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Cesare e gli altri

Ragazzine che saltano, urlano e piangono, cuoricini di plastica che si illuminano, il trucco pesante delle prime volte che si scioglie per il caldo e l’emozione…

La prima cosa da fare prima di assistere ad un concerto dei Lùnapop, è ripulirsi di tutti quei pregiudizi e stereotipi che si possono creare attorno ad una band di ventenni, che nel giro di pochi mesi è balzata, senza volerlo, in vetta ad ogni tipo di classifica discografica con più di 600.000 copie vendute. Confesso che non ho avuto l’accortezza di presentarmi al Palazzetto, dove il gruppo ha tenuto il concerto, "mondato" dei miei pregiudizi e quindi trovarmi in mezzo alle 5.000 ragazzine un po’ invasate di cui sopra non ha fatto altro che alimentare ulteriormente la mia diffidenza verso il gruppo.

Il concerto inizia addirittura qualche minuto prima dell’ora prevista, forse per rispetto nei confronti dei giovanissimi che devono tornare a casa presto, e un po’ alla volta si presentano sul palco i "favolosi cinque". Per ultimo, accolto da un acuto boato femminile, sale sul palco Cesare Cremonini, cantante e "mente" del gruppo, e rivolge un malandrino "Ciao a tutte!", ignorando - come si potrebbe dargli torto? - i pochissimi ragazzi presenti tra il pubblico.

Si inizia con "Un giorno migliore" , compendio di sonorità beatlesiane, e dopo "Zapping", brano dagli arrangiamenti assai furbetti, inizia la sagra del condizionale: canzoni intitolate "Vorrei", versi che recitano degli strazianti "…ma tutte le parole che mi potrei inventare, sarebbero in cielo…", "…io non potrei, senza di te…".

Dopo una mezz’oretta di musica il gruppo abbandona la scena e sul palco rimane il solo Cremonini, che seduto al piano regala alle fans una manciata di canzoni tristi ed intimiste al punto giusto("Questo pianoforte","Se ci sarai", ecc.) Per fortuna, ad un certo punto, il bassista e il chitarrista, travestiti da donne, fanno irruzione sul palco e tentano di sedurre il bel Cesare, che accetta di buon grado l’improvvisata, col risultato di alleggerire l’atmosfera, sovraccarica di pathos adolescenziale.

La forza del gruppo consiste proprio in questo spirito goliardico, nel loro non prendersi troppo sul serio.

Si conoscono da parecchi anni, provengono tutti e cinque dalla gaudente Bologna, e il successo non sembra aver cancellato la voglia di scherzare che li differenzia da tante altre seriose boys-bands. Aiutati da tre musicisti esterni al gruppo, i Lùnapop, tengono la scena fino alla fine, senza eccessivi cali di tensione, soprattutto grazie al carisma del cantante (e già si intravvede per lui una carriera da solista).

Peccato che l’acustica del Palasport, definita buona dagli organizzatori, non è certo tale, ma più che un concerto sembra una festa, dove i genitori, davvero pochi, sono sostituiti da un rassicurante esercito di telefonini . Le ragazzine, vogliono la parte da attrici non-protagoniste e non risparmiano energie, ma al di là di questo si scopre che i Lunapop, dopo le numerose esibizioni in playback, hanno imparato a suonare, e per avere l’età che hanno, le loro canzoni, che talvolta sconfinano nella famigerata categoria del "carino", non sono poi male.

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