Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca
QT n. 16, 25 settembre 1999 Servizi

“Compito dello storico è comprendere, non giudicare”

Karol Modzelewski è docente di storia medievale all’università di Varsavia. Negli anni ’80 fu uno degli intellettuali di spicco del sindacato Solidarnosc che, sotto la guida di Lech Walesa, provocherà la caduta del regime comunista in Polonia. Modzelewski fu anche in prigione per alcuni mesi. Lo abbiamo incontrato, con una certa emozione dobbiamo dire, nel corso del convegno organizzato a Trento dall’Istituto Trentino di Cultura.

Professore, il suo intervento a favore di una storia che "comprende" piuttosto che giudicare e condannare, è stato applaudito, ma ha provocato anche una certa sorpresa. Da dove le viene questa convinzione?

"Io insegno storia medievale, mi incontro cioè con società, dal punto di vista antropologico, culturalmente molto diverse da quelle moderne. Lì, nel mio campo specialistico, ho sperimentato l’importanza del comprendere chi è diverso".

Questo approccio è necessario anche nello studio della storia del Novecento?

"Nella nostra epoca siamo certamente molto più eguali e uniformi, ma permangono tante diversità che vanno studiate e capite. Nell’approccio antropologico occorre ‘simpatia’ verso ciò che si studia, ed evitare di cedere al bisogno del capro espiatorio, che scarica il male su altri".

Qui però stiamo parlando di nazismo e stalinismo, due fenomeni che hanno prodotto orrori e massacri.

"Il nazismo e lo stalinismo sono da condannare, dal punto di vista sia etico che politico, è ovvio. Ma allo storico si chiede qualcosa d’altro, di comprendere anche i fenomeni orribili. Volere un processo di Norimberga contro il comunismo sarebbe aderire ad una mentalità da guerra civile. Faccio un altro esempio. Nei primi anni ’80, in Polonia, fra Solidarnosc e il partito comunista lo scontro fu radicale: l’incomprensione portò alla demonizzazione reciproca dell’avversario. Io da storico, e comunista in gioventù, cercai di far comprendere la mentalità dei comunisti, il loro punto di vista, ma senza grandi successi".

Che cosa fu a suo giudizio lo stalinismo?

"Io ho vissuto quegli anni, ma l’averli vissuti non è sufficiente per comprenderli storicamente. Occorre studiarli, e io invece mi occupo delle società medievali. Mi pare di poter condividere l’opinione di Werth, espressa in un saggio de ‘Il libro nero del comunismo’. A provocare il terrore fu il fanatismo, la convinzione di battersi per gli ideali più giusti. Questo porta al disprezzo verso chi non condivide la tua ideologia, alla mancanza di orrore persino di fronte all’assassinio di massa. E’ la mentalità tipica della guerra civile, che si formò nel corso della prima guerra mondiale. Non condivido invece la posizione del curatore del volume, Courtois: la sua mi sembra banale propaganda tutta tesa a dimostrare l’identità dei due regimi, il nazista e il comunista, per compiacere la nuova destra europea. Ma il problema non è statistico: lo storico non si accontenta del conteggio dei morti".

Qual è allora la differenza fra comunismo sovietico e nazionalsocialismo tedesco?

"Nel comunismo l’ideologia ha un’importanza enorme, fino a spingere al fanatismo. E il fanatico può essere più pericoloso del pragmatico, del cinico addirittura. La popolazione dell’Urss doveva essere terrorizzata, resa ‘conforme" al comunismo, in qualunque modo. In Germania la popolazione tedesca non dovette essere terrorizzata, in quanto già disponibile al conformismo nazionalsocialista. Il terrore si scaricò sugli ebrei".

Quale fu il ruolo della Polonia nei confronti del popolo ebraico, e della Shoah?

"Che i maggiori campi di sterminio siano sorti in Polonia non lo vollero certo i polacchi. Fu una decisione dei tedeschi presa per motivi logistici. Nella popolazione polacca c’era, e c’è, antisemitismo, ma meno che in quella russa ed ucraina e comunque i polacchi, con gravi rischi, salvarono molti ebrei. Ci furono poi episodi di collaborazionismo, di polacchi che denunciarono gli ebrei, o li ricattarono. La Chiesa cattolica era inquinata dall’antigiudaismo, e lo stesso padre Kolbe, che sarà assassinato in un campo di sterminio nazista, prima della guerra pubblicò degli scritti antisemiti. Ma lo Stato polacco clandestino, e poi la Resistenza, si opposero al collaborazionismo, arrivando ad emettere delle condanne a morte contro chi collaborava con le autorità di occupazione tedesca. I tedeschi, che non riuscirono a istituire in Polonia un governo fantoccio, vi esercitarono l’occupazione più dura fra tutti i paesi dell’Est: i morti furono sei milioni, tre dei quali ebrei. Oggi in Polonia non ci sono più ebrei".

Sono anch’io un insegnante di storia. Qual è la funzione della storia per un giovane oggi?

"Serve a capire che il mondo è pieno di varietà che vanno scoperte, comprese e rispettate. E che per i problemi non esistono soluzioni valide per tutti i tempi e tutti i luoghi".

Parole chiave:

Articoli attinenti

Nello stesso numero:
L’umanità offesa

Commenti (0)

Nessun commento.

Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire il codice e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.