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Comune di Trento: la pesante eredità dell’ era Dellai

Esplode il caso ex-Michelin: per compiacere i grandi elettori (banche ecc) Dellai ha svenduto la possibilità di riqualificare una parte importantissima della città. La giunta Pacher ora si accorge che...

E'stato L'Adige, in un bei servizio di Domenico Sartori, a scoperchiare la pentola. Il problema lo avevamo già posto noi, in una recente inchiesta sul nuovo Prg di Trento (vedi QT n° 16 di quest'anno). Riassumiamo: la fascia di città lungo il fiume potrebbe, con le dismissioni di caserme e impianti industriali, riqualificare l'intera città; il Comune di Trento - sindaco Dellai - ha avuto la possibilità di contrattare lo spostamento della Michelin a Spini di Gardolo, e di vedersi liberata l'area del vecchio stabilimento, 11 ettari in posizione strategica, lungo il fiume e a ridosso del centro. Ma il Comune si è ben guardato dal subentrare in prima persona; e invece ha fatto intervenire un soggetto costituito ad hoc, Iniziative Urbane, una S.p.a. formata da banche, municipalizzate come Sit e Asm, la finanziaria della Curia, la società d'assicurazioni Itas, ecc.

Insomma, niente ente pubblico; e al suo posto un privato un po' particolare, formato non dai soliti speculatori, ma da un insieme di soggetti in cui, attraverso l'azionariato diffuso, in qualche maniera vi è la presenza di tanti cittadini. "Così abbiamo bloccato la speculazione" - proclama Dellai difendendo a spada tratta l'iniziativa.

Il fatto è che gli speculatori non erano proprio in gioco. E rimane da spiegare perché il Comune non sia entrato lui in possesso di un'area così importante, su cui poi sorgeranno edifici pubblici. "L'area costa 100 miliardi, decisamente troppi per le casse del Comune " - si disse allora. Troppi cento miliardi per riqualificare la città? Quando la Provincia - che su un problema del genere poteva benissimo intervenire - ne spende 2.100 in opere viarie, di cui "un terzo (700 miliardi) non strettamente motivate" secondo il vicepresidente Pinter?

L'Adige approfondisce, e rivela che poi l'area a Iniziative Urbane non è costata 100 miliardi, "come veniva fatto intendere", bensì meno della metà, 49 per la precisione. E allora la domanda è ancora più stringente: perché l'ente pubblico non ha acquistato?

Dellai, prepotentemente chiamato in campo, non risponde più che 49 miliardi sono troppi, si rifugia nell'ideologia: "E' ora di smetterla di pensare che la funzione di regia dell'ente pubblico debba per forza passare attraverso la proprietà delle aree. Non si può trasformare la Provincia in una grande azienda immobiliare."

La questione ovviamente non è ideologica, se si debba privilegiare il pubblico o il privato. Il discorso è molto pratico, in quale maniera si possa ottenere il risultato migliore, la riqualificazione dell'area al minor prezzo.

Ora è evidente che la scelta fatta ha del tutto bruciato l'ipotesi che veniva ritenuta più confacente: trasformare l'area Michelin in una grande fascia verde, di affaccio naturalistico al fiume, in cui sorgessero alcuni - pochi - edifici pubblici (per l'università, la ricerca, la cultura) di grande significato collettivo e richiamo architettonico.

Un'ipotesi che sarebbe costata solo 49 miliardi. E che ora, dopo la trovata di Dellai, non è più possibile: la città l'ha perduta.

La riprova ce la fornisce lo stesso Giorgio Casagranda, capogruppo della Margherita in Comune e uomo forte di Dellai a Palazzo Thun. Richiesto di un parere sull'ipotesi di trasformare l'area in un polmone verde al servizio della città, risponde con esemplare chiarezza: "Sarebbe impensabile immaginare un privato, che ha investito dei capitali, accettare la proposta di un grande parco".

