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Il discutibile referendum di Brentonico

Tema: l’ampliamento di una industria. Risultato: niente di fatto (ha votato meno del 50%). E mentre la maggioranza ratifica, la Procura indaga.

Qualche giorno prima di Natale il Consiglio comunale di Brentonico ha ratificato i risultati del referendum del 7 novembre scorso sull’ampliamento degli impianti della Lavesan, azienda di miscelazione di resine e di produzione di vernici. Un fatterello di cronaca locale che non dovrebbe nemmeno fare notizia: la semplice presa d’atto, da parte di un Consiglio comunale, del risultato di una consultazione popolare. Ma le cose sono un po’ meno semplici. Intanto bisogna dire subito che la ratifica è passata solo coi voti della maggioranza che amministra il Comune. Astenuto il Presidente e contrario il resto del Consiglio, per nulla convinto della regolarità di quella consultazione e dunque del suo esito: nullo - va ricordato - perché andò a votare meno del 50% degli aventi diritto. Tra l’altro, in questi mesi, non solo molti consiglieri di opposizione avevano denunciato delle irregolarità, ma lo stesso Comitato che aveva raccolto le firme per il referendum si era subito rivolto, tramite l’avv. Roberto Zoller, alla Procura della Repubblica che ha già disposto l’audizione di tutti i membri del seggio e del segretario comunale. Ma che cos’è accaduto di tanto grave da far dire al consigliere provinciale Vincenzo Passerini, di Brentonico, che "si è assistito per un’intera giornata ad una azione di intimidazione presso i seggi operata dai proprietari della fabbrica oggetto del referendum"?

Per capire, torniamo un attimo indietro. Diciamo subito, perché il lettore abbia un quadro chiaro, che la maggioranza che governa il Comune è costituita da uno schieramento che comprende PATT, DS, socialisti, repubblicani ed esponenti di una lista civica chiamata Insieme per Brentonico, mentre all’opposizione si trovano Progetto Rete, La Sinistra (Rifondazione ed ex DP), Centro Democratico (Popolari, di ispirazione Margherita) e AN-FI-CCD, il cui unico rappresentante presiede il Consiglio. Dunque, nel 1997 la Lavesan, azienda chimica con circa 30 dipendenti, attiva dal 1976 a Castione, presenta alla Provincia un progetto di ampliamento degli impianti di produzione, chiedendo le necessarie autorizzazioni e precisando gli aumenti di produzione previsti in rapporto ai tempi di realizzazione dei nuovi impianti. Prevedendo l’inizio dei lavori di ampliamento per la fine di febbraio del ‘98, si indica per quella data una capacità produttiva di 7 tonnellate al giorno di resine da aumentare di 6 volte, cioè da portare a circa 40 tonnellate, ad ampliamento realizzato (previsto per il 30 giugno 2002).

Che succede però? "Che quando la Provincia manda il tutto al Comune di Brentonico perché pubblicizzi la cosa in modo che i cittadini o il Consiglio comunale possano fare le loro osservazioni - ci dice Dante Dossi di Progetto Rete - non solo nessuno comunica nulla, ma io stesso, membro del Consiglio, lo scopro per caso leggendo Vita Trentina. Alla faccia della democrazia"!

E se è senza dubbio grave che il Consiglio Comunale di Brentonico abbia potuto discutere del problema solo dopo un’interrogazione in merito e in tempi molto ristretti (ci sono solo 60 giorni di tempo per presentare osservazioni), ancora più grave è che non ne abbiano potuto discutere i cittadini diretti interessati, visto che i capannoni dovevano sorgere all’entrata del paese. D’altra parte che ogni decisione in merito fosse da ponderare è dimostrato anche da quanto nell’agosto del ‘98 scriveva al sindaco di Brentonico il difensore civico avv. Alberto Olivo: " Il previsto ampliamento di sei volte della struttura pone una serie di problemi di fondo. A quanto illustratomi, anche in corso di un’assemblea pubblica, è emerso che nell’eventualità di un incidente ed a fronte del mancato funzionamento degli impianti di sicurezza... si avrebbero nel raggio di 500 metri conseguenze mortali per gli abitanti". Aggiungeva il difensore civico che era motivo di ulteriore preoccupazione "il fatto che un eventuale sinistro finirebbe per interessare anche l’unica strada di accesso alla frazione con le immaginabili conseguenze sia per l’evacuazione che per l’accesso dei soccorsi ". E ancora: "La stessa vivibilità della frazione, dotata di una sola via d’accesso, pare difficilmente conciliarsi con il traffico pesante proveniente anche dall’estero che un’attività delle dimensioni che la ditta Lavesan andrebbe ad acquistare comporta". E concludeva dicendo di insistere "perché venga sospeso il rilascio della richiesta concessione edilizia in quanto informato della costituzione di un Comitato promotore di un referendum di iniziativa popolare".

