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La Giunta provinciale non c’è più

La Giunta Dellai, paralizzata da veti e contraddizioni, è inesistente. E la sinistra punta i piedi: ma solo per bloccare le idiozie; che non si facciano le cose giuste sembra non interessare.

Per Lorenzo Dellai, nonostante la crisi della Regione, la Giunta provinciale non corre pericoli. Chiuso nel palazzo del Centro Europa, il Presidente della Provincia sembra non accorgersi nemmeno dell’evidenza. E di pari cecità sembrano soffrire i suoi alleati. Perché la Giunta provinciale, in realtà, è in crisi dal giorno in cui è nata.

Per spiegare questo paradosso, riportiamo l’argomentazione che ci ha fatto un alto funzionario della Provincia: se la differenza tra una Giunta in crisi ed una nel pieno dei suoi poteri consiste nel fatto che la prima svolge soltanto l’ordinaria amministrazione, allora in Trentino siamo in crisi di governo dalle elezioni regionali del ’98.

Della paralisi della Provincia avevamo già parlato in un precedente numero di QT: le decisioni che spettano alla Giunta non riescono a vedere la luce, a causa dai veti incrociati interni, e non meno infelice è la situazione in Consiglio, completamente paralizzato ed incapace di varare qualunque legge che non sia un semplice bilancio di previsione (magari dimezzato nei contenuti).

Le vicende della Val Jumela e della Valdastico hanno dimostrato (finora) che la sinistra non è disposta, fortunatamente, a concedere a Dellai divagazioni sul programma concordato. Ma si tratta di una magra consolazione, poiché questo atteggiamento, pur condivisibile, appare soltanto come un gioco di rimessa. Al governo ci si dovrebbe stare per governare, non soltanto per impedire agli altri di governare nel modo sbagliato.

In questo senso, hanno ragione coloro (anzitutto Fabbrini) che sostengono che la sinistra trentina non è una forza di governo, dipingendola come il "partito del no". Ma non perché la sinistra, di fronte a dieci proposte idiote, dovrebbe dire "sì" a qualcuna di queste, quanto piuttosto perché - a parte qualche articolo sui giornali - non sembra preoccuparsi per nulla del fatto che il programma di Giunta non fa passi avanti.

Vale la pena, a questo riguardo, riportare un episodio particolarmente indicativo: pare che Silvano Grisenti, nei corridoi di palazzo, abbia detto, ridendo, che la riforma istituzionale, quella che abolirà i Comprensori, non passerà mai. E Grisenti ha avuto soltanto il coraggio di dire, pur lontano dai riflettori della stampa, quello che ormai tutti i consiglieri di maggioranza pensano.

Reazioni della sinistra? Nessuna: vince la logica del quieto vivere, delle formule che vengono prima dei contenuti, dei voti che vengono prima delle responsabilità. Ciò che conta è che non si facciano cose sbagliate, ma se le cose giuste e concordate nel programma non si fanno, ebbene, è lo stesso, pazienza. Certo, i leader della sinistra hanno scritto innumerevoli, autorevolissimi, interventi sulla stampa, nei quali hanno sottolineato il problema dei programmi che non fanno passi avanti. Chi scrive è contento, poiché facendo il ghostwriter ha il lavoro assicurato: ma la sinistra deve fare politica o darsi al giornalismo?

Per uscire dalla paralisi sarebbe necessario prendere il toro per le corna, ponendo fine alla prima Giunta Dellai per varare un Dellai bis. Se una sostituzione al vertice della Giunta provinciale è infatti impraticabile, un rimpasto dovrebbe invece essere doveroso.

Il blocco decisionale dell’esecutivo, come noto, è riconducibile anzitutto all’attuale assurda ripartizione delle competenze tra assessori: c’è un problema di rapporti di forza (l’intera sinistra conta in questa Giunta provinciale meno del partito virtuale della Genziana) ed uno di funzionalità: a parte gli assessorati assegnati agli uomini della Margherita e a Benedetti, per il resto le competenze sono state spezzettate in maniera tale che nessuno sia in grado di farle funzionare: Pinter ha la riforma degli enti locali senza avere gli enti locali; Andreolli ha la promozione dei prodotti trentini ad esclusione dell’agricoltura, del turismo, della promozione all’estero; la Berasi ha l’ambiente senza l’urbanistica e senza le foreste; Casagranda ha le strade, ma solo quelle piccole; Muraro ha un bel niente e si consola viaggiando per l’Europa … boh?

