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Uno scontro tra titani

I valori autonomisti fra Cadrobbi e Primon.

Esausto e silenzioso il Patt per i ben noti motivi, la tradizione begarola degli autonomisti è portata avanti da qualche tempo dagli Schützen nostrani; i quali, appena hanno ottenuto un po’ di audience, hanno cominciato a sbranarsi.

L’attuale vertenza prese l’avvio nell’estate scorsa, con la pretesa di Paolo Primon, comandante della neonata compagnia di Trento, di sfilare con le armi; una richiesta non condivisa dal Landeskommandant Carlo Cadrobbi, che prima di accogliere nella federazione degli Schützen Primon e i suoi, ritenuti un po’ troppo vivaci, decretò un periodo di "osservazione" di un anno.

Il contrasto è riemerso pubblicamente nei giorni scorsi, in occasione della assemblea annuale degli Schützen. La sede dell’incontro - c’informa L’Adige - era presidiata da un attento servizio d’ordine che doveva "impedire l’intrusione degli indesiderati della compagnia ‘De Betta’ che fa capo a Paolo Primon". E gli eretici, in effetti, gironzolavano nei pressi, impossibilitati ad entrare ma non ad esporre ai giornalisti le proprie ragioni. Francesco Trapin, "primo fuciliere trentino, che oltre vent’anni fa costituì la compagnia di Mezzocorona" ed oggi è schierato con Primon, lamenta: "Nel 1985 venni espulso solo perché ai tempi della rottura del Pptt mi schierai dalla parte di Pruner e non di Tretter". Più aspro nei confronti di Cadrobbi è il capo dei dissidenti, Primon: "Quali norme abbiamo trasgredito non ce l’ha mai detto. Lo dirà al giudice quando lo processeranno per truffa sui contributi provinciali chiesti per la rifondazione della nostra compagnia e per tutte le denunce che gli abbiamo fatto".

Dentro la sala, intanto, il Landeskommandant non usa espressioni più morbide, attaccando "quei personaggi che aderiscono agli Schützen per avere una cassa di risonanza ad un multicolore percorso personale, ma che non hanno minimamente compreso gli ideali ispiratori degli Schützen". E poi, senza far nomi, picchia i pugni sul tavolo: "So chi è questo signore che mi vuol far paura lasciando sulla mia segreteria telefonica messaggi intimidatori, minacciando di dare alle fiamme la mia casa o distruggermi la campagna. La sua voce l’ho riconosciuta ed ho consegnato le cassette in Questura". Questi i termini del fraterno dibattito in corso all’interno di un mondo che vanta come propri valori la fede, l’attaccamento alle tradizioni, la concretezza, la solidarietà (almeno fra trentini), il buon senso.

In realtà succede che il mondo autonomista, per una evidente carenza di spessore culturale, si lascia facilmente andare a reazioni scomposte; e per lo stesso motivo viene irresistibilmente attratto dai più banali richiami di una presunta "modernità": quella, ad esempio, relativa a sondaggi e classifiche di popolarità. L’occasione sono le votazioni organizzate dai quotidiani locali, di cui sono comparse a metà marzo le rispettive classifiche. La graduatoria dell’Alto Adige, relativa al "Personaggio trentino dell’anno", appare sostanzialmente attendibile, con il primato ottenuto dal nuovo vescovo Luigi Bressan e con don Dante Clauser al secondo posto. A questa gara il mondo autonomista non ha prestato molta attenzione: scorrendo infatti la lista dei primi 600 votati, troviamo Paolo Primon appena al 74° posto con 294 voti (comunque sempre meglio di Alessia Merz, 93a...). Totalmente assente, poi, il nemico Cadrobbi.

Ma al referendum plurimo dell’Adige ("Cosa porto nel nuovo millennio e cosa butto del ‘900") gli Schützen hanno partecipato in massa, con infantile irruenza, tanto che L’Adige, riportando l’esito finale, titola: "Uno scontro di Schützen".

Per la categoria del "personaggio locale da salvare" troviamo infatti ai primi tre posti Carlo Cadrobbi (con 9.000 voti), Paolo Primon (5.000) e il consigliere del Patt Franco Panizza; e solo col quarto posto del vescovo Bressan si torna coi piedi per terra. Nella classifica di quelli "da buttare" la situazione ovviamente si ribalta: 1° Primon e 2° Cadrobbi (al terzo posto c’è Franco Tretter).

In un’altra classifica che allarga la visuale al passato e a personaggi di altre realtà, troviamo promossi Andreas Hofer e Luis Durnwalder, e bocciati il povero Tretter (un’altra volta, non è giusto!) seguito da Francesco Moser.

Gli autonomisti spadroneggiano anche nel campo della cultura, almeno relativamente alla canzone da salvare, che risulta il non proprio notissimo "Inno al Tirolo", mentre le canzoni condannate sono, in ordine, "Forza Francesco" (già inno della tifoseria di Moser), l’"Inno di Mameli" e "tutte quelle straniere".

Vale la pena, per finire, di riportare per intero la classifica dei primi 10 libri preferiti. Non sappiamo se anche qui a suggerire le risposte siano stati i valori autonomistici di cui sopra; fatto sta che la lista è comunque significativa dei tempi un po’ confusi che stiamo vivendo: 1° I libri pornografici, 2° Centomila gavette di ghiaccio, 3° La Bibbia, 4° Paperodissea, 5° Cristo si é fermato a Eboli, 6° Cuore, 7° Mein Kampf, 8° Feuernacht (? n.d.r.), 9° Uomini e genti del Trentino, 10° Noi celti longobardi.

Possiamo consolarci dicendo ch’è un gioco?

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