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Vini in fermento presso la Piana Rotaliana

La viticoltura sta vivendo un periodo decisamente felice: produzione sotto controllo e grossi investimenti.

Tra le mille imprese, piccole e grandi, che operano nella piana Rotaliana, le cantine negli ultimi tempi dimostrano un particolare dinamismo. Si tratta di investimenti pesanti che non possono passare inosservati, come quelli messi in campo dalla cantina cooperativa di Mezzocorona (con un programma da 200 miliardi!) o altre iniziative di rilievo che recentemente sono in atto in una delle zone agricole più fortunate della nostra provincia (e non solo).

Mentre negli ultimi anni il settore della mela ha subito una strisciante, e per troppo tempo sottovalutata crisi di mercato aggravata dalle gelate e pesanti grandinate degli ultimi tempi, i viticoltori godono da almeno dieci anni a questa parte di un periodo positivo. I vigneti DOC (denominazione d’origine controllata), specialmente quelli adibiti a coltivazioni pregiate come il Teroldego, valgono una fortuna : un miliardo ad ettaro!

Ma il buon periodo non è frutto del caso. Nonostante le liti tra cantine, in particolare tra alcune delle grandi cooperative spesso in contrapposizione alle cantine private, il settore vitivinicolo provinciale ha saputo in molti casi innovare e rinnovarsi. Diversamente dal settore della mela dove la produzione è esplosa fino alla sovrapproduzione locale e internazionale, le cantine non hanno invaso il mercato. Anzi, la quantità unitaria per ettaro è stata via via ridotta, in alcuni casi drasticamente (anche se alcuni esperti insistono per una ancor più radicale riduzione). Il direttore della cantina di Mezzolombardo, Luciano Lunelli, ci conferma che la media viene abbondantemente tenuta al di sotto dei disciplinari DOC (170 quintali ad ettaro per il Teroldego) e che, nel futuro, la produzione complessiva aumenterà leggermente solo perché raggiungeranno la maturità alcuni nuovi vigneti. Alcuni agricoltori, infatti, hanno abbattuto i meleti frettolosamente allevati negli anni scorsi, ed in alcune zone tradizionalmente vocate a Teroldego hanno nuovamente piantato le vigne. Non dimentichiamo però che quest’attenzione della viticoltura a evitare la sovrapproduzione deriva anche da una rigida legislazione imposta dalla politica agricola europea.

Anche sotto il profilo dell’immagine, complessivamente, la viticoltura ha saputo distinguersi passando almeno in parte ad un’agricoltura più pulita. Per la lotta agli antiparassitari, almeno in parte, e nella piana Rotaliana in forma abbastanza intensa, accanto alla tradizionale irrorazione con gli antiparassitari chimici, in ogni caso meno impattanti di quelli usati qualche anno fa, vengono utilizzate tecniche naturali come la confusione sessuale. Nei frutteti, invece, la lotta antiparassitaria cosiddetta integrata (un misto tra chimica e biologia) è solo agli inizi. E quindi, a parte una certa stagnazione nei prezzi dei bianchi, in ogni caso seguita ad anni di crescita inaspettata, il vino, quello rosso, in particolare, ha il vento in poppa. Tanto per fare un esempio, la cantina sociale di Mezzolombardo sta liquidando ai soci quasi 250.000 lire per ogni quintale di uva rossa conferita l’anno passato premiando, in danaro, quelli che hanno saputo e voluto lavorare bene producendo grappoli ad alta gradazione zuccherina. E visto l’andamento favorevole, nel giro degli ultimi anni le tre cantine sociali della zona hanno fatto, o stanno portando a conclusione importanti lavori di rinnovamento delle infrastrutture.

