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Tremembé: solidarietà in vacanza

“Chi l’ha detto che la solidarietà debba sempre accompagnarsi alla sfiga?” Un progetto trentino per un diverso turismo nel Terzo Mondo.

Quella che ci apprestiamo a raccontare è una storia "lenta", che ha inizio nel 1991, quando tre amici di Trento e il figlio di uno di loro, persone poco amanti delle vacanze da agenzia, quelle con villaggio turistico e animatori, arrivano in Brasile, nello stato del Cearà, più o meno là dove il profilo del Sudamerica si sporge a cuneo sull’Oceano Atlantico.

Dopo il viaggio aereo e parecchie ore di pullman, ecco l’arrivo a Icapuì, centro costiero di 16.000 abitanti, dove vengono ospitati in una casa sul mare da padre Lopes, parroco di Icapuì e collega di don Gino, missionario italiano nell’interno della regione e amico dei viaggiatori trentini. "Fu una settimana indimenticabile e piena di emozioni - ricorda Armando Stefani, presidente dell’Associazione Tremembé, uno dei quattro - al termine della quale decidemmo di mettere in piedi qualcosa per mantenere i contatti con una realtà che ci aveva profondamente coinvolto".

La bellezza dei luoghi, certo, e poi dei ritmi e degli stili di vita dalla cui diversità c’era molto da imparare; ma anche il desiderio di intraprendere una qualche iniziativa per venire incontro ai bisogni di una comunità con molti problemi. Insomma, un coinvolgimento nel quale confluivano motivazioni sia private che pubbliche.

Dopo qualche altro giorno trascorso presso don Gino e prima ancora di rientrare in italia, gli amici trentini hanno già in testa un’idea di massima di quello che vogliono fare. I due sacerdoti saranno i loro referenti sul posto, e grazie a loro l’idea comincia a prendere corpo: un paio d’anni più tardi viene acquistato un vasto terreno lungo la costa, nel villaggio di Tremembé (località del municipio di Icapuì), e quindi si comincia a costruire un edificio a un solo piano, grande (lungo 50 metri e profondo 30, con un ampio cortile interno) ma rispettoso della tipologia edilizia locale, a base rettangolare e con un patio che consente anche quando picchia il sole di avere un luogo ombreggiato dove stendere le amache.

A quale scopo?

"Quella casa - ci spiega Stefani - ha l’ambizione di essere molte cose. Una struttura turistica, per cominciare; riservata sia ad un turismo internazionale desideroso di conoscere la realtà di quei luoghi e stanco dei villaggi turistici recintati e dei grandi alberghi, sia ad una clientela brasiliana. Pensiamo soprattutto a tanti ragazzi che vivono nell’interno e che, se non emigreranno in qualche metropoli, passeranno tutta la vita nel loro villaggio, senza mai vedere il mare.

Inoltre la casa vuole essere un centro di aggregazione e di incontro per gruppi e organizzazioni del posto, dal sindacato alla chiesa.

In seguito, in altri locali che sorgeranno nei pressi (l’importante è trovare i soldi, non ci sono problemi né di spazio né di licenze edilizie...) vogliamo creare una scuola-laboratorio di falegnameria e artigianato. In questo progetto, che sarà definito nei particolari entro un paio di mesi, abbiamo coinvolto sia il Municipio (che pagherà gli insegnanti), sia un’associazione locale, che penserà alle attrezzature. Noi costruiremo l’edificio e istituiremo delle borse di studio".

La cosa è andata un po’ a rilento.- conclude Stefani - D’altra parte, trattandosi di un progetto che nasceva in collaborazione fra una associzione italiana e i rappresentanti di una comunità brasiliana, non potevamo essere noi, una delle due parti, a imporre i nostri tempi. E poi è bastato che là installassero Internet perché subito si vedesse un’accelerazione nell’attuazione dei programmi".

Comunque sia, oggi la casa esiste già, a pochi metri dal mare (o meglio, sul mare, fatto salvo quel po’ di spazio che bisogna lasciare all’alta marea, che da queste parti ha dimensioni di tutto rispetto); è gestita dalla brasiliana "Associaçao Turistica de Tremembé", e dopo un iniziale periodo di rodaggio durante il quale ha funzionato soprattutto per una clientela locale, prossimamente verrà pubblicizzata anche in Trentino, dopo che nel marzo scorso, in quel di Martignano, è stata formalmente costituita l’Associazione Tremembé. "Il gruppo promotore è composto da due preti e da un gruppo di persone che rappresentano le anime più diverse della sinistra; per tutti l’insieme di questo progetto è l’incrocio fra un sogno, la voglia di viaggiare, la solidarietà e la cooperazione internazionale.

A chi mandiamo il nostro messaggio? A chi semplicemente vuol dare un contributo a un progetto di solidarietà, ma anche a chi desidera vivere un turismo diverso e ancor più a quelle persone - studenti e pensionati per cominciare - che hanno voglia di andar là a dare una mano. So per esperienza personale che una volta entrati in contatto con quel mondo, non si riesce più a staccare la spina".

E per finire, una battuta che è quasi uno slogan: "Chi l’ha detto che la solidarietà debba sempre accompagnarsi alla sfiga?"