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Haider: la tempesta sull’isola dei beati

I conti non fatti col passato nazista, xenofobia e antisemitismo risorgenti, ma anche un rimescolamento delle carte che può indurre qualche speranza. La situazione austriaca vista da Vienna.

Lichtenbergher Eva

Più di un decennio fa, il papa, in occasione di una sua visita in Austria, la definì come l’ "isola dei beati". Da allora, questa frase è diventata un detto proverbiale. Adesso però sull’isola dei beati è scoppiata la bufera e, per i prossimi tempi, risulterà piuttosto improbabile il ritorno alla consueta tranquillità e giovialità austriaca.

La settimana scorsa, in Austria, è stato insediato un governo che, su richiesta esplicita del presidente della repubblica, ha dovuto sottoscrivere l’accettazione di quelli che sono considerati degli standard minimi di salvaguardia dei diritti costituzionali e di rispetto dei diritti umani, riconosciuti a livello internazionale.

Il presidente Klestil ha presenziato al giuramento con una espressione piuttosto dura.

Nessun governo, dal 1945, ha mai fatto soffiare fin dall’inizio un vento tanto freddo sui volti dei presenti. I governi precedenti hanno sempre percorso tra gli applausi il tragitto tra la Ballhausplatz e il Hofburg, la residenza presidenziale. Venerdì scorso invece, il neo-governo nero-blu ha dovuto utilizzare un passaggio sotterraneo tra la cancelleria e l’Hofburg, per non farsi vedere dai dimostranti. Quale migliore metafora della tensione che si respirava nel paese?

Alla coalizione blu-nera si è giunti per diversi motivi di politica interna attuale; ma molti vanno ricercati nella storia. In Austria c’è sempre stata una sorta di sommerso fondamentalismo, come conseguenza di un clima da guerra civile che si è creato negli anni Trenta, quando diverse parti politiche si armarono e si affrontarono in un confronto sanguinoso. La rapida ascesa del nazionalismo, e della sua particolare ferocia, si spiega sia con la critica situazione economica, che con un fondamento radicato di razzismo e antisemitismo. Dopo la guerra però, mentre si ricreavano le fondamenta di uno stato di diritto, tutto questo venne rimosso, e l’Austria si diede l’immagine di prima vittima della politica aggressiva di Hitler. Questa rappresentava comunque solo una mezza verità. La profondità dei contrasti politici e l’espandersi di una mentalità razzista non sono mai stati oggetto di un pubblico dibattito, come avvenne in Germania. Al contrario furono accantonati dalla politica di grande coalizione e di consociativismo sociale. Tutto questo fu fatto per accattivarsi elettori all’interno delle fila nazionaliste e per ridurre il peso dei contrasti ideologici legati al passato. La resistenza austriaca a Hitler dovette combattere fino agli anni Novanta per essere riconosciuta, mentre Haider è riuscito a definire i componenti delle SS come persone oneste e fedeli ai propri principi.

C'è ancora una particolarità che contribuisce all’inasprimento della situazione attuale. In Austria ci si può permettere di rivendicare i propri diritti nell’ambito della cerchia familiare e amicale, o al tavolo delle birrerie, ma un vero e proprio impegno politico non rappresenta nella tradizione un comportamento socialmente apprezzato.

Lo si lascia volentieri ad altri, anche quando poteva toccare la condivisbile critica alla spartizione della cosa pubblica tra socialdemocratici e popolari.

Le aggressioni vengono inibite, ma riemergono poi quando qualcuno come Haider riesce a far presa sui sentimenti più nascosti, inveendo contro "quelli lassù". I dibattiti politici soffocano in risentimento e nella ricerca di un capro espiatorio, che Haider ha già trovato da anni negli "stranieri", colpevoli - a suo parere - sia della disoccupazione che della carenza di appartamenti, che di ogni possibile ingiustizia subita. La politica dell’ÖVP (popolari) e dell’SPÖ (socialdemocratici) ha tollerato tutto questo e lo ha fatto perfino in una certa misura imitato. Alcuni politici dell’ SPÖ si sono addirittura fatti interpreti e portavoce delle sparate anti-stranieri di Haider. In questo modo è diventata quasi una moda lo stigmatizzare gli stranieri, i disoccupati, i beneficiari di aiuti sociali.

