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Ma quale Europa?

Comincia a delinearsi la futura Costituzione europea.

E se arrivassero al governo Berlusconi, Fini e Bossi (magari con l’appoggio esterno di Rauti)? L’Unione Europea che farebbe, boicotterebbe l’Italia? Non è una questione ipotetica. Cose del genere le dice il cancelliere austriaco e, una volta tanto, ha anche ragione. Una volta se lo chiedeva anche Schroeder che però fu zittito, senza tanti complimenti, dal compagno d’Alema. Dunque, fa una qualche differenza essere un paese fondatore dell’Unione? Quod licet Iovi, non licet bovi? Oppure Haider sarebbe un razzista, ma Bossi no? Haider sarebbe un estremista di destra, ma Fini solo un conservatore? E il Polo delle libertà sarebbe un’alleanza di governo europeista?

Non scherziamo... Lo sanno anche i sassi che i 14 paesi che hanno deciso di boicottare il governo austriaco hanno voluto dare un segnale alla nuora perché la suocera capisse. Una destra estrema, anti-europea, xenofoba, razzista esiste in Francia, in Spagna, in Belgio, in Italia, in Germania: è un dato quasi fisiologico, e in democrazia questa destra non va soppressa (il che non serve a niente), ma va marginalizzata. Non si governa con questa destra. Se una maggioranza di centro-destra è possibile soltanto al prezzo di includervi la destra estrema, la destra conservatrice preferisce restare in minoranza. In questo sta la differenza fra Chirac o Aznar e il nostro Schuessel (e Berlusconi).

Così, in nome dei princìpi europei (di cui agli articoli 6 e 13 del Trattato dell’Unione), i 14 hanno deciso di isolare il governo austriaco di popolari e Freiheitlichen. Io, come austriaco, li ringrazio; in questi tempi, essere cittadino dell’Unione mi pare più gradevole e rassicurante che essere cittadino austriaco. Ma questi princìpi bisogna definirli bene - e ben oltre le vaghe "tradizioni costituzionali dei paesi membri come princìpi generali del diritto comunitario", come recita l’articolo 6.

Il presidente austriaco Klestil, in strana (o forse no) sintonia con il leader verde van der Bellen, ha proposto un "meccanismo comunitario di osservazione e controllo", analogo al meccanismo istituzionale messo a punto per il "patto di stabilità" (riguardante il controllo del deficit per garantire la stabilità monetaria dell’Euro). Andrebbe controllato l’operato di ciascun governo nazionale, e ci sarebbero sanzioni non per le cretinate verbali di Haider, presidente della Carinzia, ma per concreti atti di un governo al di fuori della legalità costituzionale europea. La quale, finora, non esiste.

Il 17 dicembre 1999, a Bruxelles, si avviò l’elaborazione di una Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE. Fu un passo fondamentale sul lungo cammino verso una Costituzione europea promessa sì dal Trattato di Amsterdam, ma fin allora solo una vaga speranza. Ed un passo ancora più grande l’ha fatto il Parlamento europeo quando, all’inizio di quest’anno, approvò a larghissima maggioranza la sua risoluzione targata C5-0058/99 - 1999/2094 (COS).

Il discorso sui valori europei - ora che l’Unione, contro il governo austriaco, si è ricordata di dover essere qualcosa di più di un apparato per assicurare la libertà di commercio, si sta concretizzando. Il Parlamento prende atto che "l’unione sempre piú stretta dei popoli" (art.1) non può che essere fondata sul pieno rispetto della dignità dell’uomo, il che implica necessariamente la creazione di efficienti garanzie per i diritti civili. Garanzie che devono includere anche le politiche comunitarie concernenti la sicurezza, il sistema giudiziario, la politica estera e la difesa. "L’integrazione economica richiede una compiuta unione politica democratica e sociale" - rivendica il Parlamento.

Perché la Carta dei Diritti dei Cittadini Europei possa essere accettata, il Parlamento pone delle condizioni precise (e con questo passo, supera finalmente il suo ruolo di organo meramente consultivo): la Carta deve essere una vera Carta costituzionale, cioé deve far parte del diritto primario dell’Unione. Tutte le materie (come ad esempio l’ Europol) che toccano i diritti fondamentali devono essere di competenza anche del Parlamento (invece che del Consiglio, cioé dei governi nazionali).

Il discorso sui diritti fondamentali va esteso, in modo "innovativo", a nuovi problemi come le biotecnologie e la privacy nelle nuove tecnologie informatiche. E perfino all’ecologia. Seguendo questo discorso del Parlamento europeo, potrà svilupparsi una società civile europea che superi i limiti degli stati nazionali.

Una volta tanto, siamo realisti, chiediamo l’impossibile! Se le grandi firme del giornalismo, da Repubblica a Le Monde, si occupassero di questa piccola rivoluzione democratica alla quale ci chiama il nostro Parlamento, invece di occuparsi di Haider, di Bossi e dei loro pari, l’Unione dei cittadini la potremmo costruire. Anche per lasciare ai vari Haider il posto che gli spetta: nel museo del terribile Novecento.

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