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E questo non è razzismo?

Ringalluzziti dalle sparate di Biffi & C., leghisti e postfascisti si scatenano.

Non che ce ne fosse bisogno, ma le recenti sparate del cardinal Giacomo Biffi (in aggiunta a quelle, di ugual segno, provenienti periodicamente dal vescovo di Como Alessandro Maggiolini) hanno ringalluzzito gli intolleranti del centro-destra, dando un’apparenza di legittimità e plausibilità a interventi e proposte fuori dal mondo, che vanno ben oltre quanto detto dall’arcivescovo di Bologna (almeno così speriamo). Se Biffi auspica che il nostro governo, in futuro, accolga soprattutto immigrati cattolici, ecco che un consigliere comunale di Rovereto di Alleanza Nazionale, tale Enrico Pappolla, si augura che l’amministrazione comunale della sua città, che purtroppo non ha il potere di espellere gli stranieri residenti, quanto meno si attivi per far vivere male queste persone. E dunque chiede in un’interrogazione riportata sull’Adige del 26 settembre, di "bloccare ogni iniziativa a favore dello sviluppo e della diffusione della cultura musulmana nella nostra città". Il che, in concreto, significa: al cimitero niente spazio riservato ai musulmani, niente locali per la preghiera, niente disponibilità di poche ore di una piscina scolastica per le donne islamiche.

Con linguaggio meno istituzionale e con i consueti toni catastrofico-goliardici, i leghisti di Riva del Garda, sull’Adige del 3 ottobre, ritornano sulla situazione di Rovereto inserendola in una cornice storica da sussidiario del Ventennio: "Mentre a Rovereto grazie alla giunta sinistroide filo-immigrati dopo il cimitero è in preparazione la piscina islamica (quando il sindaco, novello muezzin, chiamerà i concittadini alla preghiera dalla cima della futura moschea?), due immigrati musulmani a Riva, dopo essersi ubriacati hanno deciso di concludere la serata distruggendo a testate la vetrina di un bar… L’Islam da 13 secoli dimostra un’incredibile aggressività contro chiunque incontri sulla strada. Ha distrutto decine di civiltà antiche, ha trasformato e fanatizzato masse enormi di gente, ha fatto deserti di morti. L’Islam, la cui marcia verso l’Europa cristiana venne fermata dai nostri avi a Lepanto e Vienna, si ripresenta oggi con l’invasione di masse di apparenti diseredati che, dietro la maschera di esuli e vittime, nascondono la tracotanza di sempre"

Dopo questo excursus, alquanto carente nel suo ignorare certe birichinate cristiane lungo i secoli, ecco l’epica conclusione: "La martinella padana deve dare la sveglia alla nostra gente: il nemico è ormai dentro le mura di casa e tutti devono rendersi conto del pericolo che ci minaccia."

Curioso: questi signori - exfascisti e leghisti - ci hanno sempre assicurato di non essere razzisti, di avercela con i clandestini e i delinquenti, non con gli immigrati in quanto tali. E poi invece fanno di tutto affinché i cittadini stranieri onesti e regolari, che con fatica sono riusciti a sistemarsi, vivano male, non si integrino, si sentano emarginati. Con le possibili conseguenze che sappiamo.

Il ragionamento sembrerebbe alla portata di tutti: se si consente a queste persone di conservare una parte almeno dei loro costumi (con l’ovvia esclusione di quelli che fossero in contrasto con le nostre leggi), costoro manterranno in sé qualche certezza in più, dunque saranno più disponibili al confronto, e più rapidamente potranno maturare una nuova identità nata dalla fusione di due culture diverse. Col risultato di limitare i problemi che comunque dei fenomeni a livello mondiale comportano. In caso contrario, si hanno due possibili esiti: o la disgregazione (alcolismo, criminalità, ecc.), o l’arroccamento in un ghetto culturale che si contrappone a tutto quanto ha intorno (integralismo).

Il discorso è troppo difficile? Proviamo allora a chiederci semplicemente: non sarebbe stato meglio se gli extracomunitari ubriachi di Riva del Garda avessero conservato una parte almeno della loro identità, e cioè fossero stati abituali frequentatori di un luogo di culto islamico ed ossequienti alle leggi del Corano che vietano l’alcol?

A questo punto, però, scatta l’altra obiezione: l’Islam è una religione di per sé intollerante ed aggressiva. Non c’è salvezza, dunque.

Per fortuna, è proprio un cattolico, il fondatore della comunità di S. Egidio di Roma, a ricordarci che "l’Islam è sfaccettato, non è un tutt’uno integralista e intollerante". Più o meno come il cattolicesimo, del resto; dove accanto ai Biffi, ai Maggiolini, ai Pappolla e ai leghisti, c’è un vicedirettore della Caritas che ammette tranquillamente: "Se la gente non va più a messa, non è perché sono presenti gli islamici" (Alto Adige, 26 settembre) e un sacerdote che in una lettera all’Adige va ancora oltre: "Non sono certo i raduni megagalattici a rendere credibile un’istituzione, ma la capacità della sua gente ad essere coraggiosi, ad essere fedeli al loro credo… Se fossero determinanti le parole del cardinale Biffi, sarebbe stata vana l’opera di molti, che come don Luigi Di Liegro hanno perso tempo e vita al fianco di questi fratelli".