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Fra telecamere e sicurezza

I più di uno, a Rovereto, è capitato, vedendo i risultati del centro-sinistra alle amministrative dello scorso 13 giugno, di correre col pensiero al voto per il rinnovo, fra un anno, del Consiglio comunale nella città della quercia. Riuscirà il governo di centro-sinistra a mantenere il governo della città? Se lo chiede la destra (o il centro-destra - decida il lettore secondo la sua generosità), pregustando lo scenario di una rabbiosa rivincita, e se lo chiedono in molti a sinistra (anche qui faccia il lettore come più gli aggrada), temendo una cacciata senza nemmeno l’onore delle armi. E chissà perché, gli uni e gli altri, quando lo scambio di battute supera qualche minuto, tirano in ballo Bologna. Così chi avesse ancora qualche dubbio sul valore simbolico dei risultati della città emiliana è servito. Ma è evidente che non si tratta solo di simboli.

A Rovereto, al ballottaggio delle ultime elezioni comunali del 1996, su 28.742 aventi diritto al voto non parteciparono 12.145 cittadini. Un’astensione molto forte, come si può vedere, che colpì sia a destra che a sinistra. Mentre a Giuseppe Chiocchetti, candidato del centro-destra, vennero a mancare quasi 3.000 voti rispetto a quanti ne avrebbe dovuto raccogliere la coalizione che lo sosteneva, a Bruno Ballardini ne mancarono "solo" 2.400 (ne prese 900 dei 3.323 che teoricamente la coalizione gli assicurava) e così vinse. A Rovereto. Quattro anni fa.

E in questi anni il fenomeno dell’astensione si è andato via via accentuando. Politiche, amministrative, referendum, europee: nessuna verifica elettorale viene ormai risparmiata dalla scelta di non votare da parte di milioni di elettori. Ma se non c’è dubbio che l’assenteismo somma le ragioni più diverse, sarebbe un errore non vedere che c’è un forte tasso di politicità nelle ragioni che portano al non-voto sia aree del centro-destra che aree del centro-sinistra. Solo la disinvoltura demagogica di Silvio Berlusconi può, imbrogliando gli sciocchi, tentare di far credere che Bologna o Arezzo si sono consegnate a Forza Italia e ai suoi amici. In realtà si è di fronte ad un problema di altra natura e la sinistra, per quanto la riguarda, lo deve saper cogliere, a Bologna come a Rovereto.

Eun aspetto appare piuttosto evidente: al venir meno delle forti identità ideologiche, decisive per una solida cultura dell’appartenenza, si è venuta affermando, se così si può dire, una cultura della rappresentanza cioè una esigenza di rappresentanza effettiva, visibile, verificabile da vicino nel quotidiano vivere di ciascuno. Un principio di delega al netto, insomma.

E’ negativo questo? La risposta è no. Perché obbliga chi si è fatto delegare (individui o schieramenti) all’amministrazione della cosa pubblica a dare risposte concrete a problemi concreti.

Ma non basta. Il cittadino-elettore vuole cogliere e sentire dal suo punto di osservazione che i suoi problemi sono affrontati in una logica di soluzione.

A Rovereto accade questo? I roveretani colgono e sentono l’amministrazione comunale impegnata in questo senso? L’impressione è che non sia così e che lo spettacolo regolarmente offerto dal Consiglio comunale alimenti vieppiù questo sentire, dimostrando che tra centro-sinistra e città la comunicazione è, per così dire, interrotta.

E il fatto che a questo contribuisca in modo determinante la cosiddetta opposizione di centro-destra, scomposta e disinvolta, non costituisce, per la maggioranza, un’attenuante, ma un’aggravante perché ne sortisce un’immagine di amministrazione o paralizzata nell’azione di governo, o costretta a cedimenti dettati dalla incapacità di venire a capo della sua stessa azione di governo.

In queste condizioni, perché mai un cittadino dovrebbe correre al seggio il giorno delle elezioni? E per giunta - aggiunge chi scrive - dare il voto a sinistra? Non si vede qui tutta la fragilità di un chiacchiericcio, spacciato per ragionamento, secondo cui andare a votare, e votare a sinistra, sarebbe necessario per impedire che vinca la destra? Bologna insegna e la sinistra a Rovereto ha di che riflettere.

Ma è solo un problema di comunicazione tra amministrazione e cittadini per cui è sufficiente spiegare, spiegare e ancora spiegare? E’ proprio di qualche minuto fa (per chi scrive) la notizia della scelta di utilizzare, da parte del centro-sinistra, spazi pubblicitari, a pagamento, per spiegare ai cittadini roveretani le sue ragioni sulla questione della fusione Asm-Sit e per denunciare gli ostruzionismi duri del Patt e di An. Una scelta forse utile, ma esaurisce o risolve il problema? Davvero la scollatura tra centro-sinistra e cittadini non ha altre malsane radici?

