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CGIL-scuola:“Valutiamo le scuole, non i professori”

Con Renata Greggio, della Cgil-Scuola, parliamo del "concorsaccio" e delle sue implicazioni sulla scuola trentina. Per i lettori non addentro ai problemi della scuola sintetizziamo l’oggetto del contendere: una retribuzione aggiuntiva di 6 milioni all’anno, attribuita dal 2001 al 20% degli insegnanti, selezionati secondo criteri basati per un 25% su titoli, 25% sul fatidico quiz che più ha scatenato la protesta, e 50% sulla verifica in loco di una commissione.

"La proposta di Berlinguer è stata fortemente osteggiata per vari motivi. A iniziare dal problema di chi valuta."

Cosa più che comprensibile. Sulla scuola pesa l’esperienza globalmente negativa dei tanti corsi di aggiornamento fasulli, dei cosidetti "formatori", spesso insegnanti demotivati nell’impegnativo lavoro in classe e rifugiatisi in caldi posticini protetti...

"Il problema esiste. E Berlinguer non l’ha risolto prevedendo come valutatori presidi e insegnanti in pensione. E ha pesato anche il timore di dividere gli insegnanti tra una serie A e una serie B. Soprattuto alle elementari, dove effettivamente si lavora in équipe, ci si è chiesti se questa divisione non avrebbe poi reso difficile lavorare assieme".

Come sono state le proteste in provincia?

"In Trentino oltre il 70% ha votato contro il contratto nazionale, e proprio a causa dell’incentivo; e anche chi ha votato a favore dell’insieme del contratto, ha proposto emendamenti contrari su questo articolo. Poi le proteste da noi non sono state così aspre, perché sull’incentivo occorre un contratto locale ancora da definire."

Come affronterete ora il problema? Metterete il discorso valutazione in frigorifero?

"No, ma inizialmente la valutazione non andrà legata a un riconoscimento economico. Uno degli errori di Berlinguer è stato di aver legato la valutazione a un premio di entità consistente (6 milioni non sono pochi per un insegnante). E allora le perplessità sui valutatori, sui metodi, sulle differenziazioni fra insegnanti, son diventate dirompenti."

Però il problema rimane...

"Certo, e bisognerà iniziare ad affrontarlo, legando la valutazione sull’efficacia dell’azione delle scuole, invece che sulle capacità dei singoli insegnanti. Quindi vedere in quali istituti si attivano progetti per diminuire la selezione; o per venire incontro a chi ha difficoltà; verificare il livello di apprendimento degli studenti..."

Come? Spostando l’esame dagli insegnanti agli studenti?

"No certo. Però ci sono per esempio le verifiche europee sui livelli di apprendimento. E il punto non è misurare solo il risultato finale, ma da dove si è partiti e dove si è arrivati, tenendo conto delle variabili del ragazzo, del contesto sociale, della situazione generale".

Non sono discorsi un po’ generici?

"Una soluzione definitiva non l’abbiamo; però ci stiamo lavorando: l’efficacia dell’azione della scuola è un problema vero, su cui riteniamo urgente ragionare".