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Esule o latitante?

Cittadini e politici dicono la loro su Bettino Craxi.

Anche in sede locale la scomparsa di Bettino Craxi ha provocato un intenso se pur breve dibattito: sia sulle ultimissime vicende che sull’insieme della sua parabola politica. Gli interventi dei "comuni" lettori non sono abbastanza numerosi per trarre conclusioni affidabili sugli umori dell’opinione pubblica, per verificare se e in che misura, dopo le indignazioni a volte forcaiole del passato, sia ora in corso un processo di riabilitazione di Craxi, come qualcuno sostiene. Le poche lettere comparse su Adige e Alto Adige contengono comunque per lo più giudizi molto duri: "Un noto latitante è deceduto all’estero dopo che solo con la fuga si era sottratto alla cattura"; "Noi elettori... non scordiamo i fatti provati per i quali è stato condannato"; "Craxi doveva venire in Italia per affrontare i suoi processi... E’ morto latitante come un brigante di denari qualunque".

Prima che la beatificazione auspicata da alcuni socialisti come Margherita Boniver (che ha definito Craxi "il Giacomo Matteotti degli anni ’90") possa avere qualche chance di riuscita, occorre forse qualche anno di tempo e di silenzio. Com’è successo per Mario Malossini, che un lettore dell’Adige, dopo aver deplorato l’inefficienza del nostro Consiglio provinciale, così rimpiange: "Come si fa a non condividere la nostalgia per Mario Malossini...? Speriamo che ritorni".

Più numerosi e interessanti i commenti dei politici. A cominciare da quello di Mario Raffaelli, il più lucido e condivisibile, ci pare, fra quelli provenienti, anche a livello nazionale, dall’area socialista: "La vicenda di Craxi - scrive Raffaelli sull’Adige - è una vicenda essenzialmente politica, compresi gli errori di cui si è occupata la magistratura. Che sono stati conseguenza di una degenerazione nella concezione della lotta politica e non già una vicenda di malaffare o di arricchimento personale".

Dopo aver citato i meriti e le anticipazioni del Craxi capo di governo, Raffaelli prosegue: "Paradossalmente, dopo il 1989 e la caduta del muro di Berlino, proprio quando lo scontro... sembrò volgersi in favore dei socialisti, Craxi iniziò invece una involuzione politica... si rinchiuse nel fortilizio del cosiddetto Caf. Questa involuzione portò con sé una involuzione nella gestione del potere, la convinzione che non era il consenso a creare potere, ma la semplice occupazione di esso a creare automaticamente consenso". Atteggiamento cui i comunisti risposero "arroccandosi in una spirale di ritorsioni che trovò il suo apice nella stagione del giustizialismo".

Una ricostruzione, dicevamo, in parte condivisibile, ma lacunosa: perché troppo indulgente con Craxi e con quel suo mescolare il privato, il partito e lo Stato, e poi perché dimentica che nelle sue capillari ramificazioni periferiche, quella "degenerazione" fu spesso proprio e soltanto una vicenda di malaffare e di arricchimento personale. Che, quando venne alla luce, mandò in bestia la maggioranza degli italiani, i quali non ebbero bisogno per questo della "spirale di ritorsioni" dei comunisti.

Una degenerazione che poi, sul piano politico, porta la grave responsabilità di aver trasbordato sulla destra berlusconiana una buona parte dell’elettorato socialista.

Un ulteriore elemento per completare il quadro, viene dalla presidente della Regione Margherita Cogo, militante socialista fino al 1990, che riconosce "le cose buone fatte dal Craxi presidente del Consiglio", ma deplora "l’atteggiamento arrogante col quale affrontò la sua vicenda giudiziaria, fino a teorizzare di poter rimanere al di sopra delle leggi dello Stato, mille miglia distante dalla dignità con la quale Helmut Kohl affronta oggi la magistratura tedesca. Si possono anche teorizzare complotti di ‘toghe rosse’, ma la verità è che i reati ci sono, condannati e passati in giudicato, e mentre i cittadini normali scontano la loro pena nelle carceri italiane, Craxi ha scelto il buen retiro di Hammamet, alla maniera dei dittatori sudamericani".

Di tutt’altro tenore il commento, sull’Alto Adige, del segretario dello Sdi Nicola Zoller, che disinvoltamente paragona Craxi agli antifascisti che si sottrassero con la fuga al Tribunale speciale, per poi condannare la "campagna raccapricciante da parte di avversari tanto ostili quanto ipocriti... Di Craxi hanno fatto il capro espiatorio della loro cattiva coscienza adoperando metodi sommamente illiberali per colpirlo. Per questo l’onore non solo di Craxi ma emblematicamente di tutti i veri democratici è stato meglio difeso con il reciso rifiuto della dispotica gogna carceraria alla quale avrebbero voluto sottoporlo nella patria perduta. Egli è morto da uomo libero".

A dimostrazione e contorno di queste ardite affermazioni, la consueta raffica di citazioni (Mario Soares, Luciano Violante, Sebastiano Puliga, Carlo Nordio, Gerardo D’Ambrosio), con cui Zoller è in grado di dimostrare qualunque tesi gli passi per la testa.

Se invece che un iper-garantista fosse un forcaiolo, potrebbe ben dire come un antico ministro francese: "Datemi due righe di pugno di un uomo e ve lo farò farò impiccare".