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Prg di Mezzolombardo: il paese mormora…

Troppo tempestivi acquisti di aree, strani passaggi di proprietà e un inatteso cambio di destinazione urbanistica fanno sorgere qualche sospetto.

AMezzolombardo si è diffusa la voce che uno dei tecnici incaricati dal Comune di preparare il nuovo piano regolatore della borgata avrebbe acquistato (tramite la compartecipazione ad una società immobiliare) un’area che, già destinata a parco pubblico, sta per diventare in gran parte edificabile ad uso residenziale. Il responsabile del progetto, l’architetto Fabrizio Merler, non nega di averne sentito parlare, tanto da ritenere il fatto quasi di dominio pubblico, ma esclude invece che il tecnico in questione abbia potuto avere in ogni caso una qualche influenza sul lavoro di preparazione del nuovo piano regolatore di Mezzolombardo. Merler sostiene infatti che l’eventuale interessato, già presente nel gruppo tecnico incaricato dal Comune con il ruolo di "responsabile della organizzazione Segeco" (lo studio associato titolare della commessa), ha lasciato il gruppo di lavoro da almeno due anni ed in ogni caso prima che venissero assunte le scelte di pianificazione urbanistica.

Resta il fatto che il paese è piccolo e la gente mormora, e anche Questotrentino ha ricevuto il suo bel fax di segnalazione già poco tempo dopo la pubblicazione dell’articolo sugli strani acquisti di terreni agricoli in quel di San Michele all’Adige da parte della società proprietaria del Mercatone Uno (altro bell’esempio di trasparenza in materia urbanistica).

A Mezzolombardo l’area dello "scandalo" è quella occupata dai fabbricati abbandonati dalla vecchia distilleria, che da qualche anno si è trasferita a Mezzocorona. L’area confina con la casa di riposo e l’ospedale San Giovanni e risulta centrale rispetto ad una zona in forte espansione edilizia. Per questo, da vent’anni, la zona era stata vincolata ad area a verde attrezzato (parco urbano) e a servizi di pubblica utilità. Sembrava quindi logico aspettarsi dal nuovo piano regolatore una conferma dell’attuale destinazione pubblica, considerato che, a distilleria chiusa, sarebbe ora più facile di prima dare concreta realizzazione alle vecchie intenzioni di trasformare quella zona in un polmone per i confinanti edifici pubblici e per i tanti cittadini residenti. Invece, l’estate scorsa, quando il commissario ad acta dott. Salizzoni ha licenziato la nuova proposta di piano regolatore, è bastata un’occhiata alle carte per scoprire che circa due terzi dell’ex distilleria era diventata zona buona per costruire edifici residenziali.

E comincia da allora a montare il mormorio, visto che tutti sapevano che l’area era stata appena comprata da una nota impresa immobiliare della zona, la quale - si pensava - non aveva certo acquistato il terreno per farselo espropriare e destinare a parco per la casa di riposo.

Ma la sorpresa maggiore è stata quella di scoprire che, quasi in coincidenza con l’acquisto dell’area, sono passate di mano alcune delle quote di proprietà (per un valore di quasi 400 milioni) della stessa società immobiliare, che dall’estate scorsa non appartiene più solamente ai noti costruttori di Mezzocorona. Nel nuovo assetto societario risulta presente con una quota superiore al 25% - a meno che non si tratti di un clamoroso caso di omonimia - uno dei tecnici che erano stati incaricati dalla giunta comunale di Mezzolombardo (deliberazione n° 257 del 23 marzo 1996) di stendere il nuovo piano regolatore.

All’inizio - e lo ripetiamo - abbiamo riportato le dichiarazioni dell’architetto responsabile della stesura del nuovo piano regolatore, che esclude un collegamento tra i due fatti, ma lo stesso arch. Merler, ci è parso di capire, si rende ben conto di come la vicenda possa aver alimentato quanto meno il pettegolezzo.

E il sospetto aumenta anche a causa dei repentini passaggi di proprietà dell’area, che nel 1995 era stata intestata ad una ditta immobiliare di Taio, messa di lì a poco in liquidazione per essere poi trasferita ad una società di San Michele all’Adige, che nei registri della Camera di Commercio risulta inattiva, per arrivare poi, nella tarda estate del ’98 alla Srl di Mezzocorona, la quale a sua volta era passata parzialmente di mano solo un paio di mesi prima.

Ei politici? Che l’incarico alla Segeco non fosse particolarmente piaciuto alle opposizioni lo si era capito subito. Il consigliere del Polo, l’avvocato Rodolfo Borga, aveva presentato una lunga interrogazione già nell’estate del ’96, a pochi mesi dall’incarico della giunta comunale allo studio di Trento. Pur premettendo di "non voler esprimere critiche preconcette... né spargere il seme del dubbio", il rappresentante del centro-destra ricordava nell’interrogazione che lo studio Segeco era stato da poco protagonista di un’importante operazione immobiliare nella borgata e che, in buona sostanza, a stendere il nuovo piano regolatore sarebbe stato meglio chiamare tecnici "assolutamente estranei alla realtà locale", in modo da eliminare alla radice "il rischio di pressioni e commistioni che sono altrimenti inevitabili".

Meno piccante ma in ogni caso critica fu anche la posizione della lista progressista. Ora, gran parte dello schieramento di opposizione è comunque unito nel criticare il cambio di destinazione urbanistica. Secondo il Polo, la lista Insieme e i Progressisti, l’area della ex distilleria deve rimanere ad uso pubblico, in modo da evitare una nuova colata di cemento. Ma se non ci penserà mamma Provincia in sede di controllo, sull’ex distilleria sorgeranno nuovi condomini.

La giunta comunale di Mezzolombardo è infatti convinta di avere fatto la cosa giusta; anzi, il vicesindaco Livio Devigili accusa le opposizioni di ragionare in modo "sovietico". "Non è più tempo di troppi vincoli - dice - L’amministrazione comunale non se lo può permettere".

La giunta comunale si sente tranquilla, avendo previsto sui quasi 8.000 metri disponibili più di 2.000 metri di area verde e 700 di parcheggio; una soluzione - a loro dire - più che sufficiente per garantire l’equilibrio urbanistico della zona.

A dare man forte alla giunta comunale è sceso in campo anche l’arch. Merler, il quale ha ricordato ai critici che l’area è comunque soggetta al piano-guida, all’interno del quale l’ente pubblico può dettare al privato ulteriori condizioni.

"Palliativi; - risponde l’arch. Maria Pia Gottardi della lista Progressista - la realtà è che in quella zona, al posto di possibili e necessarie aree verdi e parcheggi, verranno costruiti altri cinquecento alloggi privati".

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