; altri albergatori hanno disdetto l’abbonamento all’Alto Adige.

Ma i più violenti attacchi li hanno subiti i pochi fassani che hanno osato uscire pubblicamente, in particolare il bibliotecario dell’istituto ladino, Stefano Dellantonio Monech, autore di una perla straordinaria per profondità ed equilibrio pubblicata in prima pagina su L’Adige. Da lui ha sùbito preso le distanze il direttore dell’istituto ladino, Fabio Chiocchetti, e gli sono piovute in casa decine di telefonate anche intimidatorie.

Il consigliere comprensoriale Antonio Pollam, presidente dell’Union dei Ladins, ha provato a chiedere tolleranza e capacità di confronto, ma è stato zittito dal sindaco di Pozza e da altri.

In valle si è creato un clima incredibile, eppure, nelle prese di posizione a favore della costruzione degli impianti nessuno è riuscito a confutare una sola delle tesi contrarie.

Si è fatta dell’ironia sulla necessità di salvare una pianta endemica, la Paluedila Squarrosa, si invoca la necessità di nuovi impianti per rimediare con un altro errore ad errori del passato, la costruzione dei deficitari impianti del Buffaure, si dice il falso affermando che si è rinunciato nel passato ad impianti già approvati, quando tutti sanno che quella rinuncia era dovuta al fatto che gli albergatori di Pozza non credevano al futuro collegamento e quindi non avevano investito nella società.

Nemmeno oggi hanno investito: questi impianti sono possibili solo grazie all’imponente intervento pubblico che copre il 60% dei costi .

Ma il dato preoccupante è l’arroganza delle risposte degli albergatori, la loro assenza di conoscenza specifica del progetto, la mancanza di una cultura della conservazione, della storia e del paesaggio e del valore della ricerca.

E’ preoccupante vedere la comunità ladina ripiegata nella difesa della tecnica linguistica mentre prosegue la cancellazione della loro specificità e l’ omologazione dei loro bisogni ai voleri del turismo più aggressivo. E’ preoccupante l’incapacità delle amministrazioni pubbliche nel tutelare una minoranza che chiede un ambiente ancora integro. In val di Fassa, a questa minoranza non viene garantito nemmeno un minimo spazio selvaggio, un’oasi libera da costruzioni e rumori.

Perché tutto, nella conca del Vajolet fino alla Marmolada, deve essere finalizzato al consolidamento dei redditi degli albergatori e degli imprenditori degli impianti sciistici.