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Una toppa peggio del buco

Certi giornali non sbagliano mai; e se sbagliano, non lo si deve far sapere.

Il tema, da tempo al centro di un acceso dibattito, è quello della ipotizzata costruzione di impianti sciistici in val Jumela, che a detta di molti deturperebbe irrimediabilmente un’area di grande valore ambientale. In proposito, sui due quotidiani locali compaiono, il giorno 4 agosto, due lettere: quella sull’Adige è intitolata "Val Jumela: no ragionato agli impianti", mentre quella pubblicata sull’Alto Adige, più breve, compare col titolo "Qualche buona ragione per dire di sì alla val Jumela".

Il lettore che non nutra particolare interesse alla questione e che dunque si sia limitato ai titoli, avrà pensato trattarsi dell’intervento di due persone di opposta opinione; chi invece si sia preso la briga di leggere i testi dall’inizio alla fine, avrà constatato con stupore che le lettere si assomigliano molto. Anzi moltissimo; in sostanza si tratta della stessa lettera, solo che in un caso il testo è stato accorciato e soprattutto introdotto da un titolo che travisa completamente le intenzioni dell’autore. D’altronde, la firma è la medesima, quella dell’ing. Umberto Groff, che quando si è accorto della cosa si è un po’ arrabbiato, constatando che l’Alto Adige non solo aveva tagliuzzato maldestramente il suo scritto, ma addirittura gli aveva messo un titolo che lo arruolava a forza tra gli aspiranti cementificatori della val Jumela.

Volendo uscire da una situazione di sputtanamento in cui si sentiva coinvolto per colpa dell’improntitudine del giornale, Groff invia un fax al direttore dell’Alto Adige, facendo presente come l’intervento redazionale "stravolga completamente la versione originale, ad iniziare dal titolo, addirittura diametralmente opposto a quello corretto". "Anche nel testo - continua - lacune ed errori di trascrizione comportano un travisamento", sia a causa dei tagli apportati, sia per altri particolari, come un "non" dimenticato che ribalta completamente una dichiarazione riportata nella lettera.

Per sicurezza, Groff cerca anche di mettersi in contatto col responsabile della corrispondenza, ma inutilmente. Dopo diversi tentativi riesce comunque a parlare con un redattore, che però si dice all’oscuro di tutto e comunque si limita a prendere atto di quanto gli viene detto.

Fin qui, comunque, non c’è da scandalizzarsi: purtroppo sono cose che capitano. Ma quando un giornale si accorge di aver combinato un simile pasticcio, dovrebbe sentire il dovere di fare ammenda, anche se il diretto interessato e danneggiato non ne facesse esplicita richiesta, come invece fa l’ing. Groff, che in coda alla sua protesta domanda l’immediata rettifica dell’erropre.

E invece passano i giorni e sull’Alto Adige non compare nessuna rettifica, finché l’ing. Groff si arrabbia davvero e invia una comunicazione dell’accaduto all’Ordine dei Giornalisti, cui chiede di censurare il comportamento del giornale, un comportamento - viene detto - che "acuisce la sfiducia che i cittadini nutrono verso la stampa, umilia i tanti giornalisti che si impegnano con serietà nello svolgere il loro difficile compito, e specialmente ha riversato sul sottoscritto e indirettamente sul dott. Marzola (l’autore della dichiarazione scippata di un "non", n.d.r.) un’immagine solo negativa".

Fra una decina di giorni l’Ordine dei Giornalisti dovrà esaminare la vicenda e stabilire se è censurabile il comportamento di un organo di stampa che, presumibilmente per un malinteso senso dell’onore ("mai ammettere di aver sbagliato") strapazza in questa maniera i propri lettori.