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Bentornato amico orso

Dalla Slovenia, al Friuli, all’Agordino; e ora anche in Trentino, nel Lagorai e in Val di Fassa. Pecore sbranate, alveari saccheggiati, turisti incuriositi e impauriti: cronaca di avvistamenti, ricerche, ricostruzioni di percorsi.

Groff Claudio e Brugnoli Sandro

Venerdì 23 aprile 1999 la presenza dell’Orso bruno (Ursus arctos) è stata rilevata per la prima volta con certezza nel Trentino orientale (sul monte Tauro, nel comune di Bieno), dopo 95 anni dalla sua scomparsa. Le ultime segnalazioni certe di Orso bruno nel Trentino orientale risalgono infatti al 1840 per Caoria, 1856 per la Valsugana, 1865 e 1866 Paneveggio, 1872 Val dei Ronchi, 1896 per l’Altopiano di Pinè, 1902 per Siror e al 1904 per la val di Fiemme.

Probabilmente il primo ingresso nel territorio provinciale è avvenuto in Val Noana (Primiero) poco dopo la metà di aprile, quando un orso (probabilmente l’orso Friz, così chiamato dalla stampa bellunese dal cognome del forestale che ne seguì le tracce per primo ad Agordo) raggiunse il territorio del comune di Sovramonte (BL), attraverso la val Noana, proveniente dall’Agordino dove era segnalato da oltre un mese (ad opera della Provincia di Belluno e del Gruppo Natura Bellunese), con danni ad arnie, orme, un avvistamento diretto e la predazione di una pecora. Giovedì 22 aprile le orme dell’orso furono rinvenute da un pescatore sul greto del torrente Cismon all’altezza della Val Rosna, a soli due km. a sud del confine con la provincia di Trento. L’ipotesi più probabile è che da qui l’orso abbia intrapreso un nuovo spostamento verso ovest (dopo quello che lo aveva portato nei pressi di Sovramonte dall’Agordino), passando verosimilmente presso Lamon (BL), Roa (TN), proseguendo a nord di Castello Tesino, passando attraverso il Monte Tauro, sopra Bieno, ed abbia quindi raggiunto la val dei Mocheni risalendo la val Calamento. La mattina del 23 aprile infatti un’inequivocabile pista di orso sulla neve del Monte Tauro in Valsugana è stata rinvenuta da un custode forestale ed in seguito rilevata dal personale della Stazione forestale di Strigno. Non c’erano più dubbi. Un orso, dopo quasi un secolo, si stava muovendo tra le foreste del Lagorai! Il 25 aprile poi sono state segnalate da diversi escursionisti, e rilevate il giorno seguente da personale dei Servizi Forestali, dell’Associazione cacciatori e del WWF, altre piste che danno un quadro coerente degli spostamenti dell’orso, dal bellunese fino ai versanti meridionali del monte Gronlait, in Valsugana. Tratti del percorso sono rimasti impressi sulla neve come detto dalla cima del Monte Tauro verso Malga Primaluna e Primalunetta in Valsugana, dal versante meridionale del monte Ziolera alla località Valsolaro, dalla val Calamento al passo di Palù, dal monte Rujoch, attraverso la testata della valle dei Mocheni, ai Masi Laner, al Maso Erdemolo; da qui in Val Cava ed al Passo della Portella: le orme scendevano poi a sud, e la pista si perdeva per mancanza di neve in direzione della località Pozze, nel comune di Roncegno.

Le segnalazioni relative ad orme di orso su neve si rincorrono dunque nei giorni successivi al 25 aprile; il 27, la Provincia di Trento organizza una conferenza stampa e l’evento trova ampia eco anche sui quotidiani e sulle TV locali. I commenti si sprecano e tra questi c’è anche chi ritiene che l’orso, di dubbia origine, sia destinato a scomparire in breve tempo.

