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“Centri commerciali? Non è la nostra vocazione!”

Del piano di fabbrica di San Michele abbiamo parlato con Paolo Endrici, ambientalista e imprenditore (è titolare della cantina Endrizzi). Endrici concentra la sua attenzione critica sull’ampia zona commerciale che l’amministrazione comunale vuole realizzare a sud dell’abitato: "Se dobbiamo scegliere un modello di sviluppo - ci dice - io preferisco quello sudtirolese a quello veneto (centri commerciali, fabbriche, n.d.r.): la cognizione e la difesa della propria identità e delle proprie vocazioni ‘pagano’ nel lungo periodo più di ogni altra cosa.

San Michele ha delle vocazioni di tipo culturale (Istituto Agrario, Museo delle Genti Trentine ecc.) e di tipo agricolo che derivano dalla storia e dalla posizione geografica del paese.

La vitivinicultura trentina è stata, salvata e rilanciata due volte proprio a S. Michele; prima nel Medioevo, grazie all’opera dei monaci Agostiniani dell’abbazia e poi con la fondazione dell’Istituto Agrario nel 1872. Cultura ed agricoltura - devono essere mantenute e rafforzate. Una terza possibile vocazione è quella del turismo culturale, naturalistico ed enogastronomico, tre filoni connessi tra loro e con grosse potenzialità di sviluppo.

Quello che assolutamente non vedo tra le vocazioni di San Michele è l’accogliere grosse catene commerciali lungo la statale del Brennero. Attività che faranno perdere a S. Michele la propria identità e mettere in secondo piano le proprie vocazioni. E’ difficile far convivere cultura, agricoltura ed un turismo elitario con i grandi magazzini, retaggio della periferia degradata delle grandi città.

Senza considerare che il terreno agricolo comunale e in genere nel Trentino è già molto scarso. Non possiamo eliminarne altro perché oltre ad una perdita paesaggistico naturalistica andiamo a perdere l’uva, l’unica materia prima utile a soddisfare gli investimenti che cantine sociali e private hanno già fatto in strutture di vinificazione e commercializzazione. Che fine faranno poi gli insediamenti commerciali quando il traffico dell’attuale statale del Brennero verrà in futuro deviato sulla nuova Destra Adige a nord di Lavis? Non sarà che i grossi gruppi commerciali lasceranno S. Michele ed il Trentino come in passato hanno fatto molte industrie, lasciando debiti e un territorio degradato dietro di sé?

Credo che alternativa alla creazione di una grande area commerciale, che danneggerà ulteriormente i piccoli commercianti locali, sia concedere parte della superficie in questione ad imprese artigianali della zona perché promuovere l’imprenditorialità locale vuol dire assicurare uno sviluppo forse un po’ più lento ma meglio radicato.

Il resto dell’area commerciale può restare benissimo verde agricolo. Lasceremo alle generazioni future un po’ di spazio ancora libero da gestire".

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