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L’indecisionista

Per la Pi.Ru.Bi. e la Jumela è disposto a giocarsi tutto. Ma sulla realizzazione del programma di Giunta frena. L’altra faccia di Dellai, quella di cui nessuno parla.

Finalmente un Presidente che decide e sa il fatto suo! Questo è il ritornello che ci sentiamo dire ogni giorno dalla stampa locale, dalle categorie economiche e finanche da qualche oppositore di "Lorenzo il decisionista". Ma sarà poi vero? Vediamo.

Sul PUP la Giunta aveva deciso di muoversi in due distinte fasi. Subito una variante, per dare soluzione ai problemi più urgenti e sui quali non vi sono problemi di carattere politico in seno alla maggioranza. Successivamente, la revisione complessiva della legge, all’interno della quale si sarebbero affrontati i nodi più controversi (ma, stando agli accordi di Giunta, senza perdere di vista l’obiettivo della tutela ambientale). L’assessore competente, Roberto Pinter, ha presentato alla Giunta il disegno di legge per la variante al PUP sin dallo scorso novembre, ma quella proposta non è mai arrivata al Consiglio. Dellai sembra averla congelata. Perché?

La riorganizzazione del settore energia, col relativo piano di distribuzione, è stata prorogata a fine agosto. I mesi passano, ma sull’idea di istituire degli ambiti e sulla loro definizione, si dice che in seno alla Giunta pesino gli incomprensibili veti del Presidente. Tutto è ancora in alto mare e, pertanto, la scadenza fissata è probabilmente destinata ad essere prorogata ulteriormente. Perché?

Sul recepimento della legge Galli, strumento indispensabile per il governo delle acque, era stato affidato un incarico ad Anderle, sindaco di Pergine e dirigente provinciale. La materia è urgentissima, considerato il grave stato d’inquinamento dei corsi d’acqua trentini. Ebbene, sono trascorsi moltissimi mesi, ma il lavoro di Anderle dev’essersi fermato in qualche cassetto. Perché?

La pubblica amministrazione della Provincia attende una legge di riorganizzazione, dopo che nel ’97 è stata introdotta la privatizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti. Ma anziché lavorare per la riforma, si procede con decisioni per singoli uffici. Perché?

Quindici mesi or sono la Giunta provinciale decise di realizzare l’inceneritore per i rifiuti. Da allora, si è individuato il luogo e poco altro, mentre pare del tutto assente una regia complessiva del problema dello smaltimento dei rifiuti. Nel frattempo, le discariche provinciali hanno quasi tutte raggiunto la saturazione ed in molti casi hanno già superato il limite. Il problema è esplosivo, ma pur non essendovi problemi di carattere politico la Giunta appare ferma. Perché?

Quello della cultura è sempre stato uno degli assessorati più vivaci, sebbene spesso contrassegnato da gestioni poco trasparenti e molto clientelari. Il mondo della cultura si attendeva da questa Giunta forti innovazioni, ma in un anno e mezzo non si è visto un solo atto o un solo indirizzo. Tutto tace. Perché?

Questi appena descritti sono soltanto alcuni esempi. Ma danno l’idea del clima che si respira ai piani alti del Centro Europa. Nessun assessore, salvo rari casi, ha sinora avuto il coraggio di denunciare questo disinteresse di Dellai sulla realizzazione del programma, o le sue intromissioni nel lavoro degli assessorati. Eppure, nei corridoi, a mostrare disagio sono molti componenti della Giunta, anche quelli che passano per essere fedelissimi del Presidente. Sarà perché la distribuzione delle competenze vede quasi tutto accentrato nelle mani di Dellai e dei margheritini (col beneplacito - va detto - di tutti gli altri), sarà perché le altre competenze sono state spezzettate (col medesimo beneplacito) in modo tale che nessuno abbia la piena autonomia sul proprio settore; sarà per il comportamento poco ortodosso e un po’ umorale del Presidente; sarà per chissà quale altro motivo, ma il ritornello è sempre lo stesso: in Giunta provinciale non si muove foglia che Dellai non voglia.

E se all’inizio questo "governo del Presidente" era stato accettato di buon grado da tutti, in ossequio al riconoscimento a Dellai della leadership politica del centrosinistra (peraltro conquistata sul campo), oggi si registra invece una insofferenza montante. Il sospetto sulla bocca dei più maligni è che qualunque provvedimento che colpisca, direttamente o indirettamente, l’elettorato di Dellai, è ostacolato e non riesce a vedere la luce.

Accusare delle lentezze della Giunta soltanto l’ex sindaco di Trento sarebbe fare un torto alla verità, visto che la sua forza è complementare alla debolezza dei suoi alleati. Certo è, però, che riguardo alla realizzazione del programma sottoscritto, Dellai sembra essere molto meno preoccupato e determinato di quanto invece appare sulle cose che esulano dal programma, come per l’appunto il completamento della Valdastico e gli impianti di risalita in Val Jumela.

A riprova di questo c’è la situazione del Consiglio. Se la Giunta piange, infatti, il Consiglio provinciale non ride. Lì la paralisi è quasi totale: si riescono ad approvare soltanto i bilanci (magari dimezzati sui contenuti), o le leggi che raccolgono anche il consenso dell’opposizione. Una paralisi riconducibile a clamorosi errori di valutazione di Dellai, ma di cui lui stesso non sembra affatto preoccuparsi.