Quattro giorni dopo l’orso torna però a dar notizia di sé. Le orme sulla neve sono rinvenute questa volta nell’alta val Campelle ed in particolare in val Sorda. Personale dell’Uffico distrettuale delle foreste di Borgo e della Stazione forestale di Strigno osserva e filma una pista che si dirige verso est, verso il passo val Cion; è un tratto di quello che si rivelerà essere lo spostamento "di ritorno", fino all’area del Cismon. Il giorno successivo infatti (30 aprile) la pista viene seguita oltre il passo citato attraverso le estese foreste della val Cia. L’orso ha proseguito diritto, attraversando il pascolo della malga val Cion, la val Ciotto e la zona della malga Cupolà di Sotto, per raggiungere il corso del torrente Vanoi a quota 1320, dove la neve finiva. La notte successiva gli animali di una stalla posta sulla destra orografica del torrente Vanoi, proprio in corrispondenza dell’abitato di Caoria, danno segni di panico assolutamente inusuali; il pensiero va naturalmente alla presenza dell’orso in valle, anche se nessun elemento oggettivo potrà confortare l’ipotesi. Di certo le orme del plantigrado sono osservate da personale della Polizia forestale di Belluno tre giorni dopo in località Col dei Cavai, sopra Pedavena (BL). Il 5 ed il 7 maggio l’orso sbrana poi cinque pecore sopra Lamon, in destra orografica del torrente Cismon.

Percorso seguito dall'orso "Friz" (frecce punteggiate). Cerchiate invece le località in cui è stato segnalato un secondo orso.

Nei dieci giorni circa in cui l’orso è stato costantemente segnalato in Trentino, dal territorio bellunese non giungono dunque segnalazioni. Solo a partire dal 3 maggio l’orso torna a farsi vivo nel bellunese e la sua presenza sarà documentata praticamente in modo continuo per oltre un mese. Si può dunque affermare con ragionevole certezza che l’animale ha percorso, in meno di dieci giorni, l’intero versante meridionale della catena del Lagorai nei due sensi, aggirando il massiccio di Cima d’Asta sul versante meridionale all’andata e sul versante settentrionale al ritorno: un percorso complessivo di circa 70 Km in linea d’aria.

Aver potuto seguire complessivamente molti chilometri di pista ha offerto anche alcune interessanti indicazioni sul comportamento del plantigrado. Le tracce non hanno mai evidenziato soste per l’alimentazione, né deviazioni rispetto ad una direzione apparsa sempre ben precisa; la decisione e la precisione con la quale il percorso è stato seguito hanno addirittura suggerito l’ipotesi che non fosse la prima volta che l’orso visitava quelle aree. Non sono stati rinvenuti escrementi né resti di pasti, il che fa pensare ad un giro (esplorativo?), forse di un giovane maschio in cerca di tracce olfattive lasciate dalle femmine nel periodo degli amori, che ha inizio nel mese di maggio.

