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Libertà e concorrenza

Come il software libero può mettere d'accordo consumatori, ultraliberisti e socialisti doc

Luisa Bortolotti

Nato a Parma nel 1963, Roberto di Cosmo, dopo essersi laureato in informatica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa ed avervi ottenuto un dottorato di ricerca, dal 1993 è professore associato di Informatica presso l’Université de Paris 7, realizzatore di "DemoLinux" - una versione del sistema che permette di provarlo senza installarlo - e autore di numerose pubblicazioni. Si occupa di ricerca in informatica teorica: in particolare di programmazione funzionale e parallela, riscrittura, semantica dei linguaggi di programmazione, degli aspetti sociologici dell’informatica nella società di oggi. Ha gentilmente risposto ad alcune domande che, nell’ottica di chi utilizza l’informatica, gli abbiamo posto.

Che cosa si propone il software libero?

"Il concetto di software libero si può vedere in due modi. Il primo è vederlo come ‘filosofia’. Uno dei suoi più grandi profeti dice che il software libero si propone di rendere finalmente tutta la tecnologia informatica totalmente libera, quindi proprietà della gente e non delle imprese. Il secondo modo è semplicemente di riconoscere che il software libero oggi è da un lato una necessità, perché ormai è troppo difficile per una impresa correggere i programmi, e dall’altro un diverso metodo di sviluppo del software. Così è nato Apache. Ci si è chiesti: "Come facciamo a far funzionare un server web? Sviluppiamolo, poi vediamo. Lo facciamo evolvere. Io faccio questo pezzettino, ma non so fare gli altri. C’è qualcuno che lo sa fare?" Questo funziona solo grazie ad Internet, che riduce a zero i costi di trasmissione e di scambio dei dati. Dopo un po’ che cosa hai? Dei prodotti come Apache che sono superiori a quelli commerciali. Di modo che ogni singolo pezzo è fatto dalla persona più competente per fare quel singolo pezzo.

Che cosa ci ha guadagnato la persona? La grande soddisfazione personale e il sapere che milioni di persone stanno usando il tuo software, c’è il tuo nome dentro. Quindi è un valore. Prendi persone come Linus Benedict Torvalds; oggi, paradossalmente, il creatore di Linux lavora in un’impresa il cui più grande azionista è uno dei fondatori di Microsoft. Più paradossale di così... Vi lavora perché è pagato molto bene e, probabilmente, perché ha scritto Linux, cioè si riconosce che è un programmatore eccellente. Poniamo come esempio che tu vada a cercare un lavoro e sei quello che ha scritto quella parte di Apache; è indubbiamente un’ottima lettera di presentazione.

Il software libero è un altro sistema di sviluppo. Non dimenticate poi che ci sono molte imprese che fanno del software, ma che non hanno per scopo di venderlo. Un esempio semplice: in Francia c’è un’impresa leader mondiale di sistemi di produzione di vestiti. Ha una stazione di lavoro dove si disegna il vestito, poi c’è un’altra dove si fanno tutti i pezzi poi giù fino al controllo dei coltelli che tagliano la stoffa, le macchine per cucire. E’ tutto integrato. C’erano delle schede speciali per controllare queste macchine a controllo numerico; ma non sapevano bene come fare a gestirle sotto Windows NT. Ad un certo punto hanno deciso di farlo sotto Linux, cioè sotto un sistema operativo di software libero arricchendo così il software originale. Ci sono delle imprese che scrivono software libero perché ne hanno bisogno e guadagnano dal fatto che partono da un qualcosa che non costa nulla e può essere modificato. Fanno delle aggiunte che non sono il loro business e poi semplicemente le rendono pubbliche".

Linux è un ottimo sistema server, ma quando mai arri- verà all’utente finale?

"A questo proposito vorrei riportare un paio di aneddoti. Mia suocera, che vive in Argentina, sul lavoro usa un calcolatore collegato alla rete e attraverso questo recupera la posta elettronica ed è in contatto con noi. Con Windows 95 non c’è password, non c’è distinzione di utilizzatori, non c’è protezione di dati e lei è pertanto obbligata tutti i giorni, quando c’è la posta elettronica, ad assicurarsi bene di cancellare tutti i messaggi per evitare che il primo che si siede davanti al calcolatore riapra i programmi di posta elettronica e legga tutti i suoi messaggi. Non è tanto serio. Poi, ad esempio in famiglia, quando io lascio giocare mia figlia, mi piacerebbe che non potesse cancellare tutto il disco o altri fatti di questo genere. Mi piacerebbe dare un ambiente ristretto in cui poter fare solo certe cose. Ma la Microsoft ti dice ‘Allora devi comperare Windows NT’. Che però è costoso, e in più presenta parecchi altri problemi. Il vantaggio di Windows 95/98 è che c’è un’enorme base di software, e arrivare a rimpiazzare sotto Linux tutto ciò che l’utilizzatore finale usa sotto Windows è un lavoro lungo. Però una delle cose fondamentali che l’utilizzatore finale usa è la suite per ufficio. E qui ci sono delle alternative; ad esempio Star Office è un’ottima alternativa che oltre tutto è pure gratuita. Certo, se vuoi avere tutti i giochi e tutte le applicazioni, non ci siamo ancora, ma pian piano ci si arriverà".

Ma quanto tempo ci vuole a sviluppare un software complesso come un sistema di videoscrittura?

"Sviluppare da zero costa molto lavoro. Devi avere le sorgenti, partire da qualcosa che è già software libero: è quello che è importante. In realtà un liberista dovrebbe essere felice di vedere comparire un fenomeno come il software libero, perché nel mondo dell’informatica è il primo caso di vera concorrenza basata sulla qualità dell’offerta e non su meccanismi strani per imbrogliare il cliente e costringerlo a rimanere prigioniero. Se ho le sorgenti da mostrare posso andare dal cliente e dire: ‘Guardi, qui c’è tutto quello che è stato fatto fino a questo momento e la tutela della sua pubblicazione. Che cosa mi offre?" Questa è la vera concorrenza: poter scegliere chi mi offre il servizio migliore. Nel mondo del software libero commerciale che si vede adesso c’è una concorrenza spettacolare; quello che vendi adesso in realtà è il servizio, non la licenza. Però è una cosa che adesso dovrebbe far piacere ai liberisti e al tempo stesso agli ultrasocialisti: per la natura stessa del "software libero" è molto difficile mettere in piedi delle imprese basate su di esso, e che riescano a fare profitti astronomici immotivati (tipo quello che succede a Microsoft). Questa in effetti sarebbe la teoria liberale: il libero mercato, l’impresa, non porta profitti mostruosi, al contrario tutti i benefici vengono trasferiti sul "consumatore". Ma finora, come tutti sanno benissimo, chi ci guadagnava non era il consumatore, che anzi è stato più che altro spremuto come un limone".