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Il tirolese e l’altro

“Se sei tirolese, sei un uomo, se no, sei una merda“. Un proverbio - purtroppo - ancora di moda.

Bisch a Tiroler, bisch a Mensch, bisch koa Tiroler, bisch a Orschloch" - recita un adagio dialettale, che può tradursi: "Se sei tirolese, sei un uomo, se no, sei una merda". In mancanza di un’idea forte che definisca la propria identità, il Tirolo, terra contadina storicamente povera, ha sempre avuto bisogno dell’altro, dello straniero per autodefinirsi in modo esclusivo, cioè escludente. Su questa difficile (per gli altri) identità Peter Stöger, professore di pedagogia all’università di Innsbruck, ha appena pubblicato un bellissimo libro di 500 pagine. Sul quale tornerò, dopo alcune brevi notizie.

Il magnifico sindaco van Staa, dopo il suo incredibile discorso di benvenuto all’"accademia" dei camerati della destra estrema (QT, 27 maggio, Porte aperte alla destra razzista), è stato rieletto presidente della Camera dei Comuni al Consiglio Europeo di Strasburgo. All’unanimità. La ragione di questa unanimità sta nel complicato equilibrio, da manuale Cencelli, fra democristiani e socialdemocratici nelle istituzioni europee. Van Staa alla Camera dei Comuni in cambio di Häupl, sindaco della "rossa" Vienna, alla presidenza del Consiglio dei Comuni e delle Regioni dell’UE.

Avendo celebrato la sua vittoria europea con un’apposita conferenza stampa, il Magnifico ha annunciato, per il prossimo Consiglio comunale (29 giugno) una mozione di censura contro l’oppposizione verde per aver "danneggiato l’immagine della città all’estero" con la distribuzione, fra i gruppi della Camera di Strasburgo, del testo del suo allucinante discorso. Non crede, il signor Sindaco, che non tenendo questo discorso avrebbe fatto piú onore alla città?

Sta tutto nella tradizione. Fra il ‘400 ed il ‘600, malgrado molti tentativi dei vescovi illuminati di Bressanone, fra cui Nicolò Cusano, di frenare le demenziali attività dell’inquisizione, i bravi tirolesi, istigati da fanatici dominicani come fra Enrico Institoris, che aveva scelto proprio Innsbruck come suo quartier generale, bruciarono qualcosa come 300 streghe. E nel 1536 bruciarono il protestante Jakob Hutter sulla piazza centrale davanti al Tetto d’oro di Massimiliano.

Andreas Hofer, santone dell’agiografia di regime della tirolesità, s’inserisce bene in questa tradizione. Il suo esercito di liberazione nazionale, che in verità lottava contro l’illuminismo, contro la democrazia della rivoluzione francese e per il più rigido dominio clerical-absburgico, non disdegnò di organizzare il primo pogrom contro gli ebrei di Innsbruck. Dopo i "giubilei della tirolesità" organizzati nel 1959 e nel 1984 dalla Provincia, allora ad assoluta maggioranza DC, quel santone è caduto un po’ in disuso. Presentando un nuovo irriverente libro storico su "Hofer - il re nudo" nella sede dell’archivio comunale, un professore di storia dell’università di Innsbruck ha ipotizzato che probabilmente, al suo posto di figura-guida, la giunta ora voglia sostituire il duca fondatore Meinrad. Il quale, nel giudizio degli storici, fu un reggente mediocre, ma dotato di un sano cinismo ed un forte istinto per la conservazione del potere (l’allusione al Capitano Weingartner è chiara).

Chiudiamo in chiave positiva. Chi si ricorda che un terzo della popolazione di Landeck, capoluogo del distretto occidentale del Tirolo, è di origine trentina, discendenti degli operai che costruirono la ferrovia sull’Arlberg? Chi si ricorda che alcune espressioni del gergo quotidiano derivano dal dialetto dei vucumprà dell’ otto/novecento? Chi si ricorda dei protestanti dello Zillertal, cacciati, ancora nel ‘900 - in barba all’editto di tolleranza di Giuseppe I - fuori dal paese che volle restare in mano a Santa Madre Chiesa? Chi si ricorda degli Schwabenkinder, i bambini scalzi venduti ai ricchi agricoltori della Suevia perché in casa mancava il cibo? Chi si ricorda del divieto nazista che - prima dello sterminio - intimò agli ebrei di non vestirsi col tradizionale costume tirolese? Chi si ricorda dei paesani poveri che salvarono, nascondendoli, alcuni ebrei altrimenti destinati alla morte? Chi si ricorda degli esiliati Wiedertäufer tirolesi, i cui discendenti, dopo 500 anni, nelle loro comunità americane parlano il dialetto del Tirolo medievale?

Chi li ricorda è proprio Peter Stöger, e dobbiamo essergli grati. "Eingegrenzt und Ausgegrenzt. Tirol und das Fremde" ("La definizione per esclusione. Il Tirolo e lo straniero") - cosí si chiama il suo emozionante libro (Ed. Peter Lang). Sebbene costi piú di 100.000 lire, lo raccomando calorosamente ai lettori che capiscano il tedesco. Nella prefazione, l’ex-vescovo di Innsbruck, Stecher (quello che vietò il culto del piccolo Andrea da Rinn che, come Simone da Trento, sarebbe stato ucciso da succhiasangue ebrei) scrive: "Frugando nella storia, si trovano molte cose luride. Chi ama la propria terra non può risparmiarsi questi ricordi amari... I fatti qui ricordati sono un insopprimibile appello all’umanesimo. Solo con questo umanesimo, la terra può diventare madre terra per molti". Anche per il profugo vietnamita Nguyen che vive e studia a Innsbruck e che, in un suo saggio citato a mo’ di introduzione, si chiede: "Chi sono? Cos’è un’orso bianco nel deserto?

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