Da uno studio sui dibattiti parlamentari negli Stati dell’Unione Europea, è emerso che solo in Austria, se si escludono i verdi e i liberali, si sono accettate argomentazioni di normale razzismo. Nel corso degli ultimi anni, in Austria, ci si è abituati all’uso di attacchi indegni e a dichiarazioni inqualificabili da parte dei politici. Ovviamente, in questo modo, la qualità dei dibattiti è precipitata di livello. Negli ultimi anni la politica è diventata sempre più uno "sporco affare", di cui è meglio non occuparsi.

Tutto questo ha rafforzato la tendenza, anche della cerchia dei cosiddetti intellettuali, a ritirarsi a vita privata. Però, per un numero crescente di cittadini austriaci, sta diventando inconcepibile che espressioni come quelle usate da Haider non vengano più trattate come slogans divertenti e giustificabili, ma che al contrario debbano essere sottoposte ad una dura critica, e anche concretamente sanzionate.

Gli interventi di critica dei paesi stranieri hanno naturalmente innescato reazioni veementi. Innanzitutto nello stesso Haider, che si è prodigato in un nuovo giro di offese destinate ai governi europei. E le sue invettive trovano appoggi nei circoli privati.

Diverse indagini mostrano già l’ampiezza del consenso a queste posizioni. Chi critica gli slogan elettorali di Haider, viene tacciato di tradimento della patria, e continua a riecheggiare l’esortazione alla difesa compatta di questo governo.

Sempre più frequenti, ma anche molto meno percepite, sono quelle posizioni che esprimono la loro preoccupazione per questa reazione alle critiche internazionali e che mostrano perfino la loro comprensione a riguardo. Secondo le indagini più recenti, la critica dei paesi esteri viene considerata per il 70% come ingiusta. Si percepisce di nuovo, come ai tempi di Waldheim, quell’antico sentimento del "noi collettivo" che caratterizzava le camice brune.

I meccanismi che inducono a respingere il confronto con il nostro oscuro passato funzionano perfettamente. Sulla base di un simile atteggiamento, aumenta anche l’accettazione di Haider.

Subito dopo la formazione del governo stavano emergendo diversi dubbi. Molti capivano che non era facile ad Haider di farsi accettare a livello internazionale. Ma le critiche giustificate alla partecipazione di governo dei Freiheitlichen sono state fatte passare come un’accusa di xenofobia e di razzismo rivolta indiscriminatamente a tutto il popolo. Così si spiega la solidarietà espressa a questo governo.

Non sembra un caso che dopo il successo della destra in Svizzera, ora sia l’Austria a trovarsi al centro dell’attenzione internazionale. In questi ultimi anni in entrambi i paesi alpini si sono sviluppati movimenti di destra, che, contrariamente a quanto accade negli altri paesi europei, hanno ottenuto un importante peso politico. Entrambi i paesi hanno raggiunto, dopo la guerra, un alto livello di benessere ed un grande successo economico, tanto da potersi considerare delle isole felici.

Tuttavia il ricordo della povertà è ancora presente nelle storie familiari e rimane la paura di dover fare i conti con la perdita di questo benessere e della sicurezza sociale raggiunta.

Nuove paure vengono dai processi di globalizzazione che minacciano particolarmente le regioni meno industrializzate. La combinazione di questi sentimenti con un passato che non è stato ancora elaborato, ha creato in Europa centrale un terreno favorevole alla xenofobia.

Il nuovo governo si è presentato all’inizio di febbraio in un Parlamento dove si respirava un’atmosfera più che tesa. La spaccatura che a partire dalla formazione del governo divide la popolazione, si è manifestata anche durante la seduta parlamentare. Il cancelliere Schüssel ha cercato di esibire tranquillità, ma era spesso costretto a difendere il suo partner di coalizione. Wolfgang Schüssel è così potuto rientrare tra le figure tragiche della storia austriaca.

