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La splendida estate dell’economia trentina

Là dove la politica dorotea singhiozza e affonda, arriva a far giustizia l’angelo sterminatore dell’economia di mercato. Con risultati a dir poco sorprendenti.

La scorsa primavera il Trentino pareva piombato in un incubo. Anni di duro lavoro per radicare la fiducia nelle istituzioni locali e l’orgoglio di appartenere ad una terra politicamente ed amministrativamente all’avanguardia ed altrettanti anni di faticose battaglie per diffondere la consapevolezza dello straordinario valore del patrimonio ambientale di questa provincia e del legame indissolubile tra la popolazione trentina ed il suo territorio, sembravano essere stati spazzati via, in poche settimane, da prese di posizione tutt’altro che politically correct del presidente della Giunta provinciale. Dalla caccia alla Pi.Ru.Bi., dall’area Michelin alla Val Jumela, da Trentino Servizi fino agli appalti per la bretella della Rotaliana, il castello della responsabilità della politica trentina - passato quasi indenne finanche al terremoto di Tangentopoli ed al confusionario governo del Patt - si sgretolava sotto i colpi di mitra dello spietato Lorenzo Dellai. E la sinistra, convinta di sostenere il Romano Prodi del Trentino e ritrovatasi invece con un Arnaldo Forlani pret à porter, subiva lo shock balbettando, senza la forza di reagire.

Ai tempi di Carlo Andreotti una mozione in favore del completamento della Valdastico raccolse in Consiglio provinciale un solo voto, quello del proponente, mentre imprenditori e sindacati concordavano una strategia sullo sviluppo dei trasporti che escludeva categoricamente quella soluzione. Oggi, dopo la vittoriosa "battaglia culturale" di Dellai contro i "vecchi tabù", a opporsi alla Pi.Ru.Bi., ma senza troppa convinzione, sono rimasti sette consiglieri della sinistra, due di Alleanza Nazionale e qualche eretico del Patt, che oltre all’isolamento subiscono l’accusa di essere contrari alla modernizzazione. E se nella scorsa legislatura la Giunta provinciale aveva votato all’unanimità (col voto di Francesco "Attila" Moser) l’intenzione di togliere la Val Jumela dalle aree sciabili del Pup, oggi gli impianti di risalita in Val Jumela vengono approvati senza più nemmeno un solo voto contrario.

Eppure …

Eppure, per fortuna, lo sviluppo si misura in moneta sonante, non in battaglie politichesi. E l’economia trentina, durante l’estate, dev’essersi annoiata di questa pornografia e - zap! - ha cambiato canale, sintonizzandosi su un programma adatto anche ai bambini. Pare che si guadagni di più!

Un'immagine della Val di Rabbi: senza impianti a fune, ha registrato un aumento delle presenze turistiche del 15%.

L’ultima vicenda in ordine di tempo, emblematica in sé, è stata quella degli impianti di risalita sul Bondone. Che non vi sia un mercato per uno sviluppo sciistico del Bondone e che si debba invece investire sul cosiddetto turismo alternativo è cosa nota da tempo anche ai meno esperti. Ma chi, nel mondo della politica, tentava di proporre la creazione di un parco, la scommessa sull’equitazione e sulle terme di fieno, o la valorizzazione della straordinaria biodiversità delle Viote, veniva preso per un visionario estremista, o tutt’al più veniva trattato come un bambino ebete da mettere a tacere con qualche favore e una pacca sulla spalla. La parola d’ordine era e continuava ad essere sci, sci e ancora sci. Fino a quando, a far emergere la verità, ci ha pensato l’imprenditore Bertoli, proprietario delle funivie del Bondone. Che ha deciso di abbandonare gli impianti di risalita della montagna di Trento per il semplice e banale motivo che producono un paio di miliardi di deficit all’anno.

Economicamente parlando, una decisione ineccepibile.

Anzi, Bertoli ha aggiunto che se sinora quegli impianti sono rimasti aperti è solo perché gli erano state promesse delle contropartite altrove (Daolasa). Come dire che nemmeno lui ha mai creduto sul serio su un Bondone proiettato nel mercato sciistico. (L'estate dei ricatti: Folgarida e il Bondone)

Aparte il marcio che sottende simili accordi, indice del livello di commistione tra politica e affari raggiunto in Trentino, è interessante soffermarsi sulle reazioni che si sono registrate a seguito della decisione di Bertoli. Nel mondo politico, quasi nessuna riflessione è emersa circa il fatto che due miliardi di perdita all’anno sono la prova provata del fatto che, forse, lo sci sta al Bondone come sdraio ed ombrellone stanno alla Lapponia. Chi ha gridato al ricatto inaccettabile, chi ha invocato l’intervento della mano pubblica, ma quasi nessuno a dire "ecco una buona occasione per aprire una riflessione".