Esemplare da questo punto di vista è la vicenda della mozione leghista in Consiglio comunale sull’installazione di telecamere nei punti più a rischio della città. Approvata con 24 voti a favore, 2 astenuti e 2 contrari, si è caricata di due effetti di cui il centro-sinistra roveretano non aveva proprio bisogno. Non solo il centro-sinistra è apparso costretto a subire un provvedimento concreto che altrimenti mai avrebbe approvato, permettendo così alla Lega di presentarsi come paladina della sicurezza dei cittadini, ma a completare il disastro si è aggiunta la percezione che la maggioranza abbia ceduto sulla mozione leghista per disinnescare l’ostruzionismo all’accordo Asm-Sit messo in atto dal centro-destra grazie anche ad un regolamento del Consiglio che permette all’opposizione ogni sconcezza. La sicurezza, insomma, come un prezzo da pagare, non un valore di cui sentirsi portatori a tutela della collettività: questo il messaggio che ha raggiunto i cittadini.

Ma per quale ragione la sicurezza dei cittadini non appare essere un valore per la sinistra? Quando alcuni mesi fa vennero diffusi i dati sulla microcriminalità, a Boldrini e compagnia che presentavano un quadro drammatico della situazione il centro-sinistra rispose con dati alla mano. Non solo la situazione di Rovereto risultava meno pesante rispetto ad altre città, ma addiritura alcuni tipi di reato erano in calo. Una risposta del genere, però, non basta al cittadino, perché di fronte ad una paura diffusa affermazioni simili appaiono come minimizzazione di un problema reale. All’anziano che la sera, passando per le vie del centro storico, si sente assalire da atteggiamenti poco rassicuranti, non importa che gli scippi siano calati da 50 a 41, ma pensa a che cosa può arrivare dopo una sghignazzata di provocazione; alla donna che passeggia col bambino nei giardini della città non importa che le violenze fisiche siano calate di numero in un anno, ma si chiede che protezione è in grado di dare al bambino e a se stessa dal momento che non sa se quel pesante apprezzamento di gruppo, fatto di sguardi e parole, non sia il preludio di qualche più grave violenza.

In questi anni molto è cambiato dentro le nostre città. Non si sono moltiplicate solo le automobili, trasformando vicoli e stradine, previste per i cavalli e qualche carrozza, in camere a gas; ma è cambiata rapidamente la percezione che i cittadini hanno della città, portando ai primi posti la questione della sicurezza. Rovereto, da questo punto di vista, non fa eccezione e l’entrata di gruppi umani estranei alla città ha notevolmente aggravato il problema. Ma come si fa a lasciare alla Lega o alla destra l’iniziativa di dare risposte alle richieste di sicurezza dei cittadini? A Bologna (ancora Bologna) una delle cause che hanno indotto molti elettori della sinistra a non votare è stata individuata proprio in questo ordine di problemi.

Eppure in diverse città non sono mancate iniziative interessanti. Solo per fare un esempio, a Perugia l’amministrazione comunale ha preso l’iniziativa di un progetto chiamato Perugia città sicura e democratica per "mettere in campo una serie di iniziative tese ad arginare" i problemi creati dal microcrimine cittadino. Alla fine del maggio scorso il Comitato Tecnico del progetto, presieduto da un coordinatore, ha deciso di andare alla mappatura di tutte le zone a rischio per attuare interventi di prevenzione sul territorio. Una mappatura che un gruppo di lavoro interno al Comitato ha il compito di tenere sempre aggiornata, "così da favorire - come recita il documento approvato - interventi mirati ed efficaci di controllo, sorveglianza e dissuasione dei fenomeni di microcriminalità". Interessante è sapere che questo Comitato Tecnico del progetto Perugia sicura e democratica voluto dal Consiglio comunale è diretto dal Comando della Polizia Municipale e ne fanno parte rappresentanti della questura, delle associazioni del volontariato ed assistenti sociali. E non è l’unica iniziativa messa in atto dal Comune di Perugia, perché essa si affianca ad altre già avviate.

Queste ci paiono iniziative serie.

A Rovereto invece la sinistra elude il problema, e una parte insorge contro il centro-destra che chiede le telecamere, un’altra le accetta, obtorto collo, come compromesso. Ma, accidenti, queste telecamere, saranno una risposta solo parziale, ma che male fanno? Perchè questa assurda, ideologica opposizione a qualsiasi cosa permetta, nel rispetto dei diritti di tutti, una maggior tranquillità?

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