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Belli e brutti, simpatici e no: scheda sui “matti” storici della

Luca Petermaier

E’ inutile nasconderlo: anche tra i matti, soprattutto tra i matti, ci sono quelli più simpatici e quelli invece più fastidiosi. Sarà per quello che combinano, sarà per l’eclettismo della loro devianza, sarà forse perché tutti li conoscono, sta di fatto che ce ne sono alcuni, a Trento, assolutamente irresistibili.

Prendiamo, ad esempio, quel ragazzo molto alto, con occhiali e capelli corti, che ride sempre e che se ne va ciondolando per le vie del centro storico a chiedere a quasi ogni ragazza che incontra se abbia il fidanzato e, quale che sia la risposta, replica: "Posso essere io il tuo fidanzato?"

Per non parlare poi di quel personaggio inquietante che chi frequenta la zona del centro storico-via S.Croce-Corso Tre Novembre-viale Verona non può non aver notato: un signore sui quaranta, basso, con baffi molto folti, gli occhiali da sole avvolgenti, la cui unica attività durante la giornata, e per tutti i giorni dell’anno (almeno per quanto ne sappiamo) consiste nell’andare su e giù lungo quel percorso, ininterrottamente, con una valigetta in mano che mi sono chiesto mille volte che diavolo contenga. Se vi piazzate al ponte dei Cavalleggeri, a qualsiasi ora del giorno, state certi che prima o poi lui passerà, e poi ripasserà, e seguendolo vi accorgerete che fa sempre lo stesso percorso, dalla mattina alla sera.

E poi c’è lui, il Marcello (di cui non si sa più niente da un po’). Nel suo caso è difficile parlare di puro disagio psichico, perché il Marcello è certamente un po’ matto, ma anche un po’ un barbone, un disadattato, insomma: è il Marrcello. Chi non lo conosce? Chi non lo ha mai sentito esibirsi nelle sue proverbiali filastrocche pornografiche sulla Madonna, Gesù Cristo e tutti i santi, che quando passava sotto casa mia, le finestre si riempivano di vecchiette che si facevano il segno della croce?

Ma il meglio di sé il buon Marcello lo ha dato durante i mondiali di calcio in Francia, quando ha tappezzato la ringhiera esterna della Facoltà di Lettere e buona parte dei muri delle case circostanti, con la scritta: "Forza Norvegia, Italia bus del cul!", aggiornando la prima parte della dicitura a seconda dell’avversario che di volta in volta veniva affrontato dalla nostra nazionale, mentre la seconda rimaneva invariata.

Per concludere questo breve viaggio tra i matti più caratteristici della città, è d’obbligo parlare di lei, Miss Millelire. Camminando in centro città, la si incontra ovunque, o che ripulisce le strade dai mozziconi di sigaretta (prima li raccoglie e poi li getta nei tombini), o che ferma i passanti e chiede "Hai mille lire?"; e il bello è che non aspetta nemmeno di vedere se tu gliele dai o no, perché quando le rispondi, se le rispondi, lei è già passata a occuparsi di qualcun altro.

Un giorno mi è capitato di vederla seduta sulla fontana del Nettuno, stranamente ferma e in silenzio, che piangeva. Mi sono fermato e le ho chiesto perché piangesse.

Mi ha risposto: "Perché mi vogliono mettere in manicomio".

"Chi ti vuole mettere in manicomio?"

"Mia mamma". Al che, per consolarla, le dico: "Stai tranquilla, non possono metterti in manicomio, perché i manicomi li hanno chiusi".

"Ma sei sicuro?"

"Certo!". Lei allora si blocca un secondo, poi si alza all’improvviso, va da un passante e riprende: "Hai mille lire?"

Giuro che è la verità.

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