E all’infuori del mondo politico? A parte il comprensibile panico di molti albergatori, si è vista addirittura una "festa per la liberazione dalle funivie" organizzata da alcuni operatori del Bondone e, soprattutto, una illuminante intervista rilasciata da Gino Lunelli, quello dello spumante Ferrari. Il quale, come il bambino che ha il coraggio di dire che il Re è nudo, ha fornito la sua ricetta per il rilancio della montagna di Trento: creazione di un parco naturale, investimenti sulle terme, escursioni guidate, chiusura al traffico, integrazione con l’offerta culturale della città. E sullo sci?

Vabbè - ha detto - cerchiamo se possibile di evitare traumi, ma con la consapevolezza che lo sci in Bondone è in ogni caso condannato.

In contemporanea con le prime avvisaglie della spettacolare decisione di Bertoli, è emersa un’altra notizia degna di nota. L’Unione Europea ha contestato gli eccessivi contributi pubblici agli impianti di risalita, sostenendo che essi violano le normative europee sulla concorrenza. La cosa interessante è che i rilievi dell’UE sono di carattere esclusivamente economico: ciò che non va nei nostri impianti di risalita è che fanno concorrenza sleale a quelli di altri Paesi dell’Unione, non che danneggiano l’ambiente. E non meno interessante è il fatto che per Bruxelles i contributi pubblici sarebbero legittimi se non superassero il 15% degli investimenti, lasciando intendere che qui quel limite è abbondantemente superato.

Sotto la lente d’ingrandimento dei funzionari europei è finita, a dire il vero, la Provincia di Bolzano, ma tutto lascia credere che in Trentino la situazione non sia diversa. Il rischio (la speranza) è che l’UE blocchi i finanziamenti agli impianti di risalita.

Ma quante Val Jumela rimarranno in piedi quando verrà a mancare Mamma Provincia? Quante faranno la fine del Bondone? Pare infatti ormai assodato che la gran parte delle richieste di nuovi impianti di risalita abbia come obiettivo più quello di accedere ai forzieri del Centro Europa che non quello di lanciarsi in una sfida vincente sul mercato. Per farla breve,si tratta di assalto alla diligenza, di respirazione artificiale fatta dalla Provincia ad un settore in drammatica crisi.

Ma le sorprese dell’estate non sono finite. Sulla stampa di agosto (chissà se avranno pesato le vacanze di direttori e giornalisti) si leggevano ogni giorno notizie che parevano degli uppercut a certa politica trentina. Un match, quello tra i crudi dati economici e le idee dei sedicenti modernizzatori del Consiglio provinciale, che sembrava quello tra Tyson e uno scazzottatore da discoteca. Chiusura anticipata dello sci estivo in Tonale a causa dello scioglimento dei ghiacciai; dimissioni del Presidente delle Funivie Pinzolo-Campiglio per via delle consistenti perdite di bilancio della società; ipotesi di delocalizzazione degli investimenti degli impiantisti trentini verso l’Est europeo; dati consuntivi sulla precedente stagione invernale, che ha visto confermare il paradosso della crescita del numero di bip e della riduzione delle presenze alberghiere; "scandalo" per la svendita dei pernottamenti alberghieri in alcune note località turistiche trentine.

Che succede? Siamo di fronte ad una Caporetto dell’economia trentina? Sull’orlo di una catastrofe del sistema produttivo provinciale? Macché! Bastava voltare la pagina del giornale ed ecco l’altro Trentino, quello che nell’Euro e nella globalizzazione dei mercati naviga a gonfie vele. La mozzarella biologica di Fiavè richiama investitori dalla Germania; giovanissimi imprenditori fanno strepitosi guadagni con Internet e la new economy; dati incoraggianti sulle presenze turistiche in Val di Rabbi (priva di impianti di risalita) e intervista alla sindaca Penasa (ohibò, ma è del Patt!) che dichiara che, per quanto la riguarda, impianti sciistici in Val di Rabbi non se ne faranno mai; agricoltori della Val di Non investiranno sulla produzione di mele biologiche; la Sodalia aprirà una filiale negli USA.

Si potrebbe continuare, ma la morale è ormai chiara: nonostante i danni che la Provincia continua pervicacemente ad infliggere al nostro sistema produttivo, l’economia trentina sta reagendo da sola ai cambiamenti del mercato, iniziando ad abbandonare i settori in odore di crisi e scommettendo su quelli più promettenti. Che, manco a dirlo, sono quelli più compatibili col nostro ambiente. Una strana alleanza s’avanza all’orizzonte: quella tra gli ambientalisti e quegli imprenditori emergenti che considerano i contributi pubblici una roba da debosciati.

Diamo ai nostri figli una corretta educazione: quando al tiggì appare uno di questi politici che "lo sviluppo è fare gli impianti in Val Jumela", spegniamo la tivù e leggiamo al nostro bambino un bell’articolo del Sole 24 Ore. O di QT.

Non c’è che dire: è stata una splendida estate, quella dell’economia trentina.