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Informatica Trentina: azienda decotta o miniera d’oro?

I veri dilemmi dietro la discussa privatizzazione di Informatica Trentina

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, dietro la dibattutissima questione della privatizzazione di Informatica Trentina. Tutti la vogliono, ma nessuno la fa. Ognuno ha la sua ricetta, ma nessuna sembra finalmente fare gli interessi della Provincia e quindi del contribuente: venderla al migliore offerente o chiuderla.

Per vedere quello che succede nel mondo della New Economy, non occorre spingersi in California. Basta guardare attorno a casa nostra. E’ sufficiente che una società quotata in Borsa annunci di volere starnutire in Internet, che le quotazioni, miracolosamente, decollano. Per non parlare delle imprese che gestiscono direttamente pezzi di rete: provider, consulenti, produttori di software, negozi e banche virtuali hanno quotazioni da capogiro. E’ per questo che i giornali hanno battezzato il fenomeno ‘New Economy’: la fiducia di trovarci in un passaggio epocale, dove la connessione mondiale attraverso le reti telematiche rivoluzionerà il commercio, il mondo dei media, il tempo libero.

In generale, questa è stata l’evoluzione del mercato americano e in minor misura di quello europeo. Per prime sono arrivate le società che realizzano le infrastrutture sul web, cioè mettono i cavi e i centri di smistamento dati, anche tra supporti diversi, come tra cavo e satellite o tra cavo analogico e digitale. Poi sono arrivate le aziende che forniscono l’accesso alla rete, i portali, i quali, grazie alle sinergie con il settore editoriale, dallo stadio pionieristico di qualche anno fa sono diventate aziende potenti, vedi la fusione fra America on-Line e Time Warner.

In Italia spesso sono divisioni di una società telefonica, ma che presto assumeranno vita propria. Come Tin.it oppure T-online, le divisioni Internet rispettivamente di Telecom Italia e di Deutsche Telekom.

Ed infine arrivano le società di software specializzate nella gestione delle reti. Si pensi a Finmatica, società di software bancario che di fronte a un fatturato di 70 miliardi ha una quotazione di borsa di 3.000 miliardi. Pierluigi Crudele, il suo amministratore delegato, viene presentato dai giornali come il Bill Gates italiano …

La politica trentina ha previsto con lungimiranza lo sviluppo che i sistemi di connessione remota potevano avere nell’organizzazione di archivi e banche dati. Con una legge provinciale del 1980 fu istituita Informatica Trentina Spa, società per azioni, ma di propietà pubblica, la quale aveva lo scopo di promuovere e sviluppare le soluzioni informatiche per la gestione della Pubblica Amministrazione. Ci fu una forte spinta dalla base amministrativa, ricordano alcuni, e il sistema bibliotecario trentino fu uno dei primi servizi ad essere informatizzato con largo anticipo rispetto al resto d’Italia. Ma, in principio, nessuno impediva ad Informatica Trentina di svilupparsi fuori dai confini provinciali, offrendo i propri prodotti informatici anche ad altre amministrazioni. Fu probabilmente con questo spirito che una quota della società fu attribuita a Finsiel, oggi del gruppo Telecom, ma all’epoca società pubblica, il partner ideale, negli anni ’80, per misurarsi con un mercato più grande.

Tuttavia non fu questa la strada che l’azienda perseguì. Le entrate principali di Informatica Trentina erano e sono rimaste le commesse pubbliche provenienti dai contratti con la Provincia di Trento. Ma da strumento attraverso cui la Provincia doveva intervenire nei processi di informatizzazione del territorio, diventò contemporaneamente sia direttore che fornitore monopolista dei servizi informatici.

"Sono stato eletto in Consiglio provinciale per la prima volta nel 1988 -ci dice Claudio Taverna di Alleanza Nazionale - e la prima cosa di cui mi resi conto è che il rapporto di direzione-esecuzione era completamente ribaltato: era Informatica Trentina che ci proponeva dei progetti, che la giunta poi doveva finanziare. Una volta dovemmo addirittura approvare l’acquisto di software gestionale per la contabilità. Rimanemmo sbigottiti: un’azienda di software di 250 dipendenti che compra software?’.

Ma non è difficile ascoltare giudizi simili anche nel fronte politico opposto. Un autorevole dirigente dei DS, durante una conversazione privata, ci ha detto: "E’ un carrozzone: va chiuso".

