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Il partito della speculazione non gradisce

Trento, incominciano le manovre attorno al nuovo Prg. L'amministrazione intende nominare come consulenti tre tecnici non graditi al partito del mattone. E allora...

Sono apparse come le solite schermaglie partitocratiche: dichiarazioni, polemiche, "un posto per noi", "visibilità" ecc. E invece sotto c’è molto di più, il potere vero, i soldi; e il futuro del capoluogo. La questione è il prossimo Piano regolatore di Trento. Momento sempre importantissimo nella vita di una città; questa volta particolarmente delicato in quanto rientreranno in gioco, a seguito delle dismissioni industriali e militari, una serie di aree centrali e pregiatissime (Michelin, Italcementi, caserme). Aree che potranno riqualificare la città a iniziare dal suo rapporto con il fiume; ma che al contempo sono nel mirino del partito della speculazione, che intravede mirabolanti possibilità di nuovi arricchimenti. Se a questo aggiungiamo ulteriori questioni come il nuovo ospedale, l’aeroporto, l’espansione di Trento-sud, è chiara l’importanza della posta in gioco.

Il partito del mattone era abbastanza tranquillo: tradizionalmente ha intessuto proficui - per lui - rapporti con praticamente tutte le amministrazioni cittadine, da Piccoli a Benedetti a Goio (ricordiamo lo scempio di Trento-nord) a Dellai (note le sue propensioni per lo speculatore Tosolini, meno note, ma più incisive, quelle con il rampante arch. Pallaoro, con conseguente schifezza al nuovo ingresso della città, un condominio denominato "Finestra sull’Adige"). Gli speculatori quindi erano tranquilli: i rapporti consolidati non sembravano poter essere messi in discussione dal nuovo sindaco, un ex-comunista all’acqua di rose, un bonaccione sempre vissuto all’ombra del mitico Dellai.

Invece è arrivata la sorpresa. Proprio dal punto più inaspettato: la Margherita, che sembrava saldamente nelle mani di Dellai. Infatti l’assessore Andreatta, esponente dell’ala non ortodossa della Margherita\Popolari (vedi il numero scorso di QT), professore all’Arcivescovile, si è messo in testa di fare l’assessore per davvero. Ed ha proposto per la redazione del nuovo Prg, una terna di consulenti (Renato Bocchi, Alberto Mioni, Bruno Zanon) i cui nomi sono subito andati di traverso al partito della speculazione.

Ed ecco allora la controffensiva. Affidata, per il momento a Giorgio Casagranda, già presidente dell’aeroporto Caproni (nota baracca mangiasoldi e sotto inchiesta, che ha coinvolto seppur marginalmente anche Casagranda) già assessore comunale, terminale in Comune dell’uomo del mattone della Margherita, il superassessore provinciale (ai Lavori Pubblici, naturalmente) Silvano Grisenti. Nella cascata del potere interna alla Margherita, Grisenti coltiva per conto di Dellai i rapporti con i poteri forti, Casagranda agisce per conto di Grisenti al Comune di Trento, ahimè non da assessore (carica improponibile proprio per via della grana giudiziaria sul Caproni) ma da capogruppo. Ed ecco quindi che l’esperto Casagranda, in teoria l’assessore vero che manovra il novellino Andreatta, si vede quest’ultimo prendere sul serio la propria carica, fare di testa sua, e nominare dei consulenti che proprio non vanno.

Casagranda allora a più riprese esterna sulla stampa la propria contrarietà, e convoca una riunione del gruppo, mettendo sotto accusa Andreatta (e gli altri margheritini non-ortodossi) per le "scelte non collegiali". Ma tra i due fronti c’è troppa differenza di cultura e motivazioni, c’è scarsità di comunicazione; Andreatta neanche si presenta all’incontro che dovrebbe vederlo sul banco degli imputati.

A dar man forte al partito del mattone, scende in campo - si fa per dire - il socialdemocratico Pietracci. O meglio Pietracci, residuato bellico della prima repubblica, già condannato per le tangenti dell’Autobrennero, pensa di trovare qualche spazio infilandosi nella situazione, nel tentativo di accreditarsi presso gli ambienti che contano. Ed ecco anche lui tuonare contro i consulenti, reclamare spazi nella scelta. E avanzare un nome alternativo - e altamente indicativo: Marcello Vittorini.

Il che chiarisce tutto anche ai più ingenui. Vittorini infatti è stato il padre dell’ultimo Prg della città, un piano colabrodo, in gran parte inattuato, sostanzialmente inutile; non solo, Vittorini ha avallato alcune delle cose più scandalose di questi ultimi anni, come lo sdoppiamento del Palazzo di Giustizia (tanto per comperare da Tosolini una porzione dell’allora invenduto Centro Europa) o l’incredibile metropolitana di Malossini, del cui pazzesco progetto era coordinatore. Riproporre un nome del genere, se fosse una cosa seria sarebbe una provocazione. In realtà è un segnale di Pietracci al partito del mattone: se avete bisogno di me sono a disposizione.

Insomma, sono iniziate le grandi manovre per ricondurre l’amministrazione comunale alla norma. Vedremo se questa saprà reggere.