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Far e desfar…

Finalmente sostituiti i mostruosi e costosi guardrail sulla statale della val di Non. A due anni dalla loro installazione.

Il vecchio mostruoso guardrail (a sinistra) e quello nuovo, più umano (a destra).

Da qualche giorno, lungo la "provincializzata" statale della Val di Non, sono tornati a luccicare i guardrail. Gli operai di una ditta specializzata, assistiti dagli stradini della Provincia Autonoma di Trento, stanno posando nuove barriere di sicurezza (questo il nome tecnico deiguardrail) lungo i tratti non ancora protetti Allo stesso tempo, e qua sta la notizia, gli stessi operatori hanno iniziato a rimuovere le barriere montate appena due anni fa, quelle che, per il loro impatto paesaggistico, avevano scatenato la protesta nella Rotaliana. Un lungo tratto è già stato divelto e nei prossimi giorni è certo che verranno rimossi altri pezzi di guardrail all’incrocio con le strade interpoderali e nei pressi del nuovo campo sportivo di Mezzolombardo.

Ricordiamo brevemente l’accaduto. Nell’autunno del ‘97, mentre sulla Gazzetta Ufficiale veniva pubblicato il decreto che di lì a pochi mesi avrebbe trasferito la responsabilità di alcune strade statali alle Provincie Autonome di Trento e Bolzano, l’Anas, con un’efficienza non consueta aveva letteralmente blindato il tratto rotaliano della statale 43 erigendo degli enormi guardrail. L’iniziativa, evidentemente sottovalutata, aveva dato la stura a una sequela di lamentele. Avevano protestato il sindaco di Mezzolombardo, numerosi consiglieri comunali della stessa borgata, due consiglieri provinciali (Pinter e Delladio) avevano inoltrato interrogazioni e l’avvocato Fedrizzi di Mezzolombardo aveva addirittura inviato un esposto alla magistratura penale e contabile. Il Consiglio Comunale di Mezzocorona aveva definito la posa dei guardrail "un’opera inutile, pericolosa e di violento impatto ambientale". I quotidiani, per alcune settimane avevano a ragione imbastito titoli tra l’ironico e lo scandalistico. Qualcuno, sarcasticamente, viste le dimensioni delle barriere d’acciaio, aveva perfino ipotizzato l’istituzione di un gran premio automobilistico San Michele all’Adige -Rocchetta.

L'altezza delle "protezioni", di dimensioni e foggia mai viste prima nella zona, impedisce ancora oggi la vista nei pressi di alcuni incroci secondari, rendendo in quei punti la manovra di immissione sulla statale una specie di roulette russa. Per tale motivo, anche in seguito alla tante proteste, l’Anas venne obbligata a rimuovere quasi immediatamente alcuni tratti di barriera. Aveva fatto crescere la rabbia anche il fatto che, nei punti più pericolosi del tratto rotaliano della statale, lungo le curve del passo della Rocchetta più esposte verso la forra del Noce, l’Anas non aveva provveduto a sostituire i vecchi rottami che ancora oggi "proteggono" quei luoghi. Poi, piano piano, l’acciaio ha smesso di luccicare sopraffatto dal grigio dell’ossidazione e dallo smog e l’occhio si è andato abituando all’ennesimo, inutile, sfregio. La fotografia di Sergio Gorna rende, in parte, l’idea di ciò che è accaduto al paesaggio della campagna. Basti pensare che, stando seduti in macchina, le barriere Anas arrivano all’altezza della testa superando abbondantemente il metro d’altezza dal livello della strada. Una strana sensazione per chi guida, ma non di sicurezza, piuttosto di oppressione. Guardrail del genere finora si sono visti solo in autostrada o lungo i viadotti; infatti quelli che normalmente sono stati collocati anche di recente in arterie stradali più importanti della statale 43, come lo spartitraffico installato sulla frequentatissima statale del Brennero, alle porte di Trento, sono di dimensioni inferiori.

L’Anas aveva allora risposto alle critiche motivando l’intervento con esigenze di sicurezza stradale. Ma non solo. Poche centinaia di metri dopo l’inizio della strada aveva innalzato un grande cartello che annunciava al popolo degli automobilisti che quella era opera dell’Anas. Il tutto, come già detto, a pochi mesi dalla provincializzazione di quella strada. Le motivazioni fornite a suo tempo dall’Anas a giustificazione dell’opera non risultarono molto convincenti. Il costo dell’iniziativa, secondo l’allora responsabile, era ammontato a circa 700 milioni per i primi tremila metri di barriere, per una spesa quindi di oltre 230.000 lire al metro lineare Per fare un confronto, le barriere che si stanno ora montando a cura della Provincia vengono a costare invece meno di centomila lire al metro. In ogni caso, ci conferma il geometra Ricci del servizio viabilità della Provincia, i guardrail divelti non verranno portati a rottamare ma riutilizzati invece lungo tratti di strada che presentano particolari necessità. In particolare, verranno piantati a mo’ di spartitraffico (funzione per la quale pare siano stati effettivamente progettati) lungo alcuni tratti della tangenziale di Trento.

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