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Turismo ed economia

La monocultura turistica non produce grande valore aggiunto, mortifica altre economie e costruisce disgregazione sociale. Un convegno a Trento del Cipra.

Un pregiudizio consolidato, un luogo comune percorre in piena malafede il nostro mondo politico e l’associazionismo imprenditoriale. "Gli ambientalisti pensano solo a piante e animali, non accolgono i bisogni dell’uomo, se ne fregano dell’economia". Frasi che si diffondono come il cancro e come il cancro lavorano, specialmente nelle valli; frasi che costruiscono muri e come muri impediscono a chi vive determinate sensibilità un confronto sereno, perfino di essere ascoltati.

L’assemblea annuale di Cipra ha così sfidato questo pregiudizio e per due giorni a Trento non si è discusso che di economia e turismo. Poteva essere un’occasione di riflessione o di ascolto per il nostro mondo politico, ma se si esclude l’assessore Iva Berasi e l’onorevole Sandro Schmidt nessuno si è presentato. Sia i rappresentanti della sinistra che quelli dell’insieme floreale di margherite e genziane, vestiti da frati, hanno preferito passare di paese in paese nelle vallate per la raccolta delle noci da portare in convento ed essere pronti ad affrontare il difficile inverno. Questi frati moderni ritengono di poter raccogliere voti solo attraversando i municipi o le sedi degli impiantisti: in un Trentino travolto da tanto lungimirante attivismo contemporaneamente si confrontavano docenti di diverse università, da Vienna a Grenoble, da Berna a Venezia e venivano posti problemi non più eludibili.

Il primo dato ci porta ad una riflessione preoccupante: nelle Alpi ormai da decenni tutte le amministrazioni pubbliche ed i soggetti imprenditoriali investono nel turismo, la panacea di ogni sofferenza sociale. Nonostante la situazione ormai consolidata, è stata un’impresa reperire studi di alto profilo sul tema del turismo e delle sue effettive ricadute economiche su tali attività.

Un secondo elemento: anche nelle aree a forte e tradizionale vocazione turistica, il settore porta nel paese o nella vallata studiata un valore aggiunto medio che si aggira dall’8 al 10%, con poche punte che arrivano al 18%, dell’intera resa economica.

Un terzo dato: fino ad oggi, forse escludendo il solo Tirolo, sembra che il turismo non sia stato in grado di offrire risposte a sostegno di altri settori, anzi, in tanti altri casi ne ha accentuato la mortificazione o è stato protagonista di incredibili umiliazioni.

Una quarta riflessione. Mentre si è studiata - poco abbiamo detto - la formazione del valore aggiunto del turismo, non si è ancora quantificato economicamente il valore perso per colpa del turismo e si sono sottostimati alcuni settori.

Un quinto elemento importante di riflessione ci viene portato dai dati economici di aree turistiche fortissime, indiscutibili in Svizzera: Zermatt, con la società impiantistica indebitata per oltre 100 milioni di franchi, e l’amministrazione comunale di Leuberbacher nel Vallese, strozzata da un deficit di oltre 300 milioni di franchi svizzeri con il controllo delle situazione sfuggito totalmente dalle mani dei residenti.

Sono solo cinque delle tante riflessioni ricavate da due giorni di confronti, ma talmente forti nei contenuti e nel significato dei numeri che non possono non costringerci ad una sosta di riflessione sulla miseria delle ultime scelte adottate dalla nostra amministrazione provinciale con la variante al Piano Urbanistico Provinciale.

Il convegno ci ha anche presentato esperienze concrete di integrazione e di modelli di sviluppo equilibrati fra turismo e altri settori, come accrescere il valore aggiunto, come diluire i benefici del turismo su tutta la popolazione residente. L’ormai consolidata strada dei formaggi nel Bregenzerwald, le riflessioni sull’indotto economico dei parchi, il legame fra rifugi alpini e agricoltura locale, gli intrecci da inventare da noi, da consolidare altrove, fra artigianato, agricoltura e operatori turistici, il superamento della specializzazione turistica sciistica che costituisce solo fragilità e porta scarsa efficacia.

Riflettendo su questo insieme di temi, Geremia Gios e Giorgio Rigo ci hanno colpito con alcune provocazioni:

Giorgio Rigo, presidente della sezione trentina di Italia Nostra.

- alcune delle scelte operate nel settore turistico ad alta specializzazione sono irreversibili, è impossibile riorientare gli interventi; - è necessario ripristinare l’equità delle risorse distribuite; -gli albergatori, una volta perno del turismo, hanno volontariamente abdicato alla leadership imprenditoriale nel settore divenendo succubi delle imposizioni degli impiantisti.

I rappresentanti della giunta provinciale non sono invece risultati incisivi.

Mentre l’assessore Berasi almeno si è inserita nel percorso del convegno, l’assessore Benedetti non ha fatto altro che rilevare il forte risentimento che vive verso l’associazionismo ambientalista, arrrivando con aggressività a offendere e ha così mostrato la reale qualità della politica provinciale e dei nostri politici. Esauriti i tanti luoghi comuni sul valore del turismo, nella sua aggressione ha dimenticato come le dure opposizioni degli ambientalisti trentini abbiano sempre retto proprio su valutazioni di carattere economico e sociale prima ancora che ambientale, anticipando non casualmente quanto emerso dai relatori del convegno.

Alcuni problemi sono rimasti sul tavolo del confronto e dovranno essere affrontati non solo dalle associazioni ambientaliste, ma anche dalle forze imprenditoriali e sindacali, e recepite dalle forze politiche: come aumentare il valore aggiunto del turismo e come farlo rimanere nel luogo di produzione, come possa il turismo aiutare nello sviluppo di altri settori, come sia possibile migliorare l’immagine delle Alpi e il valore complessivo di questo articolato paradiso naturalistico.

Se l’associazionismo ambientalista alpino ha dimostrato tanta sensibilità e tanto coraggio, la palla per l’azione decisiva ora passa al mondo della politica che dovrebbe essere portato ad avviare da subito indagini incisive, come l’elaborazione delle tavole intersettoriali, e ad adeguare le scelte dello sviluppo ai percorsi leggibili nei lavori del convegno.