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Il problema del limite

Pi.Ru.Bi., aeroporto, Val Jumela...: l’alibi dello sviluppo.

I soldi, la prepotente bramosia dei soldi, di accumularli in quantità sempre maggiore, questa è ancora una volta la spinta che sprona a voler costruire i nuovi impianti di risalita di Val Jumela, o quelli per collegare Pinzolo a Campiglio, oppure a tracciare l’autostrada ben nota come Pirubi, o a potenziare l’aeroporto di Mattarello.

Naturalmente vi è sufficiente pudore per celare l’impulso originario sotto schemi più nobili. Le popolazioni che vivono nei borghi delle nostre vallate non possono più campare di pascolo ed alpeggio, e per evitare che fuggano dalla montagna è necessario dar loro tutte le opportunità di profitto che la tecnologia consente di ricavare da essa. Un sistema di trasporti più variegato ed efficiente riduce i tempi di viaggio e quindi i costi del prodotto finale. Nuove opere comportano nuova occupazione. In nome della modernizzazione tutti questi interventi trovano una loro logica giustificazione perché sono permeati da un pensiero dominante, addirittura unico, cioè dal mito sacrale dell’incessante aumento del prodotto interno lordo (P.I.L.). Tutto ciò che aumenta i beni o i servizi offerti, o che riduce i costi, per produrli, tutto ciò è benedetto perchè concorre ad aumentare il prodotto interno lordo appunto! Lordo di un mare nauseante di rifiuti, di inquinamento, per cieli per terra e per mare, di oltraggi selvaggi all’ambiente naturale. Solo profeti disarmati levano questo monito. A che serve predicare lo sviluppo sostenibile? L’agriturismo, le piste ciclabili, le passeggiate ecologiche, la visita ai parchi, le escursioni naturalistiche, il turismo culturale, tutte belle cose, ma il loro "gettito" in moneta sonante non è neanche lontanamente paragonabile a ciò che ora, subito, può ritornare da uno sfruttamento aggressivo della natura. Tanto più che i suoi costi sono sopportati dalla finanza pubblica, chiamata a sovvenzionare caroselli sciistici, strade ed autostrade, aeroporti.

Questa è, io temo, la cultura dominante, il senso comune. Ma non è il caso di cominciare a porsi il problema del limite? Non provo nessuna meraviglia dinnanzi a questa tendenza dell’uomo, inteso come specie, a sfruttare la natura, a cavare da essa i mezzi della sua sussistenza e del suo sviluppo. Fin dagli albori questo è esattamente ciò che è sempre accaduto. La caccia e la pesca, la coltivazione della terra poi, sono state le forme primordiali di appropriazione da parte dell’uomo di beni naturali. Essi sono stati i primi gradini della lunga scala percorsa dall’uomo nel suo faticoso cammino verso la civiltà. Ma in questa crescita l’uomo non può smarrire il senso del limite. Oggi stiamo sfiorando, se già non lo abbiamo superato con gli esperimenti sulla clonazione, addirittura il limite dei meccanismi naturali che stanno alla base della nostra stessa origine.

Eppure il senso del limite è un attributo irrinunciabile della nostra coscienza etica. Esso è sempre stato presente in ogni scuola di pensiero che si sia applicata a riflettere sui nostri destini. A cominciare da Adamo ed Eva, i primi attori della tradizione giudaico-cristiana, della quale tutti, più o meno, siamo figli.

I nostri progenitori, nel loro giardino terrestre, avevano di che vivere con sufficiente agio. Eppure Adamo allungò il braccio per cogliere la mela, il frutto proibito, una parte di natura che gli era vietata. La mela è nella leggenda o nella tradizione certamente un simbolo. Fu forse una trasgressione o un atto di superbia intellettuale a perdere i due abitanti dell’Eden. Ma perché non cogliere nel loro gesto il significato letterale di aver semplicemente valicato un confine naturale, di aver violato il limite oggettivo allo sfruttamento della natura? Perché, avendo di che vivere, hanno osato strappare il frutto dorato che simboleggiava l’integrità della natura? La mela non era forse la Jumela di quei remoti tempi? (Beninteso, non attribuisco alcun significato profetico al sorprendente gioco di parole (giù (la) mela), che considero una pura coincidenza del tutto casuale).

Oggi non percepiamo un comandamento divino, ma disponiamo di una vasta letteratura scientifica che ci attesta che esiste un limite naturale allo sviluppo. Questo senso del limite ha caratterizzato i momenti più alti della nostra storia millenaria. Le Scritture ci raccontano che la trasgressione di Adamo ed Eva, e la loro cacciata dal paradiso terrestre, fu indotta dalla subdola tentazione della serpe. Chi è, dove è la serpe che ancora oggi si aggira fra di noi?