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Mandateci i caschi blu!

A nove mesi dal voto, ancora incerti i risultati delle elezioni provinciali tirolesi.

Nove mesi dopo le provinciali del 7 marzo, non abbiamo ancora un risultato definitivo. Abbiamo, è vero, un Consiglio e una giunta, ma la composizione ne è dubbia. E dopo il danno la beffa: ‘sti tirolesi (notoriamente sciocchi montanari) non riescono nemmeno a contare le schede; lo dicono gli speaker della radio nazionale. Il problema però non è la matematica, lo giuro (chi scrive fa parte, per i verdi, della commissione elettorale di Innsbruck-città, che ha causato il presunto scandalo delle schede contate per ben 3 volte). Il problema è politico-costituzionale: cosa succede quando la legge elettorale, per una sua intrinseca complessità fa sì che l’esercizio del diritto al voto diventi un’ardua impresa?

La sera del 7 marzo, il risultato provvisorio dava ai popolari la maggioranza assoluta (19 seggi su 36). La commissione elettorale di Innsbruck (4 popolari, 2 socialdemocratici, 2 Freiheitlichen, 1 verde, più un presidente apolitico senza diritto di voto), insospettita da un inedito numero di voti non validi (più del 11%), decise di controllare i dati delle 159 commissioni di quartiere.

Dopo una rapida inchiesta la commissione di Innsbruck invitò la commissione provinciale (a maggioranza popolare) a ordinare un controllo in tutta la provincia.

Nemmeno per sogno - fu la risposta- : la legge non lo consente, le decisioni delle commissioni di quartiere sono inappellabili, alle commissioni superiori spetta un controllo formale, non di merito. Ed intimò alla commissione di Innsbruck di mandare in fretta un risultato. Dopo ulteriori controlli, finalmente, il risultato di Innsbruck fece traballare la maggioranza assoluta. Quel 19° seggio spettò ai verdi (con un margine di 22 voti).

Dopo la seduta costituente del Consiglio e la travagliata formazione di una coalizione fra popolari e socialdemocratici, i popolari si appellarono alla Corte Costituzionale, che a fine ottobre annullò non le elezioni, ma l’accertamento del risultato e la conseguente ripartizione dei seggi. La Corte non ha a priori vietato dei controlli supplementari, ma ha ritenuto che i criteri con cui la commissione di Innsbruck ha controllato i risultati dei quartieri si sarebbero basati più su un generico sospetto che su motivazioni ben definite. Ma in determinati casi, quando gli atti di una commissione di quartiere fanno dubitare della sua capacità di controllo, la commissione superiore "deve" accertare la validità delle singole schede. La Corte rispedì gli atti a Innsbruck, ordinando di cominciare da capo e la commissione di Innsbruck, dopo acerrimi dibattiti ed estenuanti nuovi controlli, il 25 novembre emise il nuovo risultato: i popolari perdono per 34 voti, i verdi si tengono il terzo seggio. I popolari di Innsbruck, messi in minoranza - fatto che sem-bra rovesci il diritto naturale dei popolari tirolesi ad essere maggioranza - invitano la direzione provinciale a rivolgersi nuovamente alla Corte Costituzionale. Il capitano Weingartner non si è deciso ancora, visto che questa storia eterna non migliora certo il suo indice di gradimento. In caso di appello, un risultato finale lo avremo nell’estate del 2000. D’accordo, esiste un livello fisiologico di inesattezze in tutte le elezioni. Ma quando i voti desaparecidos e poi recuperati, per i piccoli partiti di opposizione, sono il triplo di quelli per il partito di maggioranza, siamo ai limiti del calcolo della probabilità. E poi, c’è una legge elettorale-farsa, complicatissima: una scheda è valida se c’è una croce per il partito (ci mancherebbe altro), se c’è un’altra indicazione inequivocabile di scelta (ad esempio, si possono cancellare tutti i partiti meno uno), oppure se, in assenza dell’indicazione di un partito, l’elettore ha dato non più di due preferenze a candidati di un solo partito.Tre preferenze per un partito fanno un voto non valido, in barba al paragrafo 49 secondo il quale basta un’indicazione chiara della volontà dell’elettore. Una preferenza espressa con segni diversi, come la sottolineatura della croce nell’apposito (minuto) spazio, è anch’essa non valida. E’ un miracolo, dunque, che l’88% degli elettori sia riuscito ad esprimere un voto valido. E che ci siano state commissioni in grado di attribuire correttamente tutte le schede.

Perché abbiamo una legge così idiota? L’ hanno disegnata gli spin doctors del marketing popolare. Era una bella trovata. Le varie correnti della balena bianca, facendo campagna elettorale per conto proprio, vanno a caccia di preferenze "personali", che poi diventano tanti voti per il partito. A Innsbruck, gli elettori hanno dovuto compilare 3 schede. La prima (inutile) per un fantomatico "rappresentante di circoscrizione". Una seconda con il voto per il partito e le eventuali preferenze, ed una terza per una consultazione (inutilissima), sull’elezione diretta del sindaco. Grande, insomma, era la confusione sotto il cielo. E poi quelli che questi guai li hanno combinati, quelli che hanno seminato la confusione, hanno la faccia tosta di appellarsi alla Corte Costituzionale, in nome di "elezioni pulite".

Per carità, mandateci i caschi blu!

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