E proprio qui sta il punto: ormai sull'area non si può più intervenire partendo da cosa serve alla città; bensì partendo dal presupposto che i privati devono guadagnarci.

Difatti il Comune si è già legato mani e piedi. Con l'ordine del giorno del 31 luglio '98, l’allora sindaco Dellai (e candidato alle imminenti elezioni provinciali) faceva approvare un dispositivo che prefissava il destino dell'area: il verde ridotto al 15% della superficie, inopinatamente destinata in gran parte (circa il 50%) a residenza. Ma che c'entrano dei condomini con un'area del genere? Niente, ma è di lì che per i privati vengono i guadagni.

A questo punto è chiaro come l'ipotesi di un grande ridisegno dell'affaccio della città al fiume sia irrimediabilmente tramontata. Un'occasione storica malamente sprecata. (E ci si permetta la parentesi, ma qui emerge la modestia, anche la scarsa ambizione personale di un ceto politico: potrebbero legare il proprio nome a un "restyling" della città destinato a rimanere nei secoli, e vi rinunciano, anteponendo banali legami con gli affari).

E pure la questione dei soldi, dei 49 miliardi "risparmiati" dalle casse pubbliche, è molto opinabile, anche in termini meramente contabili. Infatti nell'area ora di Iniziative Urbane verranno comunque costruiti edifici pubblici, pagati con soldi pubblici: ma a che prezzi? Quelli di mercato? Il valore dell'area, più il costo di costruzione, più il guadagno imprenditoriale? E' fin troppo facile prevedere che in questi passaggi i 49 miliardi "risparmiati" si volatilizzeranno. E i soldi che prima non si trovavano per comperare l'intero comparto, tutti undici gli ettari, si troveranno invece, e moltiplicati per due, per tre, per acquistare un paio di palazzoni costruiti da Iniziative Urbane.

La questione però non è chiusa. Pur all'interno delle compatibilita di Iniziative Urbane, il destino dell'area può evolvere verso una soluzione dignitosa, con un certo recupero del rapporto con il fiume, oppure in una schifezza tipo Trento Nord. La garanzia starebbe "nella regia dell'operazione, che abbiamo saldamente mantenuto nelle mani dell'Ente pubblico " - secondo Dellai.

E qui sta l'attuale problema. L'operazione - per malizia o per caso - è stata confezionata in modo tale per cui ora il Comune si trova in un angolo, e con lui l'interesse della città.

L'iniziativa fa parte del Prusst (Progetto di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) che deve ottenere il nulla osta e i finanziamenti governativi, ma solo se si sviluppa in tempi strettissimi. Per cui ora la progettazione dell'area deve avvenire a tamburo battente.

Ma se non si vuole fare una cosa banale, bensì inserita in un ragionamento d'insieme sulla città, il centro storico e il suo rapporto con il fiume, bisognerebbe considerare il progetto all'interno del nuovo Piano regolatore. Questi dovrebbero essere i tempi della famosa "regia" del Comune (ne si capisce perché per riqualificare un'area occorra fare tutto in quattro e quattr’otto); ma i tempi di Iniziative Urbane sono altri: il piano economico-finanziario prevede che l'investimento abbia il suo ritorno, cioè la vendita di appartamenti e uffici, tra il 2002 e il 2006.

Insomma Iniziative Urbane vuoi costruire e vendere subito (questo è il privato: nel bene, il dinamismo, nel male, contano solo i soldi). Invece il Comune, il "regista", non sa nemmeno cosa vuole: il dibattito su come trasformare l'area è apertissimo, e attualmente molto confuso: ogni quindici giorni zampilla un'idea diversa.

Iniziative Urbane accelera (e fa benissimo, è giusto che ognuno faccia la sua parte) e indice lei, non il Comune sedicente "regista", un concorso di idee per progettare l'intera area lungo l'Adige dal ponte di San Lorenzo a via Monte Baldo.

