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Indietro di trent’anni

Lo stato confusionale di chi è ancora affascinato da modelli di sviluppo obsoleti. Disintegrata una visione d'insieme dei problemi del Trentino.

Continua nella politica trentina la commedia degli equivoci. Per predisporre le scelte indispensabili al Trentino che verrà c’era una via maestra dettata dalla legge, dal buon senso, dagli impegni programmatici dei partiti della coalizione di centro sinistra e della giunta provinciale: mettere mano da subito alla revisione del Piano urbanistico provinciale.

Dopo avere cincischiato per un anno, la via maestra è stata abbandonata. In nome di più organici approfondimenti, si è disintegrata ogni visione d’insieme e costretto il Trentino a rivivere il deprimente revival del modello di sviluppo anni ‘70, che ha portato benessere, ma anche sfregi e rischi territoriali, che ha sfigurato la valle dell’Adige e i territori più esposti ad uno sviluppo turistico selvaggio, senza riuscire a far decollare le reti della cultura e della scienza.

PiRuBi, nuovi impianti in quota, aeroporto, interporto: questo il vecchissimo quadrilatero proposto in questi mesi per la modernizzazione del Trentino.

La sinistra e i tanti cittadini che non hanno rinunciato alla propria autonomia culturale, pur in presenza di una campagna di pressione particolarmente pesante e pressante, hanno dichiarato di non condividere, di avere per il futuro del Trentino un’altra visione, che magari non era poi tanto di sinistra o di destra, ma semplicemente la traduzione coerente dei patti stipulati tra i governi d’Europa per assicurare sostenibilità comunitaria e non solo ambientale al delicato e variegato mondo della grande regione alpina. Per questo sono stati tacciati di conservatorismo, di ostacolare le magnifiche e progressive sorti della modernità e dello sviluppo. Di essere i signori del no. Una polemica che ha avuto qualche supporter anche all’interno dello stesso mondo della sinistra trentina, fra quanti si trovano a disagio se non sono sempre in sintonia con l’ultima dichiarazione della Confindustria o del politologo di turno.

I no della sinistra in questi mesi sono stati quattro: all’aeroporto di Trento, di cui nessuno è a tutt’oggi riuscito a dimostrare alcuna utilità economica, mentre vacilla quella del vicino scalo di Bolzano. All’ultimo assalto, assistito e distruttivo, all’intonsa Val Jumela nell’usuratissima Val di Fassa. Alla PiRuBi per i suoi effetti perversi sul sistema della mobilità alpina. Al grande interporto di Trento come scelta strategica cui subordinare gran parte dello sviluppo della provincia.

Avrebbe la sinistra dovuto dire di sì, per sentirsi moderna e progressista?

Non sorprende che simili argomentazioni siano espresse da un rozzo e chiassoso schieramento di centrodestra (fa eccezione peraltro su questi temi la posizione di Alleanza Nazionale). Non sconcerta ormai più che queste posizioni siano rivendicate, in spregio a quanto detto e scritto, e alle ragioni rivendicate dagli alleati, dal presidente della giunta e dal suo più diretto entourage.

Colpisce semmai lo stato confusionale che avvolge ancora mondi della sinistra, plagiati o affascinati da modelli di sviluppo che nel resto d’Europa sono archiviati da almeno vent’anni, che non più tardi di una settimana fa sono stati contestati e contrastati nell’incontro di Monaco dell’Internazionale socialista delle Alpi. Cosa c’è allora alla base di una siffatta miseria culturale e programmatica? Personali interessi elettorali, velleitarie ambizioni, il crollo di ogni freno inibitore pur di essere alla corte di chi al momento sembra ancora essere al centro del potere politico in Trentino?

Eppure c’era stato nell’autunno di due anni fa un buon programma elettorale della sinistra, con tanti sì, tanti progetti per il cambiamento: certo erano progetti volti al futuro, non certo al recupero delle vecchie zavorre, bloccate vent’anni fa e oggi riproposte, in spregio ai progetti concordati e spesso anche alle leggi. Come accadrà se la delibera degli impianti in Val Jumela verrà approvata in contrasto con il parere del Comitato per la Valutazione d’Impatto Ambientale o s’insisterà sulla PiRuBi ignorando i dettati della Convenzione delle Alpi e del suo protocollo sulla mobilità, condiviso da tutte le province dell’Euregio, tranne il nostro Trentino. A queste denunce di violare la forma oltreché la sostanza, il presidente della giunta non risponde e la sinistra non incalza.

Finora, nei fatti, in questo durissimo scontro sul futuro del Trentino, la sinistra ha salvato l’onore perché ha saputo ricompattarsi su un minimo di coerenza rispetto ad una propria cultura dello sviluppo.

Investire nell’intelligenza era uno dei capitoli del programma DS dell’autunno del 1998 accompagnandolo con una citazione di Romano Prodi: "Non si può essere ricchi e stupidi per più di una generazione."

Su questo occorre più di un supplemento d’iniziativa politica. Altrimenti le buone cose dette e fatte in queste settimane, rischiano di essere travolte dalla spregiudicata azione degli avversari e dalle titubanze di chi dovrebbe presidiare e proporre una politica diversa.