Ma se oggi sono tutti d’accordo sulla necessità di privatizzare, i modi, i termini, la salvaguardia degli interessi vuoi di questo vuoi di quello, pur presenti in una gestione fallimentare, rischiano di ritardare un processo ormai inevitatbile. Sì, ci scusiamo per il termine, ma fallimentare è la parola giusta. Guardate le cifre che girano per l’acquisto e prendiamo un’offerta qualsiasi come esempio: i dirigenti di Informatica si dicono disposti ad acquistare la società per 12 miliardi, a condizione però che siano garantite commesse pubbliche per 30 miliardi all’anno nei prossimi quattro anni!

Le altre offerte sono di questo stesso tenore: per esempio l’Unione Commercio e Turismo, per conto di Delta Informatica, è pronta a comperare solo se le vengono garantiti i contratti.

Ma allora chiunque è capace di fare l’imprenditore!

Persino i sindacati interni si dicono preoccupati per la salvaguardia dell’occupazione. Certo un fine nobile, ma sembra di essere tornati ai tempi della siderurgia pubblica, quando negli anni Ottanta operai cinquantenni non specializzati a Napoli e a Taranto rischiavano veramente di avere davanti una vita da disoccupati. Ma in Informatica Trentina lavorano persone specializzate in informatica: siamo sicuri che lo stipendio fisso con le casse provinciali e del contribuente sia l’unica alternativa ad un futuro miserevole di disoccupazione ed emarginazione?

Poche storie: è assolutamente indispensabile per la Provincia razionalizzare la spesa. Ed allora la manutenzione interna, le reti informatiche interne più piccole e la gestione quotidiana possono essere lasciate al personale tecnico distaccato in questo o quell’assessorato, come grosso modo avviene adesso.

E visto che il ruolo è delicato, si può cercare di integrare lo stipendio con qualche fondo di incentivazione o qualche premio di produttività , a seconda di come il lavoratore riesce ad interagire con il personale non specialistico. Ma poi i lavori più grossi siano dati in appalto. Gare di appalto, società nazionali ed internazionali, chi fa l’offerta più bassa vince. Magari vince Informatica Trentina privatizzata - perché no? Mai sentito parlare di vantaggio competitivo? - e allora tanto di cappello. Ma finalmente non più imprese decotte a proprietà pubblica.

Dal punto di vista giuridico, questa è la situazione. Gli articoli 15 e 16, collegati alla Finanziaria, erano quelli che dovevano disciplinare la privatizzazione di Informatica Trentina e lo sviluppo di Infostrutture (di cui parliamo fra poco). Come si sa, sono stati stralciati assieme a numerosi altri provvedimenti ed ora dovranno essere presentati, sotto forma di singolo provvedimento, come legge della Giunta. Certo, in questo modo i tempi tecnici rischiano di allungarsi a dismisura, ma attualmente due sembrano i provvedimenti più urgenti: quelli relativi al comparto scuola e quelli proprio relativi all’informatica.

Speriamo in bene, ma l’analisi dei provvedimenti bocciati lascia un po’ interdetti. Il monopolio dei servizi è prorogato addirittura fino al 31 dicembre 2006. Dio mio, solo nel 2007 vedremo un altro fornitore informatico nel panorama proviciale!

L’altro articolo è più interessante: infatti definisce "servizi d’interesse provinciale l’impianto, lo sviluppo e la gestione di un sistema informatico e telematico, nonché di un sistema di telecomunicazioni e radiocomunicazioni per il soddisfacimento delle esigenze di automazione e comunicazione della Provincia autonoma di Trento". Cosa vuol dire? Qualcosa di molto intrigante…

Ci scusiamo con i lettori, ma abbiamo lasciato nell’ultimo punto la descrizione di cosa c’è veramente dentro Informatica Trentina. Solo commesse pubbliche? Non è così, per fortuna. Riprendiamo la distinzione dell’inizio del capitolo. Le società della ‘New Economy’ si distinguono in:

1. Società che possiedono e gestiscono le infrastrutture: quindi le reti. A livello nazionale sono Telecom per la telefonia fissa, e poi Tiscali, Omnitel, Wind per la telefonia mobile. Ma anche le Ferrovie dello Stato, le Autostrade, le Municipalizzate come l’Aem di Milano o l’Acea di Roma.

