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Pallavolo: la grande avventura

Mezzolombardo: La squadra del paese in corsa verso la serie A1.

La pallavolo trentina non è mai arrivata così in alto. Il merito va tutto a una squadra, o meglio a una società sportiva della Rotaliana, l’Itas-Btb Volley di Mezzolombardo che in queste settimane si sta misurando nei play off per la promozione in serie A1, l’Olimpo della pallavolo. Anche se il traguardo non fosse raggiunto, la squadra non avrebbe di che lagnarsi, continuerebbe a gareggiare in A2, il campionato cadetto, l’anticamera della massima serie. Fatti i debiti paragoni col calcio, sarebbe pur sempre come giocare in serie B. Certo, la pallavolo non è famosa come il gioco del pallone ma i successi della nazionale di Velasco, con il trentino Bernardi nella vetrina televisiva, hanno sicuramente alzato il livello di popolarità di questo sport praticato da atleti longilinei e scattanti e quasi mai giganti muscolosi come quelli che fanno basket.

Ma com’è stato possibile per una squadra di paese arrivare così in alto? Ne parliamo con Beppino Borgogno, giovane atleta negli anni ‘70 e ora tra i tanti volontari che lavorano per far funzionare il team. Il dirigente ci spiega che la formazione maggiore, quella che gioca in serie A è la punta di un iceberg e che sotto il pelo dell’acqua giocano e sudano altre sette squadre per un totale di oltre 150 atleti, quasi tutti giovani sotto i vent’anni. Sette formazioni, compresa quella femminile, iscritte a tutti i campionati che la Lega pallavolo organizza in regione. Un vero e proprio movimento di base che, accanto alla società di Mezzocorona (il Basilisco Volley) con un altro centinaio di atleti, per lo più ragazze, fa della Piana Rotaliana una delle zone dove la pallavolo è più praticata. Ovviamente quelli che si vedono di più sono i "magnifici dodici"della prima squadra, che tutte le settimane occupa una pagina sui quotidiani locali e "passa" in radio e Tv. Ed è la prima squadra, formata da ben nove "professionisti" (le virgolette sono d’obbligo: nella pallavolo, ufficialmente, il professionismo non esiste, come nell’atletica) che consuma la maggior parte, il 90%, del budget miliardario. Accanto ai professionisti, tra i quali si contano ben tre stranieri (un australiano, un cubano e uno spagnolo), operano poi cinque tecnici retribuiti. Tutti gli altri, gli oltre 30 dirigenti, accompagnatori e operatori vari, lavorano a titolo di volontariato trascinati dalla passione per lo sport che loro stessi, in molti casi, hanno praticato da giovani. E da una base così numerosa qualcuno è arrivato a raggiungere il vertice, la prima squadra, quella che va in Tv.

Ma, detto del prezioso lavoro dei tanti volontari, come campa una società che sta per arrivare nella massima serie del campionato italiano? Negli anni ‘70, quando ci si sbucciavano le ginocchia sul ruvido asfalto del cortile della canonica, non servivano nient’altro che le scarpe da ginnastica e una rete tirata di traverso al campetto. Più tardi, agli inizi degli anni ‘80, il gruppo si è organizzato meglio, è salito di categoria e sono arrivati gli sponsor; uno in particolare ha garantito le risorse, accanto alla fatica ed alla bravura degli atleti, per salire in serie B. Poi la crisi, lo sponsor principale è venuto meno e, se non ci fosse stata la base, il cuore e la passione, i sostenitori affezionati che hanno messo mano al portafoglio tirando fuori qualche milione a testa, a quel punto l’avventura poteva finire.

Passata la bufera, è arrivata l’attuale pool di sponsor; i più importanti sono un’assicurazione e una banca trentine, che garantiscono oltre un miliardo di sostegno economico. Una settantina di milioni arriva dall’ente pubblico (Comune di Mezzolombardo e Provincia), e un altr’anno i milioni pubblici dovrebbero diventare duecento grazie all’intervento dell’APT.

Da semplice associazione, la Volley Mezzolombardo si è trasformata ora in una società a responsabilità limitata e si è data un’organizzazione, come abbiamo visto, di tipo professionistico, ma con un’impronta famigliare: presidente e direttore tecnico sono fratelli e uno dei "magnifici dodici" è rispettivamente figlio e nipote dei due massimi dirigenti. La squadra, specie ora che lotta per la promozione in A1, gode di un sostegno di pubblico notevole: 4/500 persone di Mezzolombardo e quasi altrettante di Trento pagano il biglietto per vedere la squadra del cuore giocare in casa nella palestra di Gardolo. Ora che per esigenze di campionato la squadra deve giocare in casa (?) a Bolzano, i biglietti venduti al botteghino sono stati più di 1.200 e numerosi sono i pullman che servono per la trasferta. Si deve giocare a Gardolo o a Bolzano, e la prossima stagione forse nel nuovo palazzetto dello sport delle Ghiaie a Trento, perché nella Rotaliana non c’è uno spazio sportivo adeguato alle esigenze di regolamento (dimensioni, capienza di posti a sedere, ecc.). Al momento (ma in ogni caso ci vorrebbero anni) l’unica ipotesi concreta sarebbe quella di buttare giù l’attuale palestra di Mezzolombardo e ricostruirla grande almeno il doppio. Insomma, paradossalmente la pallavolo Rotaliana è cresciuta tanto da non poter più stare tra le mura domestiche; ma nessuno, è ovvio, invoca una cura dimagrante.