Per capire, bisogna fare un passo indietro. All’inizio della legislatura Cristofolini diventò Presidente del Consiglio provinciale non perché eletto, ma in quanto consigliere più anziano. Quindi in via provvisoria, sino all’elezione vera e propria del Presidente. Il centrosinistra fece un accordo di maggioranza col Patt, che nella deprecabile ma ineluttabile spartizione delle poltrone prevedeva di dare ad Andreotti proprio la Presidenza del Consiglio provinciale. Di quella promessa oggi viene spesso negata l’esistenza, ma anche il lettore più sprovveduto è in grado di capire che un partito non certo "buonista" come il Patt non avrebbe mai accettato, oltre tutto dopo mesi di durissime trattative, di partecipare ad una maggioranza accontentandosi soltanto di un miserevole assessoratino regionale per Franco Panizza. E che le sette cariche su otto consiglieri agguantate dalla Margherita, a fronte delle tre cariche su cinque consiglieri ottenute dai Ds, denotano una certa mancanza di equilibrio nei rapporti tra le forze politiche dell’attuale maggioranza. Fatto sta che dopo l’elezione della Giunta provinciale e a seguito della nomina dei membri delle commissioni, il centrosinistra avrebbe dovuto mantenere la promessa fatta ad Andreotti, eleggendolo alla Presidenza del Consiglio. Ed invece, immediatamente dopo l’elezione della Giunta, Dellai dichiarò che "non è compito del Presidente della Giunta intromettersi negli affari del Consiglio", dimenticandosi di essere anche capo di una forza politica, oltre tutto quella di maggioranza relativa.

Il finale è noto: il Patt passò all’opposizione, ribaltando gli assetti delle commissioni e provocando così la paralisi dell’attività legislativa. Anche in questo caso la colpa non è solo di Dellai, visto che, inspiegabilmente, nessuno nel centrosinistra ha mai chiesto formalmente alla Margherita di rispettare gli impegni assunti con gli autonomisti. Anzi, mentre la Margherita si teneva una seggiola in più (e di prestigio) rispetto a quanto concordato, lasciando l’intero centrosinistra senza possibilità di varare leggi, l’ubriacatura filodellaiana aveva addirittura portato qualche esponente della sinistra a dire, facendo l’occhiolino e menando il gomito: "Abbiamo fregato Andreotti!". Quando invece era Dellai che aveva fregato tutti quanti.

Al di là dei furbi e dei tonti, ciò che a noi interessa è il fatto che è impossibile fare una politica riformista senza legiferare. Con la sola Giunta si possono concedere contributi e fare qualche strada, ma per "voltare pagina" serve un Consiglio provinciale che funzioni.

La riforma istituzionale, quella con la quale si dovrebbero finalmente abolire i Comprensori, è ferma in commissione. E nel frattempo, a seguito delle recenti elezioni comunali, si stanno rinominando le assemblee comprensoriali.

La privatizzazione di Informatica Trentina è anch’essa bloccata in commissione, come anche la riforma delle APT. Con grande ritardo è stato recentemente presentato il disegno di legge di modifica della legge 10 sulla sanità ed il piano sanitario, ma anche in questo caso tutto lascia prevedere un lungo letargo della proposta al quarto piano di Palazzo Trentini.

Per dirla proprio tutta, di fronte a questa situazione l’attuale dibattito sulla Valdastico sembra una colossale presa per i fondelli (ed è stucchevole che Zobele e i suoi amici non se ne siano ancora accorti), visto che per fare quella strada è necessario inserirne il tracciato nel Piano Urbanistico, ossia approvare una legge. Buonanotte!

Un breve accenno merita anche la Regione, vista la crisi che ne ha appena investito la Giunta. Per sei mesi il Consiglio regionale è rimasto paralizzato sul disegno di legge di modifica della legge elettorale dei Comuni (peraltro ancora ben lontano dall’approvazione). I motivi di questo blocco sono i più diversi, ma l’unico che conta davvero è il continuo assenteismo dei consiglieri di maggioranza, che spinge le opposizioni a far mancare il numero legale ad ogni seduta. Ebbene, chi brilla per assenteismo? I consiglieri della Margherita e qualcuno della Svp. Ma se Dellai e Durnwalder devono partecipare allo stesso appuntamento, fissato in concomitanza di una seduta del Consiglio regionale, il primo va all’appuntamento e il secondo si presenta invece all’appello in Piazza Dante.

E della riforma elettorale per le Province, quella che passa attraverso la riforma dello Statuto? Ne abbiamo parlato ampiamente altre volte: i mal di pancia di Dellai sulla norma transitoria (assieme a quelli del senatore Andreolli) sono stati tra le cause che hanno determinato il rallentamento della riforma in Parlamento, col rischio che salti tutto in caso di elezioni anticipate.

Per concludere, da tutte queste vicende potremmo desumere una morale all’apparenza bizzarra. Si vuole davvero "voltare pagina"? Bene, si cominci impedendo a Dellai di fare l’indecisionista, di continuare a sonnecchiare. Perché su una cosa Dellai ha ragione: "Bisogna decidere". Già, ma su tutto!