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ll ritorno dei grandi nomi. Basteranno?

Nuovo Comitato Scientifico al Museo di Arte Moderna, con nomi prestigiosi. Si inizia con dichiarazioni a ruota libera (un Museo per la "civiltà alpina"... che roba è?) Purchè non faccia la fine (ingloriosa) del Comitato precedente...

Era con visibile soddisfazione che il presidente del Consiglio di Amministrazione del Mart, Pietro Monti, chiamato a risollevare il prestigio del Museo, presentava il nuovo Comitato Scientifico. Organismo di cui il Museo d’Arte Moderna, aveva bisogno come dell’aria: non a caso la verticale crisi di produzione culturale del Mart di questi ultimi anni, era coincisa con il disfacimento del precedente Comitato Scientifico, svuotato da polemiche dimissioni o da silenti abbandoni. Dunque ora - senza peraltro ragionare sul perchè l’esperienza precedente sia finita in maniera così ingloriosa ("è nella logica delle cose che un Comitato nasca e poi si esaurisca" è stata l’imbarazzata risposta a specifica domanda) - ora si volta pagina.

Diciamo subito che la soddisfazione di Monti è fondata, il nuovo Comitato presenta personalità di indubbio livello.

Innanzitutto Harald Szeeman, svizzero, storico dell’arte e curatore di esposizioni (basti ricordare la Biennale di Venezia del ‘99), ma soprattutto uno dei protagonisti dell’arte contemporanea: carattere forte, anche duro, orizzonti d’avanguardia (talora contestati, ma è nella logica delle cose) grandi capacità organizzative. Il punto vero sarà: quanto è disposto a dedicarsi al Mart?

Poi Ingo Bartsch, tedesco, direttore del museo am Ostwall di Dortmund (importante anche se non tra i primissimi in Europa). Peter Weiermair, direttore del Rupertinum di Salisburgo. Zdenka Badovinac, direttrice del museo d’Arte Moderna di Lubiana, membro della giuria dell’ultima Biennale di Venezia. Ad equilibrare questa prevalenza di personalità dell’area alpina, Pia Vivarelli, studiosa della contemporaneità mediterranea (soprattutto Savinio e De Chirico). Infine i "trentini": Pierangelo Schiera, già preside di Sociologia, persona che ama essere brillante ma, quando vuole, anche impegnata, una rentree nel Mart, dove era stato apprezzato membro del Comitato Scientifico dei tempi delle grandi mostre, attualmente esule a Berlino dove ha saputo affermarsi come direttore dell’Istituto Italiano di Cultura; e Luigi Serravalli, membro onorario per via dei suoi 86 anni, critico artistico e letterario molto noto in regione e, fra le altre cose, collaboratore di QT.

Le prime dichiarazioni dei nuovi membri hanno riflesso la loro collocazione geografica: il Mart devrà essere un Museo radicato nella grande regione alpina, ma rivolto alla cultura internazionale. "In Giappone sta per partire un Museo rivolto a due tipi di pubblico, quello tradizionale e quello moderno, con due entrate, due spazi espositivi ecc - ha dichiarato Szeeman - Così io vedo il Mart, Museo delle Alpi, ma che deve vivere di entrambe le polarità, la civiltà regionale e quella urbana."

Questa impostazione è una novità, che a prima vista lascia qualche dubbio: il Giappone, la tradizione orientale sono una cosa; ma nelle Alpi esiste davvero una civiltà diversa da quella di Milano o di Francoforte? La civiltà alpina, almeno quella rappresentata da Segantini, ormai non esiste più, o è assolutamente residuale anche nel nostro territorio.

Ma, dal momento che siamo sicuri che Szeeman non confonde il Mart con il Museo etnografico di San Michele, e che se ha accettato l’incarico è per portare avanti un lavoro pienamente inserito nella comtemporaneità, crediamo che il nuovo Comitato Scientifico sia in grado di far trovare al Museo l’appropriata collocazione (che evidentemente non ha, se si dibattono ancora questi temi).

Il problema vero secondo noi è un altro. Quanto conta, quanto incide un Comitato Scientifico pur autorevole, ma formato da persone tutte esterne? I Comitati Scientifici si riuniscono due volte all’anno: stabiliscono gli indirizzi, ma poi?

Nel Mart si sono già visti Comitati Scientifici con personalità di altissimo livello: ma questa è la condizione necessaria perchè il Museo sia all’altezza del proprio ruolo; ma non è condizione sufficiente. Come la recente storia del Museo insegna, la grande personalità fornisce idee, dà le indicazioni; ma poi, se queste non camminano, se ne vengono portate avanti altre, il grande personaggio - giustamente - si inalbera, e se ne va. Insomma, in soldoni, se il Mart rimane il Museo della direttrice, la personale creatura della dottoressa Belli, che fa e disfa come vuole, non c’è grande personalità che tenga; o meglio, non c’è grande personalità che rimanga.

Ma questo è il compito del Consiglio d’Amministrazione: permettere al Comitato Scientifico di svolgere il suo ruolo, e far fare alla direttrice il suo. Il precedente Consiglio d’Amministrazione (identico a questo, tranne che per il Presidente) si era distinto per la sua latitanza. Vedremo se Pietro Monti riuscirà a fare la diffferenza.