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Cura dimagrante a Sociologia

Riduzione degli indirizzi: scelta politica o spartizione di cattedre?

Daniela Anesi

Iniziamo con la teoria: la facoltà di Sociologia ha lo scopo di promuovere il progresso delle scienze sociali e di fornire la cultura necessaria a coloro che intendano dedicarsi alla ricerca sociologica, o all’esercizio delle varie professioni legate alle discipline sociali (sondaggi, statistiche, ricerche di mercato, organizzazione aziendale ecc).

Poi invece c’è la pratica; agli studenti attirati da questo ambito la realtà si rivela ben diversa: la ricerca è appannaggio dei docenti, gli studenti non lavorano sul campo e quello che viene insegnato è distante dalle possibili traduzioni nella concretezza del lavoro.

Quando da studente si passa a lavoratore sorge il problema: il datore di lavoro certamente non chiede il contenuto dei libri che si sono studiati, ma pone di fronte delle questioni da risolvere. L’università difetta proprio della forma mentis necessaria per essere autonomi nell’ambito lavorativo. Questo è un problema di tutta l’università italiana, cui si potrebbe in parte ovviare con l’introduzione obbligatoria nei programmi di stage presso aziende. A questo proposito dei passi si stanno facendo, queste esperienze sul campo si stanno iniziando a introdurre.

Sociologia in questo periodo ha sofferto anche di altri problemi: fino a qualche anno fa si presentava viva dal punto di vista della docenza, oggi sono venuti a mancare dei docenti di rilievo e gli effetti si sono sentiti. Il problema è in parte di fondo: la fuga dei docenti è da imputare a una calante attrattività di Trento, come facoltà di fronte alla nascita di nuove concorrenti nel nord Italia, e come città che sembra non offrire momenti adeguati per il confronto e la crescita personale.

Altro problema, i programmi dei corsi: in gran parte obsoleti se non, per usare una parola forte, superati dalla realtà del mondo del lavoro in continua evoluzione, più veloce delle capacità di aggiornamento dei programmi.

Insomma, la facoltà sta attraversando un complesso momento di transizione, che ha pensato di affrontare razionalizzando le risorse disponibili, nell’ottica di aumentare la propria specializzazione, riconoscibilità rispetto alle nuove concorrenti del Nord Italia; lo scopo è di rendere sempre più motivata la scelta di "venire a Trento" per studiare Sociologia.

E così la facoltà, che si presenta oggi con cinque indirizzi (politico-istituzionale, organizzativo-economico e del lavoro, territorio e ambiente, comunicazioni e mass media e pianificazione sociale), da quest’autunno affronterà una riduzione a due soli indirizzi - pianificazione sociale e territorio e ambiente, più l’indirizzo libero che raggrupperà tutti quegli esami facenti parte gli indirizzi precedenti (in pratica per dare la possibilità agli attuali studenti di terminare il proprio percorso).

Insomma, una forte razionalizzazione e concentrazione delle risorse.

Le perplessità ci sono e in particolare sono legate al dubbio se questi indirizzi siano realmente competitivi e concorrenziali rispetto agli altri atenei o invece la loro realizzazione non sia l’esito un po’ casuale di una spartizione di cattedre. Quest’ultimo dubbio potrebbe essere supportato dal fatto che proprio gli indirizzi che sopravvivono (soprattutto quello di territorio e ambiente) non sono stati giudicati positivamente dagli studenti attraverso i questionari sulla valutazione della didattica.

Auspichiamo che questa scelta si riveli azzeccata per il bene degli studenti che si avvicineranno alla facoltà.