Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Capitali coraggiosi

La Banca Popolare Etica ha aperto il suo primo sportello. E’ una banca molto speciale: con quali prospettive?

Il denaro? "Non olet ("non puzza") - rispondeva l’imperatore Vespasiano a chi gli faceva notare come fosse poco elegante trarre guadagni dallo sfruttamento dei gabinetti pubblici. E per quasi tutti noi è così: non ci chiediamo attraverso quali tragitti i nostri risparmi investiti in banca ci diano poco o tanto guadagno: l’importante è il risultato. Ma qualcuno ci si interroga, e si arrabbia quando viene a sapere che i suoi soldi sono serviti per traffici d’armi, o che viceversa sono stati negati a iniziative di solidarietà meritorie che però non offrivano analoghe garanzie di successo.

Nasce da qui l’idea della "banca etica", una banca virtuosa che, pur badando alla redditività economica dell’impresa, garantisce però il risparmiatore sull’uso dei fondi, destinati a iniziative di valenza sociale in Italia come all’estero.

Dopo le numerose esperienze del genere già sorte all’estero (vedi scheda), anche in Italia si voleva mettere in piedi uno di questi istituti di credito alternativi.

Non si partiva da zero: sul finire degli anni Settanta cominciava difatti a nascere (prima a Verona, poi a Milano, a Udine, a Padova e in altre città del nord) il circuito MAG (Mutua AutoGestione), cooperative finanziarie che erogavano, a condizioni di favore, crediti a iniziative di valore sociale, riguardanti l’ambiente, la solidarietà, la cooperazione internazionale...; ma è solo a partire dal ’94 che si pensa concretamente alla fondazione di una vera banca. Ventidue soci (tra i quali le Acli, l’Arci, le Botteghe del commercio equo e solidale, il Gruppo Abele, Mani Tese) creano l’associazione "Verso la banca etica", poi trasformata in cooperativa, e cominciano a raccogliere nuovi soci e i fondi necessari.

Si pensa inizialmente a una banca cooperativa, sul modello delle casse rurali, che richiederebbe un capitale sociale relativamente modesto, ma l’idea si rivela impraticabile, perché quella che si vuole mettere in piedi non è una banca di interesse locale. Viene scelta allora la forma della banca popolare, che richiede un capitale di partenza di almeno 12 miliardi; la cifra viene finalmente raggiunta nel maggio del ’98, a novembre giunge l’autorizzazione ad operare da parte della Banca d’Italia, e l’8 marzo scorso la Banca Popolare Etica apre il suo primo sportello a Padova, con una decina di dipendenti, oltre ad un servizio di "Internet banking" che permette di eseguire operazioni a distanza. Attualmente, il capitale sociale è arrivato a 16 miliardi, il risparmio raccolto è di 24 e i crediti erogati ammontano a 10 miliardi. E le cifre finiscono qui.

Idestinatari del credito erogato dalla Banca Etica sono, come si accennava all’inizio, organizzazioni non-profit (cooperative, enti, circoli, ecc.) che abbiano come obiettivo il perseguimento di interessi collettivi. A titolo di esempio, i progetti finanziati dalla nuova banca nei suoi primi mesi di vita riguardano fra l’altro una struttura per portatori di handicap a Reggio Emilia, interventi umanitari in Kossovo, un progetto di reinserimento per ex detenuti a Perugia, un centro residenziale per malati psichici a Brescia, attività di cooperazione internazionale in America Latina, la creazione di imprese sociali nella Locride, e così via. Va aggiunto che, al momento in cui conferiscono alla banca i propri denari, i clienti possono scegliere il settore verso cui desiderano che il loro risparmio venga indirizzato e la banca deve tenere conto, nei limiti del possibile, di tali indicazioni. In ogni caso, i risparmiatori (sempre identificati: non sono previsti strumenti di risparmio al portatore) verranno tenuti periodicamente al corrente dei beneficiari dei crediti concessi, nonché degli importi dei prestiti. I quali saranno erogati secondo un principio definito di "solidarietà a rischio calcolato". Ciò significa che le richieste verranno valutate in modo diverso rispetto alle banche tradizionali, privilegiando cioè la validità dei progetti e le capacità individuali dei richiedenti rispetto alle garanzie reali che questi sono in grado di offrire.

D’altra parte però - garantiscono i promotori della Banca Etica - "la banca adotterà logiche gestionali identiche a quella delle migliori banche ordinarie. A questo scopo deve adottare comportamenti rigorosi, ad esempio nella fase di rientro dal credito per i clienti a rischio o al momento di far valere le garanzie, in particolare quelle personali. Tale comportamento ovviamente sarà adottato anche per tutelare i risparmiatori".

Siamo così arrivati al punto più delicato, i risparmiatori appunto; e alla domanda cruciale: un’inziativa come questa è appetibile per un "normale" cliente?

La Banca Etica è in grado di offrire i servizi fondamentali: conti correnti di diverso tipo, bancomat, carta di credito, certificati di deposito, obbligazioni... D’altra parte presenta indubbiamente alcuni punti deboli, come l’esistenza, al momento, di un solo sportello a Padova, e soprattutto il fatto che il rendimento garantito è - sia pure di poco - inferiore a quello delle altre banche.

A questo punto, le prospettive della Banca Etica ci sembrano analoghe a quelle del cosiddetto commercio "equo e solidale" (quello delle botteghe di Mandacarù): se volete comperare del cioccolato, la scelta più immediata è quella del supermercato, della marca più economica o più nota; ma forse ci tenete ad avere un prodotto assolutamente "naturale", o magari siete particolarmente sensibili alle ragioni della solidarietà e sapete che quell’altro commercio, quell’altra cioccolata, garantisce una più equa remunerazione a chi materialmente la produce in lontani paesi, e allora siete anche disposti a pagare qualche cosa di più. Una nicchia di mercato, insomma, che ha dimostrato di poter vivere, tanto che oggi questi prodotti hanno una sia pur modesta presenza anche negli scaffali della grande distribuzione.

Lo stesso è probabile che avvenga nel settore del credito, come le esperienze di altri paesi stanno dimostrando: non una vera e propria concorrenzialità dunque, ma l’offerta di un prodotto con caratteristiche molto particolari che vengono incontro alle richieste di una fascia di cittadini certamente minoritaria, ma senza dubbio in crescita e comunque già oggi numericamente sufficiente a garantire la sopravvivenza dell’iniziativa.

I promotori guardano soprattutto a quella parte di popolazione (si parla di circa tre milioni di persone) in vario modo coinvolta nelle associazioni del volontariato, ma sono consapevoli che è comunque indispensabile farsi conoscere; a questo scopo è stato creato a Trento un comitato di coordinamento e sono stati istituiti dei punti informativi presso le Acli di Trento, la cooperativa "La Casa" di Rovereto e la Cassa Rurale di Tassullo, oltre che su Internet.