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Morire di cellulare? Proviamo ad evitarlo

In attesa di certezze scientifiche sui rischi per la salute dei campi elettromagnetici qualche cautela in più non guasterebbe. Che si può fare?

De Matthaeis Pasquale

Non sono proprio cento, ma davvero tanti i comitati sorti, nella nostra provincia, come strumenti per la tutela della collettività di fronte a quello che ormai per tutti è l’inquinamento da campi elettromagnetici. E bisogna anche dire che un contributo non indifferente lo ha portato il convegno che si è svolto nel novembre scorso a Trento con la collaborazione dell’assessorato provinciale all’ambiente e del coordinatore del gruppo di lavoro sui campi elettromagnetici, il dott. Angelo Giovanazzi. Un convegno internazionale di grande valore e di grande stimolo per chiunque voglia capire e intervenire su questa nuova grande questione della contemporaneità.

La novità e l’originalità del convegno stanno nel fatto che oltre a contributi di carattere scientifico, indispensabili e necessari per una materia nella quale non ci sono ancora certezze, si è potuta sentire sia la voce dei gestori (Enel, Tim, Omnitel, Wind), sia quella degli amministratori pubblici (nazionali, regionali, provinciali, comunali) e particolarmente quella dei comitati spontanei e organizzati di cittadini preoccupati per la salute propria e per quella delle generazioni future. Di fronte alle incertezze scientifiche sembra che alcuni punti fermi comincino a farsi strada sia a livello nazionale che locale, come il principio di precauzione per la tutela della salute ed il principio della minimizzazione del rischio per la collettività.

Si rendono conto di ciò anche gli stessi gestori degli impianti, onde evitare di tornare su decisioni già prese alquanto onerose anche per essi (si è constatato infatti che in diverse parti d’Italia gli elettrodotti già installati dall’Enel, ora, riconosciuti dannosi per la salute, vengono spostati; se si fossero seguite strade più onerose per l’impresa e meno dannose per la salute della collettività, quando sono stati fatti gli impianti si sarebbe evitata una doppia spesa e meno danni alla salute; a livello locale lo stesso discorso riguarda l’elettrodotto Riva-Arco, per il quale è pendente il ricorso al Tar di Trento e per il quale comunque l’Enel si è dichiarata disponibile a cambiare percorso).

Nello stesso tempo e sullo stesso ordine di problemi sta risultando assai incisiva la presenza dell’associazione Conacem, grazie anche ai comitati spontanei che ad essa fanno riferimento. Anche il Codacons, che per quanto riguarda la prevenzione degli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici si muove in sintonia con il Conacem, ha da tempo presentato un contributo per migliorare la normativa vigente (eventuali emendamenti alla legge provinciale 13.7.95 n°7). In particolare, in vista della creazione di un Comitato tecnico-scientifico presieduto dall’assessore provinciale alla sanità e composto da esperti e rappresentanti di aziende, enti pubblici interessati, associazioni ambientaliste e di consumatori. Questo Comitato dovrebbe esprimere pareri sui progetti concernenti le autorizzazioni per l’esercizio di impianti elettromagnetici in radiofrequenza e microonde, fissare i criteri da seguire per le rilevazioni sperimentali ed i criteri tecnici per gli interventi di risanamento e proporre ogni altro intervento utile alla prevenzione e alla tutela dalle onde elettromagnetiche.

Inoltre, per quanto riguarda le richieste delle installazioni, secondo questa proposta, occorre che esse vengano rilasciate dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessorato alla sanità , sentiti gli assessorati all’ambiente e all’urbanistica e lavori pubblici previo parere del comitato tecnico scientifico e non come prevede l’attuale normativa semplicemente "dal dirigente il servizio energia" .

Infine, facendo tesoro anche del materiale pervenuto in occasione del convegno internazionale di Trento, le associazioni dei consumatori pensano che sia opportuna la creazione, presso l’assessorato all’ambiente, di una banca dati (non solo di studi scientifici, ma anche di tutte le realtà dove sono presenti problematiche inerenti i campi elettromagnetici) e di un coordinamento provinciale di tutti i comitati spontanei, sorti a livello provinciale e comunale per combattere l’inquinamento da campi elettromagnetici, oltre ad un ufficio legale che possa dare consulenza e indicazioni ai cittadini su ciò che occorre fare per controbattere eventuali abusi e arroganze di compagnie di telefonia mobile. Emblematico, in proposito, ci sembra il caso venuto a nostra conoscenza per quanto riguarda la Vallarsa, dove Tim ha chiesto l’autorizzazione per un impianto che avrebbe dovuto servire i comuni di Albaredo e Matassone, mentre, una volta ultimato, l’impianto sembrerebbe una stazione radiobase Tim per il Veneto!

Tutto ciò dovrebbe servire in qualche modo ad evitare la grave contraddizione esistente tra paesi tecnologicamente avanzati e meno; infatti si può constatare che mentre negli Stati Uniti la penetrazione di telefoni cellulari è relativamente bassa (dei 300 milioni di cellulari in circolazione, negli Usa arrivano solo il 25%, mentre il 60% è concentrato nel Nord Europa), nel nostro paese il numero di telefoni cellulari ha superato quello dei telefoni fissi (30 milioni contro 25).

La mancanza di concorrenza reale nel settore della telefonia fissa ha poi determinato un processo di trasferimento dei sistemi di comunicazione dal telefono fisso al cellulare. Occorre pertanto oggi rivalutare il ruolo della telefonia fissa per non rovinarsi la salute con la preoccupazione delle onde elettromagnetiche, imporre un rapido sviluppo della concorrenza privilegiando e sostenendo i gestori della telefonia fissa alternativi alla Telecom, iniziare anche noi, come avviene in America, a fare la pubblicità comparativa, individuando i prodotti più convenienti per qualità e costo e spingendo il consumatore a tornare al telefono fisso; imporre alla Telecom di diffondere la telefonia fissa, facendo funzionare i telefoni fissi.

E’ questa probabilmente la via obbligata per salvarsi dal bagno di onde elettromagnetiche che ci promettono gli attuali gestori della telefonia mobile, intenzionati a coprire le nostre teste di selvagge antenne. E forse così non moriremo di cellulare!