Durante i mesi di maggio e di giugno l’animale rimane nell’area del bellunese attraversata dal torrente Cismon che va grosso modo dai confini con il Tesino (Lamon) alla zona del Feltrino posta ai piedi delle omonime Vette. Viene avvistato in più di un’occasione, preda complessivamente cinque pecore ed orme ed escrementi vengono rilevati con una certa regolarità anche a ridosso del confine della nostra provincia. Nel frattempo, però, in Trentino l’orso fa ancora parlare di sé. Il 20 di maggio, verso le 17, un orso definito "piuttosto piccolo" viene osservato per alcuni minuti da diverse persone presso il lago delle Piazze, sull’altipiano di Pinè. Le ottime condizioni di visibilità, la durata dell’avvistamento, la vicinanza dell’animale (meno di 100 metri), la pluralità degli osservatori e l’assoluta credibilità di almeno uno di questi, intervistato in seguito, fanno ritenere quanto meno probabile la segnalazione, pur in mancanza di prove oggettive. Di contro un orso viene osservato in località Col Perer- Cima di Lan (Arsiè, BL), poco lontano da Lamon, il giorno dopo (21 maggio) ed escrementi raccolti in loco il 22 confermano l’avvistamento. La grande distanza tra i luoghi dei due avvistamenti (oltre 40 km in linea d’aria, su un territorio completamente montuoso) fanno pensare, per la prima volta, che a gravitare nelle aree a cavallo tra le province di Trento e di Belluno possano essere almeno due animali. Tale ipotesi viene suffragata anche dal successivo episodio avvenuto in territorio trentino. Infatti il personale della Stazione forestale demaniale di Cadino (val di Fiemme) segnala il 27 giugno la presenza di orme di orso in località Cazzorga (val Cadino, val di Fiemme). Le orme, rinvenute da cacciatori, sono in seguito fotografate e vengono anche presi dei calchi in gesso. Le orme sembrano sensibilmente più piccole di quelle rilevate più volte seguendo il cosidetto orso Friz, anche se tali parametri vanno considerati con estrema prudenza. Ma c’è un altro fatto che fa ritenere che l’animale segnalato nel Pinetano e in Fiemme sia diverso da quello che continua a dare notizia di sé nel Feltrino: il 28 giugno un orso viene avvistato da una raccoglitrice di funghi, verso le ore 20, in località Col Melon, poco lontano dal passo Croce D’Aune (Feltre BL)

Anche in questo caso il personale della Polizia forestale di Belluno, che ha sentito l’avvistatrice, ritiene verosimile l’accaduto: l’orso sarebbe stato avvistato a pochi metri, in posizione eretta, "alto come un uomo", e avrebbe letteralmente terrorizzato, pur allontanandosi subito, la signora ed il bambino che l’accompagnava). La settimana dopo l’orso è ancora segnalato sul territorio di Lamon, dove distrugge alcuni alveari e lascia delle impronte a nord del monte Coppolo, a meno di un chilometro dal confine con la provincia di Trento (Col dei Gnei). A conferma di ciò, il personale della Stazione forestale di Canal S.Bovo osserva e fotografa le orme del plantigrado poco lontano, in territorio trentino nei pressi del letto del torrente Vanoi, il giorno successivo (6 luglio). Nel resto del mese di luglio le segnalazioni diminuiscono sensibilmente. In provincia di Belluno la zona a ridosso del Trentino non fa più registrare segnalazioni certe (mentre la presenza dell’orso, questa volta sicuramente di un secondo orso, è ancora documentata nella parte settentrionale della provincia. Anche sul versante trentino (area Primiero-Valsugana) non si registrano più segnalazioni certe almeno sino a fine luglio.

Notizie giungono invece, inaspettatamente, dalla val di Fassa. La prima (13 luglio) riguarda un avvistamento che sarebbe avvenuto sopra malga Peniola (Moena), verso il gruppo del Latemar. Un sopralluogo successivo e il contatto diretto con i presunti avvistatori non consentono però di confermare con certezza l’accaduto. Il fatto risulta però verosimile alla luce del secondo avvistamento, avvenuto il 1° agosto in località Dirupi del Larsec (alta Val di Fassa). In tale occasione infatti l’orso viene osservato verso le 9.30 per circa un quarto d’ora da persona conosciuta e assolutamente affidabile, assieme ad altri tre escursionisti, mentre si sposta tra ghiaioni e mugheti. Quello stesso giorno l’ipotesi che gli orsi presenti in Trentino orientale siano due sembra confermata. Quella stessa domenica viene infatti rinvenuto un escremento di orso (freschissimo) presso il Col de la Remitta, poco lontano dal passo del Broccon, sul ripido versante che sovrasta il torrente Vanoi, non lontano dal confine con Belluno e dalla zona delle segnalazioni dei primi di luglio. Per la prima volta è stato dunque possibile ritenere con ragionevole certezza che gli esemplari presenti nel corso dell’estate ’99 a cavallo delle province di Trento e Belluno fossero (almeno) due.

