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L’ immarcescibile Zoller

Rieccolo ai vertici della politica trentina: con un immutato amore per Craxi e il solito astio contro comunisti e magistrati.

Nicola Zoller: purtroppo non è cambiato.

Due cose apprezziamo di Nicola Zoller, nuovo leader dei socialisti trentini: la dignità con cui ha affrontato la sua ormai lontana via crucis giudiziaria e la sua coerenza. Abbiamo stima dell’uomo, insomma (oltre tutto, persona squisita nei rapporti privati), mentre molto meno ci piace il politico: il pervicace estimatore di Craxi, il teorizzatore della lottizzazione, l’anticomunista viscerale, e soprattutto il fiero detrattore della magistratura che in questi anni ha tempestato di interventi iper-garantisti tutta la stampa locale, noi compresi.

Il suo ritorno ai vertici dell’attività politica viene salutato dalla stampa locale con una buona dose di simpatia e un pizzico d’ironia: "Un uomo che ha tenuto alto l’orgoglio socialista - lo descrive l’Alto Adige - con un pugno, davvero un pugno di compagni anche alle elezioni regionali del 1993, quando il clima era feroce, mentre tanti altri socialisti preferivano non mettere fuori la faccia. Zoller non ha fatto una piega. Si è battuto come un leone anche se ha raccolto poco, lì per lì. Ma la costanza premia e arriva anche il giorno del riconoscimento".

Ma L’Adige rivela: "Con una battuta (vera) Raffaelli ha spiegato che la candidatura unica di Zoller è stata accettata solo a condizione che il politico di Brentonico diminuisca il numero degli interventi sul tema a lui più caro: quello della giustizia".

"Con l’elezione di Zoller- si chiede poi maliziosamente L’Adige - c’è il pericolo di un ritorno nostalgico agli anni d’oro del massimo consenso craxiano? ‘Assolutamente no - risponde lo stesso Zoller - Anche perché ai tempi del craxismo io mi tenevo ai margini’".

E anche a questo proposito, l’avvio di Zoller appare promettente: "Pur nell’agitazione milanese sul caso Craxi - racconta l’Alto Adige - Zoller non ha citato Bettino".

Gli rimane - ma non si pretenda troppo - l’anticomunismo di sempre ("I beneficiari della nostra crisi politico-organizzativa - i Democratici di Sinistra - hanno tentato nei nostri confronti un’opera di annessione e di annichilimento") e quella bizzarra abitudine (un qualche complesso d’inferiorità?) che lo indurrebbe ad appoggiarsi sulla citazione di un’altrui autorità anche se dovesse dire che il sole sorge ad est o che l’erba è verde. Così nel suo primo intervento da segretario tira in campo Gianfranco Pasquino, Gavino Angius e Paul Valéry.

Ma Nicola Zoller, purtroppo, non è affatto cambiato: se al congresso non ha citato Craxi e ha promesso a Raffaelli di darsi una calmata sui temi della giustizia, fuori da quella sede tutto continua come prima: nei giorni scorsi ci ha inviato un fax con un articolo apparso sulla Stampa in cui Barbara Spinelli elogia Craxi; ci ha mandato per posta elettronica la sua relazione al congresso accompagnandola con un breve messaggio in cui cita il "Dio è morto" di Guccini in riferimento (un po’ oscuro per la verità) al "delendo craxismo", e infine, su Vita Trentina del 12 dicembre, si è scatenato con una foga e con dei toni dai quali parrebbe che Craxi sia scappato ad Hammamet ieri l’altro: "L’obiettivo principale da colpire è Bettino Craxi. E’ un uomo troppo ingombrante per gli avversari politici e troppo autonomo per le alte sfere economico-finanziarie. Come in una antica saga corsara, viene trascinato a processo, e l’accusa, anzi, ‘la spiegazione semplice, facilmente afferrabile’ da dare al popolo è quella che lui è un ladro, con cassette di lingotti d’oro disseminate per mari e continenti e lì collocate per ingrassare all’infinito sé medesimo, i suoi congiunti e la sua progenie. (...) Intanto gli sciacalletti di gattopardiana memoria, fatto fuori l’avversario, senza aver alcuna carta in regola, beninteso, sui finanziamenti della propria passata attività politica, si sono installati nei posti di comando".

Insomma, l’uomo Zoller passa in secondo piano, il politico torna alla ribalta e noi, nel nostro piccolo, siamo pronti a riprendere con lui l’antica baruffa.