Aquesto punto il problema investe in pieno la politica. Nel senso che anche i politici si accorgono del problema. In realtà, fin da quella seduta consiliare di mezz'estate, il 31 luglio '98, in cui Dellai fece passare l'o.d.g. pro Iniziative Urbane, tutto si è giocato nell'ambito dei rapporti politici. Non possiamo non ricordare come, dopo quest'accordo che mise insieme in un grande affare tutto il mondo dell'economia trentina che conta, si sia levato il coro degli osanna al "nuovo leader", che per alcuni mesi ha accompagnato la successiva trionfale campagna elettorale.

E contemporaneamente l'opposizione del centro-destra, per quanto rabbiosa e scandalizzata, fu confinata su una (per lei) innaturale difesa del pubblico contro il privato. Mentre la sinistra, allora abbacinata dal sindaco, applaudiva giuliva. Compresa la parte più consapevole e critica, che aveva - con grande fatica - stoppato gli affarismi dellaiani con lo speculatore Tosolini; e che poi non poteva mettersi ad ostacolare ancora l'ingombrante alleato quando promuoveva un accordo con il mondo eco nemico pulito.

Quindi tutti d'accordo, "nuovo rapporto pubblico-privato " "interessante sperimentazione di project financing " e chiacchiere del genere.

Ora la situazione è cambiata. Dellai in Provincia ha perso l'aura magica, la pesante influenza dei suoi rapporti con i ^ poteri forti è ormai chiara. Contemporaneamente si è incrinato i il suo rapporto con il Comune, (;

con gli interventi da carro armato in situazioni delicate (vedi inceneritore e soprattutto aeroporto). La nuova giunta comunale e il nuovo sindaco Pacher incominciano a chiedersi quanto convenga continuare ad essere i fratellini piccoli del grande Presidente.

Sulla ex-Michelin e su Iniziative Urbane la giunta, Pacher e la sinistra ancora una volta hanno fatto muro, almeno ufficialmente: non se la sono sentita di rinnegare oggi quanto avevano acclamato un anno e mezzo fa. Ma privatamente incominciano ad affiorare i nervosismi per l'imbarazzante eredità dellaiana. Come uscirne?

Pacher sembra aver imboccato una strada molto netta. Preso atto che Iniziative Urbane è la proprietaria dell'area e che non ci si può più fare niente, il problema è rendere effettiva la vagheggiata "regia" dell'ente pubblico, ed inserire il progetto in una visione complessiva della città, cioè nel nuovo Prg, in maniera che si decida cosa fare a dell'area e nell'area a ragion veduta. "£" semplicemente paradossale che si sia partiti con un concorso di idee sulla progettazione dell'area prima che il Prg abbia deciso cosa vi vada inserito " - ci dicono. Anche perché la latitanza dell'ente pubblico (o meglio, il suo arrancare dietro ai tempi imposti da Iniziative Urbane) ha risvegliato nel privato la tentazione di spingere sul pedale del massimo profitto: ecco quindi la richiesta di aumentare le cubature; la riproposizione di un vecchio arnese del partito della speculazione, il fantomatico Progetto Magnete; il bussare alla porta di Iniziative di uno speculatore doc come Tosolini, il cui procuratore trentino è ora ufficialmente Ivo Rossi, peraltro consigliere economico di Dellai...

Ecco quindi l'assoluta necessità per il Comune di muoversi; di dover fare in fretta, e bene. Di qui l'accelerazione sul Prg e l'individuazione dei tre consulenti (Renato Bocchi, Alberto Mioni e Bruno Zanon, vedi articoli precedenti) notoriamente poco condiscendenti verso le richieste della speculazione. Nella speranza che i tre riescano ad arginare l'invadenza di Iniziative, e affermare sul serio la mitica "regia" del Comune.

Non sarà facile: il meccanismo innescato con l'ordine del giorno di quella sera di fine luglio, è diabolico. Questa è la prima vera prova del fuoco della giunta Pacher.

Ci auguriamo, per il bene della città, che riesca a superarla a pieni voti.