2. Società che offrono le connessioni, i cosiddetti portali, attualmente Tin.it di Telecom e Matrix di Seat, ma anche i siti finanziari ed editoriali, come Fineco o KataWeb.

3. Le società che producono software per la gestione della rete. Per esempio Tas, che fattura 15 miliardi, forse meno di Informatica Trentina, che ha sviluppato il software su cui si basa il circuito finanziario di Unicredito. Una piccola azienda? Sta per quotarsi in Borsa nel listino del Nuovo Mercato.

Bene: sappiamo che Informatica Trentina ha sviluppato competenze nel punto 3: software per la pubblica amministrazione. Ma attenzione: è ben posizionata anche nel punto 2 attraverso il portale Vivoscuola: 60.000 dischetti di connessione distribuiti (ancora un investimento della Provincia!), calcolatori ad un prezzo agevolato (si veda il nostro articolo di due numeri fa: "Vivoscuola": apprezzamenti e perplessità).

E qual’è la pagina web più frequentata del Trentino? La pagina dell’assessorato della Pubblica Istruzione: migliaia di insegnanti vi ricorrono per tenersi aggiornati su supplenze e regolamenti. E’ notizia, riservata, che è in progetto il trasferimento della pagina dell’assessorato presso il portale ‘Vivoscuola’, che diventerebbe un portale monotematico, con fruitori omogenei e legati da interessi stabili: in poche parole, una manna!

E il punto 1? Ecco l’articolo della Collegata, e qui sono in ballo cose grosse. E non è la gloriosa rete Telpat, affittata da Telecom, comunque proprietaria tramite Finsiel di Informatica Trentina il piatto forte. La rete Telpat è una rete un po’ obsoleta. Trasmette i dati in analogico su di una banda stretta e supporta il vecchio standard IBM, non il successivo TCP/IP attraverso cui si è sviluppata la tecnologia Internet attuale. Magari si può aggiornare, ma non è questo il punto. La società più interessante è invece ‘Infostrutture’, al momento una scatola vuota, ma con un progetto ambizioso: la cablatura del Trentino, proprio secondo l’articolo 15 della collegata.

In ‘Infostrutture’ ci sono: ‘Trentino Servizi’, cioè le municipalizzate di Trento e Rovereto (50%) che ha rilevato la quota dell’AutoBrennero, la Ferrovia Trento-Malè (10%), il Comune di Trento (10%), Informatica Trentina (30%). Tutte società che possiedono reti oppure le competenze per farle funzionare.

E cosa aspetta a diventare operativa? L’ipotesi più accreditata è che debba varare un aumento di capitale e fare sedere in Consiglio di Amministrazione un operatore privato. E così inizierà la cablature del Trentino, come Aem sta facendo a Milano e Albacom a Parma?

No - e questa è l’aspetto clamoroso della vicenda - nessuno metterà giù dei cavi, perché il Trentino, in particolare Trento, è già cablato. E’ stata la Telecom che qualche anno fa ha sistemato fibre ottiche dappertutto. Arrivano ad ogni condominio, ma si fermano nelle cantine. Attualmente non è, inspiegabilmente, utilizzata. E allora quale può essere il socio da fare entrare in Infostrutture? Ma è Telecom, ovvio. Che è anche proprietaria di un pezzo di Informatica Trentina.

Conclusione: Infostrutture è una miniera d’oro, e non a caso in questi giorni attorno alla sua proprietà i giri di valzer sono vorticosi e le polemiche roventi.

E Informatica Trentina? Presenta una natura duplice. La superficie è quella dell’azienda decotta, che per farla sopravvivere le si devono garantire ancora scandalosi contratti monopolistici con la Pat. Ma dentro sè, attraverso Vivoscuola, attraverso la partecipazione a Infostrutture, contiene una miniera d’oro.

Come poi vada gestita tutta la partita Infostrutture, affinchè sia davvero un’occasione di sviluppo del Trentino, è tutta un’altra questione che ci ripromettiamo di affrontare prossimamente.

Ma su Informatica Trentina ci pare di concludere che l’approccio della giunta provinciale è al momento sconcertante: considera solo la superficie del problema e lo affronta con i vecchi strumenti del capitalismo assistito. Invece, altro che siderurgia pubblica anni ’80, Informatica Trentina andrebbe quotata in Borsa!