In realtà alcuni consiglieri della minoranza, ancora prima che venisse concessa la licenza per l’ampliamento della Lavesan, avevano presentato una mozione perché lo stesso Consiglio comunale si facesse promotore di un referendum che permettesse ai cittadini di pronunciarsi; ma non se ne fece nulla. Non solo la maggioranza che governa il Comune boccia la mozione per il referendum, ma poco dopo, il 6 ottobre del ’98, rilascia la concessione all’ampliamento. E’ solo a questo punto che un gruppo di cittadini, sostenuti anche dai consiglieri di opposizione, ha dato vita ad un Comitato per la raccolta delle firme in vista della celebrazione di un referendum propositivo che permettesse a tutti i 311 elettori di Castione, frazione di Brentonico, di pronunciarsi.

E il 7 novembre Castione vota. "Siete favorevoli al mantenimento della concessione ad edificare n°... rilasciata in data... inerente l’ampliamento dello stabilimento della Ditta Lavesan di Castione, così da permettere un incremento di quasi 6 volte della capacità produttiva della ditta medesima? ".

Il risultato? Hanno partecipato al voto 143 elettori sui 311 aventi diritto e dunque il referendum è nullo. Tutto a posto dunque ? Proprio no, visto il clima che si è respirato intorno all’unico seggio anche per la presenza, come registravano le cronache di quel giorno, "che si è protratta durante tutte le operazioni di voto, dei proprietari dell’azienda chimica con tanto di penna e un eloquente block-notes". Ma se qualcuno dei cittadini di Castione ha parlato di presidio di tipo militare e qualche altro di stile di tipo mafioso, in generale quello che se ne deve ricavare è un allarme per questo che è senza ombra di dubbio un pericoloso scivolone sul piano della democrazia. E bene ha fatto il Comitato che ha raccolto le firme per il referendum a chiedere l’intervento della Procura della Repubblica per quanto riguarda il rilievo penale, e quello del difensore civico per quanto riguarda quello amministrativo.

Riteniamo in conclusione di dover aggiungere che ai verbali ufficiali, compilati dai membri del seggio, sono stati aggiunti 3 allegati. Il primo firmato dalla Presidente del seggio e steso dopo le rimostranze di un cittadino che, intorno alle 21, denunciava la irregolarità della presenza permanente dei proprietari della ditta Lavesan e di alcune maestranze sedute "attorno ad un tavolo che comunicava direttamente con la sala del seggio, per cui gli elettori erano costretti a vederli prima di andare a votare", come ci ha detto un altro elettore. In realtà la Presidente del seggio ha scritto per lamentarsi della maniera intimidatoria con cui le sarebbe stato fatto notare il fatto e forse pensando che scrivere tali considerazioni l’avrebbe salvaguardata da eventuali responsabilità per una situazione che tanto regolare non è apparsa a più di uno. Tanto è bastato perché anche il vicepresidente prendesse carta e penna stendendo un secondo allegato dove afferma di essere stato testimone di un intervento su un elettore da parte di alcuni individui presenti all’esterno del seggio. "Sa fat, vei chi. El sat sa te fai" - ha scritto testualmente. Ma è questo secondo allegato che ha prodotto il terzo, ancora a firma della Presidente del seggio, che evidentemente non si rassegna facilmente. Eccolo: "Si fa presente per un corretto quadro della situazione che si sono verificate anche alcune congiunture anomale riguardanti membri dell’ufficio di sezione e rappresentanti della forza pubblica in servizio d’ordine presso il seggio... Nel corso della mattinata per un lasso di tempo di circa due ore il seggio è rimasto privo di custodia e sorveglianza da parte della forza pubblica".

Questi alcuni stralci dei verbali con cui si è concluso il referendum del 7 novembre scorso. Davvero non c’è nulla da dire o fare?

Oggi tutto questo è in mano alla Procura della Repubblica. Davvero la ratifica dei giorni scorsi mette pace tra la democrazia e l’idea che di essa ha la maggioranza del comune di Brentonico? Davvero le ragioni di tanta ostinazione sono nel fatto che a far parte della maggioranza che amministra il Comune c’è anche uno dei proprietari della Lavesan.

O non sta capitando qualcosa di più profondo nel corpo della società civile ?

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