La cooperativa di Roverè della Luna ha ampliato, ristrutturato ed ammodernato la propria sede. La Cantina Rotaliana di Mezzolombardo sta costruendo il nuovo stabilimento in località Braide, alla periferia sud-est del paese. Si tratta di un notevole investimento (quindici miliardi) che dovrebbe dare un nuovo look e migliore funzionalità ad un’antica compagine, piccola ma solida che fonda gran parte della sua tradizione sul Teroldego. La nuova dirigenza sta dando attuazione all’antico progetto di trasferire in periferia la cantina che opera (ancora per quest’anno) nel centro storico del paese, dove manterrà in ogni caso una vetrina, gli uffici di rappresentanza e l’enoteca. Parte dei soldi necessari per la nuova sede è stata garantita dalla Provincia che ,sulla base della legge 28, è intervenuta con quote di contributo a fondo perduto ed in conto interessi. Per il resto, oltre all’autofinanziamento, la cooperativa può contare anche sul capitale realizzato dalla vendita della vecchia sede. Il Comune di Mezzolombardo ha infatti chiesto e ottenuto di rilevare l’immobile per un prezzo di quasi cinque miliardi. Il prodotto della vendemmia 2001 sarà quindi lavorato nella nuova cantina.

Sull’altra sponda del Noce le Cantine Mezzacorona hanno appena inaugurato (sì è scomodato perfino il vescovo) il nuovo stabilimento ultimato a tempo di record (solo 22 mesi di lavoro) per un investimento di quasi settanta miliardi. La nuova cantina, costruita accanto al gigantesco spumantificio Rotary realizzato solo qualche anno fa e del quale la cooperativa di Mezzocorona è pure proprietaria, è divenuta perfino meta di visite guidate per la modernità e la bellezza della struttura. Le Cantine Mezzacorona sono un gigante unico per dimensioni e potere nell’agricoltura del Trentino, e raccolgono centinaia di soci (sui 1.300 totali) anche al di fuori dei confini della piana Rotaliana. Dopo aver acquistato i ruderi della collassata Samatec, la cooperativa si è lanciata in una poderosa opera di recupero dell’area, per anni sinonimo di inquinamento, investendo finora una cifra abbondantemente superiore ai cento miliardi. Investimenti coperti da soldi propri e contributi pubblici, mutui bancari, forte patrimonializzazione grazie agli immobili strategici e miliardari all’interno della borgata rotaliana, ma anche favoriti dai profitti, frutto del buon periodo della viticoltura locale, stanno alla base del poderoso piano di spesa.

Ma anche i privati non scherzano. Ad esempio la cantina Endrizzi a Masetto di San Michele all’Adige, forse la più vecchia cantina del Trentino (operava già nel 1885 vendendo vino ai tempi di Francesco Giuseppe) sta investendo miliardi. Se consideriamo la prudenza di Paolo Endrici, uno dei titolari, che di fronte a certi momenti d’euforia emersi nel settore ha sempre raccomandato lungimiranza, vuol dire che la prospettiva è davvero buona. Alla cantina storica, con le botti di rovere di Slavonia sta per essere affiancata una cantina moderna e tecnologicamente avanzata. La nuova costruzione, quasi terminata, è sotterranea per evitare un impatto ambientale in una zona naturalisticamente e storicamente pregiata. A lavori finiti, il vecchio ed il nuovo saranno integrati in un circuito naturalistico didattico che partirà dai vigneti circostanti.

La creazione di un negozietto con specialità trentine e toscane (Endrizzi ha recentemente acquistato un’azienda in Maremma) e la possibilità di pranzare fra le botti degustando vini, spumanti e grappe, completeranno la serie di investimenti. Ma anche cultura, storia e natura trovano spazio alla cantina Endrizzi, che rappresenta uno dei punti di riferimento storici della vitienologia trentina, sulla cui storia sono già state scritte due tesi di laurea.

Infine sarà presentato un progetto di "rinaturalizzazione" dei vigneti, con nidi di uccelli utili, siepi per ricreare un ambiente adatto ad insetti e piccoli animali.

All’investimento la Provincia contribuirà con un intervento del 15% - 18% (un miliardo). Il resto della spesa (circa 5 miliardi) sarà coperto con mutui, contratti di leasing e con un aumento di capitale apportato direttamente dalla famiglia Endrici, proprietaria della ditta.