Nei primi giorni di settembre le tracce dell’orso sono rinvenute ancora sul versante orientale del monte Coppolo, stavolta in territorio bellunese: in località Pugnai due piante di melo sono vistosamente graffiate dall’orso che per cibarsi dei frutti ha spezzato numerosi rami sino ad un’altezza di circa 3 metri. Negli stessi giorni vengono segnalate orme di orso sul greto del torrente Noana, in val Giasinozza (Primiero), anche se un successivo sopralluogo non consente di attribuire effettivamente all’orso le uniche due impronte visibili sul terreno fangoso. Nel resto di settembre e in ottobre non si hanno altre segnalazioni attendibili nell’area che comprende la parte bassa di Vanoi e Primiero e l’attigua porzione di territorio bellunese. Un paio di segnalazioni (non confermate con certezza) invece provengono da nord: dalla zona di Vallada Agordina, poco ad est di Falcade (BL) e dalla valle di Gares. Considerata la relativa contiguità territoriale con la val di Fassa, non può escludersi che si tratti dello stesso animale da ultimo ivi segnalato l’1 agosto.

L'orso che potremmo definire "dell’area Cismon" torna a far parlare di sé solo il 28 e 29 ottobre, quando in due occasioni e sempre di notte, preda due pecore presso Bettola, frazione di Sovramonte (BL), molto vicino al confine trentino. In entrambi i casi le pecore erano custodite in un recinto all’aperto; l’orso ha completamente consumato la prima, limitandosi ad una parziale asportazione nei confronti della seconda. Evidentemente non sazio, pochi giorni dopo l’animale si rifà vivo poco più a nord, in val Giasinozza (Transacqua), dove presso gli omonimi masi distrugge degli alveari , asportando una ventina di chili di miele.

La paternità del misfatto viene accertata dal personale della Forestale di Fiera di Primiero che il giorno stesso rinviene, segue e rileva le orme dell’animale, ancora lungo il greto del sottostante torrente Noana. Si tratta del primo danno documentato in Trentino orientale da quando, a partire dal 23 aprile ‘99, l’orso è segnalato con relativa continuità sul territorio provinciale. Due settimane dopo (16 novembre) l’orso viene avvistato, ancora in val Giasinozza. Un signore recatosi in valle a far legna lo avvista presso un guado, non lontano dal tratto di torrente ove erano state seguite le orme il 2 novembre. La descrizione dell’animale, visto in buone condizioni di visibilità a meno di 200 metri di distanza e per diversi secondi fa ritenere verosimile l’accaduto.

Nei giorni successivi (17 e 21 novembre) due nevicate coprono il suolo fino a bassa quota, ma dell’orso non viene in seguito rinvenuta più alcuna traccia. E’ possibile dunque che l’animale si sia fermato in zona per svernare, ma non può escludersi con certezza che si sia allontanato lo stesso 16 novembre od i giorni successivi senza che eventuali piste venissero rinvenute.

La comparsa dell’orso nel Trentino orientale era prevedibile o si è trattato di un evento inatteso? In realtà che l’orso entrasse prima o poi nel settore orientale del Trentino era una questione sulla quale gli esperti erano concordi ormai da qualche anno, almeno da quando, nel 1995, è stata per la prima volta accertata la presenza del plantigrado nella confinante provincia di Belluno. La presenza in particolare di almeno un plantigrado nel vicino Agordino era nota alle autorità bellunesi e a quelle trentine da un anno, e l’ingresso dell’animale in Trentino era dunque ritenuto possibile se non probabile. Non può tra l’altro escludersi che qualche sporadica puntata di esemplari di orso provenienti da oriente o da nord sia avvenuta anche negli anni precedenti. Sono infatti note segnalazioni, anche circostanziate, sulla possibile presenza dell’orso a partire dalla metà degli anni ’90 circa in zone quali il passo del Broccon, la val di Fassa e la val di Cembra che, pur non avendo mai fornito alcun elemento oggettivo, non possono essere escluse, alla luce anche di quanto da ultimo accaduto.