Haider ha potuto definire con molta determinazione i Freiheitlichen, come "la forza trainante del governo". Al cancelliere Schüssel non è mai riuscito, né nelle sedute di governo né di fronte alla stampa, di emergere dall’ombra del Landeshauptmann della Carinzia. Questa è anche il dramma personale di Schüssel. Voleva diventare a tutti i costi il cancelliere di stato dell’Austria, adesso lo è. Tuttavia non verrà percepito come tale, anzi si aspetterà con ansia di vedere come potrà agire all’ombra di Haider. Si aggiungeranno poi alcuni scialbi ministri dei Freiheitlichen, che saranno più occupati a portare "his master’s voice" che idee proprie. Nonostante ciò, alcuni di loro sono già diventati famosi per certe loro esternazioni che non aiuteranno certo i loro colleghi ministri stranieri a togliere dalla quarantena il governo austriaco.

Il nuovo governo e l’FPÖ di Haider stanno portando avanti una doppia strategia: nei comunicati stampa si chiede una chance per il governo e si reclama un atteggiamento di collaborazione. Haider invece va incontro alle aspettative dei suoi sostenitori con periodiche esternazioni di critica alle interferenze interne ed esterne.

Questo rimarrà il dilemma principale anche per il futuro. Il cancelliere Schüssel sarà più occupato a minimizzare i discorsi di Haider e fornirne delle "interpretazioni autentiche" che a risolvere i veri problemi in Austria.

Per esempio, l´attuale ministro delle finanze, diventato famoso grazie alla sua giovinezza e alla carica di vicepresidente in Carinzia, quando era responsabile dell´economia, del turismo, dei trasporti e dell´edilizia, aveva stabilito che "gli incarichi pubblici erano da dare in appalto solo alle ditte edili che assumono esclusivamente lavoratori locali o dei paesi europei".

Questa direttiva, in realtà, non è mai entrata i vigore, per le pressioni esercitate sia da ambienti pubblici che del mondo dell’economia.

Ora egli si trova di fronte ad un compito enorme.

La riforma fiscale dell’ultimo anno e soprattutto le misure di sostegno alle famiglie, hanno lasciato in eredità un debito pubblico di 65 miliardi di scellini. Questo buco dovrà per forza di cose essere sanato, altrimenti l´Austria non sarà in grado di rispettare le direttive di Maastricht. Questi soldi dovranno essere presi a qualcuno. Secondo quanto si evince dal programma di coalizione, questo qualcuno saranno i pensionati e tutte quelle "kleinen Leuete" quelle "persone piccole", di cui in passato Haider si è così volentieri proclamato difensore.

Tutto questo ha provocato enormi cambiamenti. In Austria si è ripreso a discutere. In molti stanno dimostrando contro il governo e il suo programma.

Resta il fatto che, per Haider, i dimostranti non sono altro che esponenti di quelle "subculture" che sono foraggiate con il denaro pubblico, e che adesso naturalmente temono di non ricevere più niente. In realtà i dimostranti erano pensionati, esponenti sindacali, cittadini liberali ed intellettuali, studenti e numerosissimi giovani, preoccupati per il ritorno della destra nel nostro paese.

Tuttavia il panorama politico austriaco non si riesce a spiegare unicamente attraverso questo schema destra-sinistra. Le cose non sono così facili. La stessa struttura sociale è molto più complessa di come sembra.

Il partito dei Verdi è quello dei cittadini più istruiti. L´FPÖ è quello della classe lavoratrice. L´ÖVP è un partito di borghesi e contadini moderati di destra, mentre l´SPÖ quello dell´impiegato medio e del pensionato. Secondo il politologo Pelinka, non si può parlare di uno schema "conservatori-sinistra".

Ma questo panorama politico è in corso di capovolgimento totale. Dalle indagini più recenti si evince ciò che i commentatori politici avevano già pronosticato poco dopo le elezioni: l´ÖVP perde massicciamente elettori, mentre i Verdi ne acquisiscono. Sono prevedibili nuove maggioranze. Nel nostro paese alpino i giochi si faranno avvincenti e ci sarà bisogno di tutta la nostra creatività e di un eccezionale impegno per fronteggiare la più profonda crisi dal 1945.