La paralisi del Consiglio, invece, va ricondotta in primo luogo allo sgarro fatto a Carlo Andreotti un anno e mezzo fa, la cui conseguenza è stata quella di vedere le opposizioni conquistare la maggioranza in tutte e quattro le commissioni legislative della Provincia. In secondo luogo, v’è il problema di un regolamento d’aula zoppicante e di una gestione del Consiglio, da parte di Cristofolini, così poco autorevole da far rimpiangere Marco Giordani. In ultima analisi, v’è il fatto che con una maggioranza risicata, di soli 19 consiglieri, essendo ben 16 di questi impegnati tra assessorati e presidenze, il raggiungimento del numero legale in Consiglio è ogni volta un quasi miracolo.

Di questo passo, il bilancio del lavoro fatto che nel 2003 il centrosinistra presenterà agli elettori consisterà in due righe su un foglio, anche se poi ci penseranno quelli di mestiere (i ghostwriter come il sottoscritto) a far lievitare quelle due righe, con un po’ di retorica ed un po’ di demagogia, fino a cinquanta pagine, addossando tutta la colpa del lavoro non fatto alla "destra reazionaria, irresponsabile, lontana dagli interessi dei cittadini" e bla bla bla.

Siccome però i ghostwriter ce li hanno anche gli altri, la sconfitta è assicurata. Ben prima del 2003, tra pochi mesi, una prima sonora lezione potrebbe venire dalle elezioni politiche, visto che il terrore di far saltare qualche seggiolina ha sin qui impedito di rispettare gli accordi a suo tempo siglati col Patt, che, vistosi brutalmente scaricato, sta andando in cerca di nuovi alleati, il centrodestra. Il buon Olivieri, legittimamente preoccupato di non perdere alle politiche, avrà promesso millanta volte a quelli del Patt un allargamento della maggioranza provinciale, ma ormai non gli crede più nessuno.

Oltre alle poltrone, sull’ipotesi di un ingresso del Patt in maggioranza c’entrano anche, nella sinistra, le preoccupazioni sulla linea politica. Ma a parte il fatto che l’attuale programma di Giunta è già il frutto di una mediazione col Patt, v’è da aggiungere che, se è ben vero che la linea politica del Patt non è proprio (per dirla con un eufemismo) delle più lineari, Andreotti in confronto a Grisenti sembra un esponente di Greenpeace.

La crisi della Giunta regionale, aprendo la strada a possibili giostre di cariche, è un’occasione imperdibile, forse l’ultima, per affrontare finalmente il problema della paralisi della Provincia e per risvegliare il centrosinistra dalla pericolosa narcosi nel quale si è cacciato. Per quale motivo, allora, tutto invece tace?

Da Dellai è inutile aspettarsi alcunché: il governo, nel senso nobile del termine, è una cosa alla quale lui sembra dare nessunissima importanza. Per lui questo articolo è scritto in arabo, non capisce dove stia il problema. E semmai si arrovella chiedendosi per quale motivo quel cattivone di Bondi non gli lasci deliberare sugli impianti in Val Jumela.

Sulla Genziana non si può ovviamente contare: qualsiasi modifica degli assetti della Giunta provinciale, benché minima, vedrebbe la Genziana ridimensionata. E per un partito che si gioca tutte le sue carte sulla visibilità, sarebbe una tragedia.

Rimane la sinistra, che però non se la sente di sollevare un polverone in assenza di un fattaccio. Per porre fine al "Dellai uno" vorrebbe una Valdastico, poiché forse nemmeno una Val Jumela sarebbe sufficiente. E Dellai è ben attento a somministrare i calci nel sedere in maniera tale che non facciano mai troppo male.

E, se proprio, li fa dare da qualcun altro. Ma se nella scorsa legislatura la sinistra aveva messo fine alla Giunta Andreotti perché "non" faceva (la riforma elettorale), oggi la sinistra, per porre fine a questa Giunta, attende che "faccia" qualcosa di sbagliato.

Insomma, non si preoccupa di governare, ma solo del fatto che non si governi male.