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Patt, il congresso parla d’altro

Al congresso del Patt, dallo scontro Andreotti/Franzinelli emerge Bezzi. Ma sulle cause della crisi del partito nessuno discute.

Franzinelli o Andreotti, questo era lo scontro che si preannunciava al congresso del Patt. Tra l’area più dura e pura, paradossalmente rappresentata dall’ex-sindacalista della Cgil Franzinelli; e l’area moderata, rappresentata dall’ex-presidente (del partito e della Provincia) Andreotti. Segretario è stato eletto Giacomo Bezzi, esponente dell’ala moderata. E a presidente è stato eletto Eugenio Binelli, ma solo in seguito all’esplicita rinuncia di Andreotti.

In realtà i moderati non sono in maggioranza: hanno prevalso solo perchè il fronte opposto si è diviso, per mere questioni di seggiole (tra Franzinelli e il segretario uscente Kaswalder). Il congresso è stato numericamente in mano agli autonomisti duri e puri.

La cosa non sorprende. La crisi devastante dell’ultimo anno (gli orologi di Tretter, una vita interna impossibile, l’incapacità a decidere, a darsi una linea) ha inciso sul corpo del partito: è rimasto solo lo zoccolo duro, anzi quello durissimo. L’area moderata, degli amministratori si è allontanata, avvicinandosi alla Genziana dell’assessore ex-pattino Pallaoro, oppure alla Margherita, oppure semplicemente si è tirata in disparte.

In questa situazione il congresso non ha nemmeno affrontato i problemi veri che ha di fronte: la scelta per il maggioritario, per l’elezione diretta del presidente della Giunta provinciale, per la trasparenza nelle alleanze; se essere un partito di governo oppure di programmatica opposizione valligiana; se puntare alla modernizzazione del Trentino ancora tradizionale, o se essere il partito della nostalgia, aggrappato alle tradizioni, magari inventate, come quella degli Schutzen.

Su questo non solo non si è scelto; non si è neanche discusso. Questo vistoso equivoco sui contenuti ha portato a compromessi, difficilmente gestibili, sulle persone. Bezzi è stato votato da chi non la pensa come lui, ma ha voluto fare lo sgarro a ex-amici. Binelli, che moderato non è, è stato con difficoltà eletto nella carica di super partes; lui che non è illibato (condannato in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione) dovrebbe pubblicamente rappresentare un partito già scosso alle radici nella sua credibilità dai tanti processi Tretter.

Insomma, il Patt ha affrontato il dopo-Tretter, e con Bezzi si è dato una leadership presentabile; ma le cause di fondo della sua crisi sono ancora lì, irrisolte.