L’orso, o gli orsi, che hanno frequentato il Trentino orientale nel corso del 1999 appartengono alla grossa popolazione balcanica che, dalla Slovenia, si sta lentamente espandendo nella porzione sud-orientale dell’arco alpino. Il fenomeno dell’espansione degli orsi sloveni nei territori limitrofi dell’Austria, del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, ha avuto origine circa 30 anni fa ed è dovuto sostanzialmente all’incremento numerico della popolazione di orso Dinarico-Balcanica che, dalle Alpi alla Grecia lungo tutta l’ex Jugoslavia, è stimata attualmente in circa 2.800 esemplari, alla diminuita persecuzione da parte dell’uomo ed al miglioramento delle caratteristiche ambientali di vaste aree delle Alpi e delle Prealpi (aumento della copertura forestale e della sua qualità, aumento delle popolazioni di vertebrati, abbandono di alcune aree da parte dell’uomo, ecc.). Tale espansione è maggiormente orientata verso nord e verso ovest, data la conformazione dell’arco alpino e, a partire dal 1995, ha interessato la confinante provincia di Belluno, nel 1996 la provincia di Bolzano (alta val Pusteria) e dal 1999 anche la provincia di Trento. In particolare nel corso dell’estate 1998 sempre più segnalazioni hanno interessato gran parte del territorio della provincia di Belluno, e in ottobre la presenza del plantigrado è segnalata nell’Agordino, a soli 10-12 km. dal confine con Trento. Le prime orme su fango vennero osservate il 5 e 6 ottobre e, a partire dal 15 ottobre, l’orso inizia a visitare periodicamente alcuni frutteti abbandonati nei pressi del paese, ove viene anche avvistato in un paio di occasioni; numerosi escrementi testimoniano la sua dieta autunnale a base di frutta.

Icompetenti uffici della Provincia di Belluno stimavano lo scorso autunno (1998) la presenza di almeno tre orsi sul loro territorio, con una situazione in continua evoluzione che viene seguita con attenzione, data anche la necessità di informare correttamente l’opinione pubblica sul fenomeno. Probabilmente si tratta di subadulti di sesso maschile in dispersione, normalmente i primi a ricolonizzare nuovi territori; ma recenti studi hanno evidenziato che anche delle femmine possono essere presenti nelle aree periferiche frequentate da soggetti in dispersione. La dispersione avviene, ed anche questo è interessante avuto riguardo alla situazione alpina, anche in popolazioni che vivono su territori ove la capacità portante non è ancora stata raggiunta; insomma, il fenomeno dell’allargamento dell’areale ha luogo anche se la popolazione originaria non ha problemi di spazio ove si trova, come è il caso della popolazione a cavallo dei confini sloveno, austriaco e italiano. Non si può dunque escludere che anche qualche femmina frequenti il Friuli occidentale ed il bellunese, pur avendo presente il contesto geografico diverso nel quale gli studi citati sono stati condotti. Rimane comunque certo che possono trascorreredecenni prima che sporadici avvistamenti di individui isolati portino alla presenza di una effettiva popolazione di orsi.

In questo nuovo panorama il progetto di rinsanguamento dell’orso attivato nel Parco Naturale Adamello Brenta e dalla Provincia nel Trentino occidentale, iniziato finalmente con il rilascio dei primi due esemplari lo scorso mese di maggio, mantiene immutata la sua validità e la sua congruenza con gli obiettivi delle attuali strategie di conservazione della specie, e rimane coerente con gli obiettivi di conservazione individuati in sede internazionale. Esso è infatti stato redatto anche tenendo conto del fenomeno dell’espansione della specie ad est, e si pone quale importante tassello (relativo principalmente alle Alpi centrali) per la progressiva ricostituzione della popolazione alpina di orso bruno. Sarà quindi probabile che dovremo imparare a convivere anche nel Trentino orientale con il più prestigioso rappresentante della fauna alpina, che ritorna dopo un secolo di esilio forzato e chiede di poter ripercorrere i suoi antichi sentieri.